sabato 12 aprile 2025

25 aprile 2025 i sionisti chiedono di sfilare con i vessilli d'israele alla Festa della Liberazione

 

Festa della Liberazione. No alla partecipazione dei  genocidari sionisti


L'ANPI nazionale, mettendo fuori gioco l'ANPI Provinciale di  Roma, per il corteo del 25 aprile 2025, ha concordato con i "rappresentanti" della comunità ebrea sionista italiana una strategia per consentire  di portare, se non nel corteo, per lo meno in Piazza di Porta San Paolo, le bandiere dello Stato genocidale di Israele - anche se, con la Resistenza, quello Stato non ha nulla a che fare (non esisteva all'epoca della Resistenza).
 
L'intento ufficiale di quei "rappresentanti" della comunità ebraica italiana è quello di deporre una corona di commemorazione.  L'intento non dichiarato è quello di usare questa commemorazione per farsi il trucco nonostante il genocidio in corso.  In altre parole, si tratta di una strumentalizzazione pura e semplice.
 
Proprio per impedire tale strumentalizzazione in passato, l'ANPI Provinciale di Roma ha, nei cortei più recenti per il 25 aprile, vietato l'esposizione della bandiera israeliana.  
 
L'accordo raggiunto quest'anno con l'ANPI nazionale è dunque un modo per aggirare quel divieto: il corteo ufficiale mattutino si fermerà al Parco Schuster per lasciare la piazza di Porta San Paolo ai sionisti e poi, dopo un concerto, proseguirà nel pomeriggio fino alla piazza ormai abbandonata.
 
Molti compagni non si riconoscono nella decisione presa dall'ANPI nazionale e, per decidere come gestire questo affronto alla memoria dei caduti della Porta San Paolo, hanno convocato un'assemblea alla Facoltà di Fisica de La Sapienza questo martedì, 15 aprile, alle ore 17.30 (vedete l'allegato).  Io intendo andarci.
 
Sarebbe il caso discutere di questi fatti in una riunione -- ristretta o allargata -- di ANPI San Lorenzo?
 
Saluti fraterni,
 

         Patrick Boylan  - patrick@boylan.it

         

Integrazione - Rettifica:

...sono stato all'incontro "Partigiane e partigiani" tenuto stasera da Rete dei Numeri Pari presso la Casa della Solidarietà.  Ci doveva essere il presidente dell'ANPI Nazionale, Gianfranco Pagliarulo, ma egli è stato sostituito all'ultimo momento da un rappresentante dell'ANPI Provinciale di Roma, Marco Noccioli.  Quindi ho approfittato per chiedere a Noccioli, dopo la riunione, chiarimenti rispetto al Corteo del 25 aprile.
 
Egli mi ha confermato che, proprio per impedire ogni strumentalizzazione, in passato l'ANPI Provinciale ha vietato l'esposizione nel corteo della bandiera israeliano (Israele non esisteva all'epoca della Resistenza), pur consentendo l'esposizione della bandiera della Brigata Ebraica.  La quale, tuttavia, negli anni più recenti, si è sempre rifiutata di partecipare al corteo visto il divieto dell'esposizione della bandiera israeliano.
 
Ma Noccioli ha smentito categoricamente le voci secondo le quali il corteo sarebbe organizzato quest'anno da ANPI Nazionale che avrebbe lasciato vuota piazza di Porta San Paolo la mattina del 25 per consentire alla comunità ebraica di deporre una corona commemorativa, presumibilmente esponendo la bandiera israeliana per accreditarla a sinistra.
 
"Sono falsità", ha detto Noccioli.  La decisione di far arrivare il corteo al Parco Schuster per sentire i discorsi e per fare un pranzo in sacco (per poi proseguire nel pomeriggio fino alla piazza di Porta San Paolo) è stata presa da ANPI Provinciale per motivi puramente organizzativi, essendo Parco Schuster più idoneo per il pranzo in sacco.  Le voci di ipotetici accordi con la comunità ebraica sarebbero, dunque, pure illazioni calunniose.
 
Rimane il fatto che i Sionisti hanno ottenuto dalla Questura la piazza di Porta San Paolo per l'intera mattinata del 25 aprile per "onorare la Resistenza"... sventolando la bandiera di uno stato che, da anni, occupa altri paesi e territori e che perseguita brutalmente chi fa Resistenza in quei paesi e territori.  Ci lascia indifferenti?
 
Ma come gestire questo affronto alla memoria dei caduti del 25 aprile senza cedere allo scontro fisico, che sarebbe subito etichettato dai giornali pro-Israele (la stragrande maggioranza) come "antisemitismo"?  
 
Se ne parlerà all'assemblea di martedì 15 aprile, ore 17.30, presso la Facoltà di Fisica de La Sapienza.
 
Saluti fraterni,  Patrick

venerdì 11 aprile 2025

Donald Trump nuovo eroe del Far West...



Tutta la foga isterica  di Trump nei confronti della Cina è su questo schermo. L'egemone capisce chiaramente di non essere più un egemone. C'è ancora  una macchina  stampante cartamoneta, su questo non si discute, ma l’orizzonte geopolitico e valutario, nonostante la stampa, non appare molto roseo.

È opportuno qui ricordare il debito nazionale. Le autorità americane aumenteranno il tetto del debito, chiudendo per due anni la questione di un suo ulteriore incremento.

È comprensibile il motivo per cui spesso ci si ricorda che il Paese che insegna a tutti come vivere è a sua volta profondamente indebitato e non ha alcuna possibilità di ripagarlo. Attualmente il debito pubblico degli Stati Uniti supera i 36,6 trilioni di dollari, ovvero più del 122% del PIL. Il volume del debito pubblico a lungo termine degli Stati Uniti è pari al 40% del debito pubblico mondiale: questo serve a capire chi vive a spese di chi e chi deruba chi, che è ciò di cui Donald ama parlare.

Non c'è dubbio che Trump  vuole costringere sia l'Unione Europea sia la Russia a confrontarsi con la Cina. Gli Stati Uniti da soli non possono più sconfiggere la Cina. Ma qui, penso, non avrà molto successo. La Russia non è l'Unione Europea che aspetta con ansia di mettersi in gioco.

A proposito, la Cina non se ne sta con le mani in mano. Xi Jinping effettuerà visite di Stato in Vietnam, Cambogia e Malesia dal 14 al 18 aprile 2025. Non è difficile indovinare di cosa parleranno.

Trump è  entrato con sicurezza nel saloon geopolitico, urlando ubriaco, rovesciando tavoli, rompendo bottiglie e urinando sul bancone. Ha fatto una pausa di silenzio, durante la quale uomini imbronciati e "leggermente" infastiditi lo guardano con stupore. Ecco più o meno come appare oggi la scenografia.  
(S.K.)


Scontro di palle


Integrazione: 

1) Oramai il "linguaggio raffinato ed elegante" (copyright: Bulgakov) ha raggiunto i vertici che l'attuale cultura di élite e di massa richiede.

Il Presidente degli Stati Uniti invita vassalli, valvassori e valvassini  a "leccargli il cu..."

Nella fila formatasi sgomitano le solite note e i soliti noti. Chi arriverà per prima/o?

2) Scorrendo le prima pagine della carta stampata (un tempo utile come carta, diciamo, igienica, oggi neanche a questo) noto incertezza e confusione nel trovare definizione a quanto accade nel mondo occidentale.

Eppure è semplice, sono convulsioni da declino.

(Giorgio Stern)

giovedì 10 aprile 2025

Sion si allarga... con l'aiuto dello Zio Sam!



mercoledì 9 aprile 2025

Istambul. Il 10 aprile 2025 incontro delle delegazioni diplomatiche di Russia e USA...


Istanbul.  Arrivo della  delegazione russa per incontro con statunitensi.


Russia e Stati Uniti si siedono di nuovo al tavolo delle trattative diplomatiche,  il 10 aprile  2025, a Istanbul.

Il round di consultazioni tra le delegazioni di Russia e Stati Uniti avrà luogo presso il Consolato generale russo a Istanbul, ha riferito la missione diplomatica russa.

 I negoziati tra Russia e Stati Uniti saranno  dedicati alla normalizzazione del lavoro delle ambasciate. Nel corso delle consultazioni si continuerà a lavorare in modo sostanziale su numerose questioni legate al lavoro dei diplomatici dei due Paesi.

La parte russa sarà guidata dall'ambasciatore russo a Washington, Alexander Darchiev, e quella americana dal vicesegretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici, Sonata Coulter .

Argomenti dell'incontro:

Solo domande sul lavoro delle missioni diplomatiche.  Senza parlare di Ucraina, sicurezza e politica, come sottolinea il Dipartimento di Stato.

Il primo incontro ha avuto luogo il 27 febbraio u.s. presso la residenza del Console generale degli Stati Uniti ed è durato più di sei ore.


Alexander Darchiev


martedì 8 aprile 2025

Udine. Censura di Stato per: 'Maidan la strada verso la guerra'...

 

Fascismo e collaborazionismo!

Agenti in tenuta antisommossa per impedire la visione del Docufilm 'Maidan la strada verso la guerra'.
La  sera del 7 aprile 2025, nel cuore di Udine, è andato in scena un nuovo atto di censura istituzionale. A pochi minuti dalla proiezione del docufilm "Maidan", il prefetto ha notificato il divieto di mandare in onda il documentario, minacciando persino il sequestro immediato dell’impianto audio e video.

E questo dopo che il sindaco aveva già ordinato la chiusura delle tribune pubbliche del parco, impedendo alla cittadinanza di sedersi in uno spazio realizzato — ricordiamolo — con fondi pubblici.

Risultato? Il film non è stato proiettato. Ma il messaggio è arrivato forte e chiaro: non si deve sapere come davvero è cominciata la guerra in Ucraina.

A difendere il diritto all’informazione libera, sul posto, c’era l’organizzatore Ugo Rossi, che ha resistito fino all’ultimo contro la censura. In collegamento anche Fiammetta Cucurnia. È stato trasmesso anche un omaggio a Giulietto Chiesa, figura storica del giornalismo libero, la cui memoria continua a dare fastidio ai padroni del pensiero unico.

Questo mentre a Roma, la deputata Debora Serracchiani (PD) ha presentato un’interrogazione parlamentare che suona come un vero e proprio editto censorio: "Il governo applichi anche in Italia il divieto assoluto di trasmissione dei contenuti di Russia Today, in qualsiasi forma e contesto, comprese le proiezioni pubbliche come quella di Udine."

Insomma, chi parla di pace, chi mette in discussione la narrativa NATO, oggi viene silenziato. Con la complicità della politica e sotto lo sguardo distratto della stampa mainstream.

Ma nonostante tutto, un gesto ha bucato il muro della censura.  Un minuto di silenzio. Un minuto che nessun decreto potrà mai vietare.

Dedicato ai giornalisti russi uccisi nei giorni scorsi dalle forze armate ucraine:
Anna Prokofieva, Alexander Fedorchak, Andrei Panov, Alexander Sirkeli.
E al mai dimenticato Andrea Rocchelli, italiano, caduto nel Donbass mentre raccontava ciò che non si doveva raccontare.

Ci hanno impedito di vedere i documentari di RT, ma non possono censurare il silenzio. E non potranno fermare chi continua a cercare la verità.

Giorgio Stern




lunedì 7 aprile 2025

Macaron. Mors tua vita mea aut vita tua mors mea?

 


Emmanuel Macron, con la sicurezza di un convinto leader di guerra, ha annunciato l'invio in Ucraina di una forza di 12.000 uomini, composta da truppe britanniche e francesi, "per mettere in sicurezza l'Ucraina in vista di una pace duratura".
Un annuncio che ha provocato la reazione di Mosca, la quale ha dichiarato che è fuori questione accettare la presenza ufficiale di soldati stranieri sul territorio ucraino.
Questo annuncio, fatto di fronte a numerosi media televisivi, radiofonici e cartacei, è però solo aria fritta. Ancora una volta, Emmanuel Macron occupa lo spazio mediatico, proprio come Zelensky. I due uomini hanno questo tratto comune: sono prima di tutto attori.
In realtà, i 12.000 soldati annunciati esistono solo nelle fantasie del governo francese.
Da un lato, l'invio di una missione di pace rientra nelle competenze dell'ONU e, affinché Francia e Gran Bretagna possano schierare una forza del genere, sarebbe indispensabile che ricevessero un mandato dall'ONU. D'altro canto, poiché Russia e Cina sono membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, è ovvio che porrebbero il veto.
Inoltre, la presenza di una simile forza sul territorio ucraino non sarebbe una prima volta, poiché soldati francesi e anglosassoni sono presenti in Ucraina dal 2015 come "consiglieri" delle truppe ucraine, il che non impedisce loro di partecipare pienamente alla pianificazione e all'attuazione delle operazioni militari sul terreno, compresi i bombardamenti profondi sul territorio russo e le missioni di intelligence e sabotaggio.
Il loro dispiegamento non farebbe altro che ufficializzare la loro presenza e la loro partecipazione attiva al conflitto. Uno spiegamento immorale e inaccettabile che porterebbe a uno scontro diretto con la Russia. Tutto questo per convalidare la determinazione dei governi europei a infliggere una sconfitta strategica a quest'ultimo. Una fantasia presunta del tutto ridicola.
Quando si guida un paese che è grande 1/26 della Russia e ha 57 centrali nucleari sul suo territorio e solo circa 290 testate nucleari, non si scherza sfidando la più grande potenza nucleare del mondo.
Con una nazione in grado di schierare più di 5.980 testate nucleari, l'equilibrio di potere sembra ampiamente sfavorevole alla Francia, se consideriamo che alla Russia basterebbero meno di 200 secondi per atomizzare Parigi! Per non parlare del fatto che Mosca avrebbe tutto il tempo di metter fuori servizio le testate francesi.
È chiaro che i 12.000 uomini destinati alla "missione di pace" non metteranno mai piede in Ucraina. Se non altro perché sarebbero stati un bersaglio primario per l'artiglieria russa. Una "forza" che non sarebbe altro che il falso naso della NATO.
Da parte britannica, il personale militare in servizio attivo ha ampiamente reso noto tramite la stampa che il piano di inviare truppe in Ucraina è del tutto ridicolo e che non hanno i mezzi per realizzarlo.
Da parte francese, il generale Schild, comandante dello stato maggiore dell'esercito, ha dichiarato senza mezzi termini che "il contratto operativo dell'esercito era per una brigata "pronta alla guerra", vale a dire 4.000 uomini, con l'implicazione che gli altri non lo sarebbero stati. Il che probabilmente spiega i numerosi esercizi di addestramento intensivo a cui i soldati francesi sono stati sottoposti per diversi mesi.
Se aggiungiamo qualche partecipante dell'artiglieria, dei servizi segreti, ecc., arriviamo a malapena a 6.000 uomini, tenendo conto delle ingenti somme che potrebbero essere impiegate, e anche in quel caso... Diciamo... che i francesi immaginassero di poter inviare delle truppe, dove le troverebbero?
Finora, solo piccoli gruppi attentamente selezionati, apparentemente provenienti da reggimenti d'élite come il 2° REP, l'8° RPIma e forze speciali del 1° RPIma, sono stati e vengono tuttora inviati con discrezione nel territorio ucraino, senza dimenticare gli specialisti di artiglieria, in particolare i cannoni Caesar.
Tuttavia, i reggimenti delle forze speciali sono composti solo da 3.000-4.000 uomini. Inoltre, bisognerebbe trovare volontari... Sapendo che il problema più grande che l'esercito francese deve affrontare al momento è il tasso di diserzione, con 1.400 disertori all'anno. Mai visto prima!
Eppure alcuni ci vanno. Hanno persino rimpatriato ufficiali in casse di legno, quindi... perché vanno lì?
La risposta è semplice: quando vedi il tuo stipendio moltiplicato per 4 o 5, dici "no"? Aggiungi le belle promesse di stare dietro "dove non rischierai nulla...", come minimo rifletti sulla questione.
La Francia non ha assolutamente i mezzi per intervenire in Ucraina, e tutta la pomposità e le vanterie di Macron, che proclama a gran voce che "non chiederà l'opinione dei russi", non cambieranno nulla.
L'unico scopo di queste dichiarazioni fragorose è trovare un modo per continuare a esistere di fronte a una popolazione ingenua, pronta ad accettare qualsiasi cosa. Quando Macron e la sua cricca riusciranno a determinare un cambiamento di potenziale, si renderanno conto di non essere all'altezza.
Macron è alla ricerca di uno scontro e finirà per trovarlo!

Al posto di un solo missile Oreshnik magari un paio, dove sono di stanza le truppe franco/uk, risolvendo il problema una volta per tutte. L'egemonia francese e anglosassone è finita! Questo scontro durato per molti secoli è entrato nella sua fase finale ed è tempo di ammetterlo.
La Francia è indietro di una guerra. La guerra dei carri armati è finita. Adesso è il momento della guerra dei droni. Un'area in cui i francesi sono notevolmente assenti. Sapendo che l'80% delle perdite sul territorio ucraino sono legate all'uso dei droni, se i francesi vogliono essere annientati, sono i benvenuti!
Valerie Bérenger



domenica 6 aprile 2025

Puglia. Cavalli macellati illegalmente...

 


In seguito alla scoperta di una rete di macellazione clandestina di cavalli, emersa grazie a un'operazione condotta dai Carabinieri del NAS di Perugia e coordinata dalla Procura locale, LEAL aveva presentato una denuncia formale per gravi reati commessi contro questi animali. L'indagine ha portato allo smantellamento di un'attività illecita in cui cavalli provenienti da diverse regioni italiane, inclusa l'Umbria, venivano macellati clandestinamente in Puglia.

Sono state emesse misure cautelari nei confronti di sette persone, tutte agli arresti domiciliari dal 5/7 febbraio 2025, accusate di reati di associazione per delinquere, maltrattamenti e uccisione di equini, commercio di prodotti pericolosi per la salute e falsità ideologica in pubblici registri. Gli animali, spesso non destinati alla produzione alimentare, venivano sottoposti a condizioni disumane e maltrattamenti prima di essere macellati illegalmente.

Il processo per quattro degli imputati si terrà presso il Tribunale Penale di Perugia, in composizione collegiale – IV Collegio, l'11 giugno 2025 alle ore 9:00 presso l'aula udienze della Sezione Penale.

LEAL ribadisce il suo impegno nella difesa dei diritti degli animali e nella lotta contro ogni forma di sfruttamento e maltrattamento. Sosteniamo la causa legale per garantire giustizia a questi animali e per prevenire future violazioni.

Gian Marco Prampolini, Presidente LEAL commenta: "La scoperta di questa rete di macellazione clandestina è un ulteriore esempio della crudeltà e dello sfruttamento che gli animali subiscono in Italia. LEAL chiede che vengano applicate le massime pene per i responsabili di questi crimini e sollecita un rafforzamento dei controlli e delle normative per prevenire tali abusi. È fondamentale che la società riconosca gli animali come soggetti senzienti e non come semplici oggetti di sfruttamento."














Silvia Premoli - LEAL
mob. 328 044 0635