mercoledì 15 novembre 2023

Roma. "Giu le mani dai Santuari degli animali liberi"

 


Sabato 18 novembre corteo nazionale a Roma "Giu le mani dai Santuari" per i rifugi di animali liberi. Partenza da piazzale Ostiense alle ore 14.00


A seguire, lunedì 20 novembre presidio permanente davanti al Ministero della salute, piazza Castellani, dalle ore 8.00

Dopo i gravi fatti nel rifugio Cuori liberi di Sairano (Pavia) del 20 settembre e la partecipazione di 10mila persone al corteo di Milano, la protesta della Rete dei Santuari raggiunge la capitale. Le richieste: protocolli diversi per gli animali dei rifugi in caso di emergenza sanitaria.

Dopo i gravi fatti del 20 settembre scorso a Sairano, in provincia di Pavia, che hanno coinvolto il rifugio Progetto Cuori liberi, con l'uccisione dei 9 maiali venuti a contatto con il virus della peste suina africana, ma che stavano bene, e l'aggressione da parte delle forze dell'ordine alle decine di attivisti accorsi sul luogo, gli animalisti tornano in piazza, a Roma, sabato 18 novembre con il secondo corteo nazionale "Giù le mani dai Santuari" per chiedere l'approvazione di protocolli diversi per i rifugi, che non prevedano l’uccisione degli animali in caso di emergenza sanitaria. Il concentramento è previsto in piazzale Ostiense alle ore 14. 
 
Lunedì 20 novembre la protesta proseguirà con un presidio a oltranza davanti al Ministero della Salute, in piazza Castellani, finché una delegazione della Rete dei Santuari di animali liberi non sarà ricevuta dal ministro Schillaci.
 
"Non ci arrendiamo, saremo a Roma sabato prossimo a lottare per ottenere una società giusta, equa e sostenibile - dichiara Sara d'Angelo, portavoce della Rete dei Santuari di animali liberi in Italia - . Il 7  ottobre a Milano oltre 10.000 persone hanno marciato perché quanto avvenuto a Sairano non avvenga mai più e per chiedere a gran voce protocolli specifici per gli animali ospitati nei rifugi. Esiste un precedente di protocollo specifico per animali da affezione e gli animali ospitati nei rifugi di fatto lo sono. Il governo italiano deve garantirci delle tutele e riconoscere nei fatti, e non solo sulla carta, che i santuari NON sono allevamenti e che svolgono, bensì, una funzione sociale diametralmente opposta: dare rifugio, cura e ospitalità ad animali salvati da un destino di macellazione e sfruttamento. I santuari sono già riconosciuti in questo senso nel decreto ministeriale del marzo scorso: ora urgono misure attuative per rendere questo riconoscimento realtà". 
 
"Il nostro dissenso - continua Sara D'Angelo - ha risvegliato tanti altri ambiti tra cui la politica che, tramite un intergruppo parlamentare, ha richiesto una riapertura del tavolo di trattative su protocolli differenziati per i rifugi. Anche le associazioni ci sostengono inviando lettere al ministro affinché riceva una nostra delegazione: in questa lotta non siamo da soli".
 
Gli attivisti proseguono nella loro battaglia anche per vie legali: "Dopo i filmati resi pubblici dall'organizzazione internazionale Last Chance for Animals, andati in onda anche su Rai 3 nella puntata di Report di domenica 5 novembre, che documentavano i gravi maltrattamenti inflitti a migliaia di maiali abbattuti negli allevamenti colpiti da peste suina africana, abbiamo deciso di denunciare i responsabili di tali atti", aggiunge Sara D'Angelo.
 
Anche il Tar della Lombardia fissa per il 25 gennaio l'udienza di merito sull'uccisione dei 9 maiali del rifugio Cuori liberi. "Speriamo di ottenere giustizia per gli animali. È molto grave che dopo due mesi l'azienda sanitaria pavese non abbia ancora consegnato il verbale di quanto avvenuto il 20 settembre", prosegue Sara D'Angelo.
 
"Gli animali sono sotto attacco da ogni fronte.  Che siano selvatici, come i mufloni che vengono sterminati in queste ore a colpi di fucile dai cacciatori all'isola del Giglio, o che siano animali da allevamento, come i suini sterminati a decine di migliaia nel grandi allevamenti del nord Italia, la nostra politica dà prova di completa miopia, sia dal punto di vista etico che scientifico. Per questo - conclude la coordinatrice della Rete dei santuari - dobbiamo esser più decisi e più uniti che mai per dimostrare che un'alternativa di convivenza esiste ed è il momento di percorrerla".

Rete dei Santuari di animali liberi in Italia
Info: 333 4330170, 392 198 1241, 333 3266227












Da sinistra Roberto Manelli, portavoce del rifugio Cuori liberi, Sara d'Angelo, coordinatrice della Rete dei santuari di animali liberi, e Gianluca Felicetti, presidente Lav

martedì 14 novembre 2023

UE. Qualcuno chiede più tasse (per i ricchi)... perché?



Ante scriptum - Una organizzazione chiamata "Oxfam" ha lanciato una petizione per aumentare le tasse ai grandi "ricchi" d'Europa. Ognuno dovrebbe contribuire al bene comune anche con le imposte, questo fa parte del sistema corrente, ma quel che dovrebbe essere appurato è come vengono utilizzati i fondi raccolti e qui occorrerebbe un'altra petizione per obbligare i governanti a specificare l'utilizzo dei fondi pubblici. Vanno veramente a favore della popolazione della comunità europea o a vantaggio di scopi ignobili?  (Paolo D'Arpini)


Articolo collegato:

Parte la petizione di Oxfam, collegata alla campagna Tax The Rich! che porta avanti insieme a Sbilanciamoci. L’obiettivo è raggiungere 1 milione di firme in 7 mesi, 53.580 in Italia, per tassare lo 0,1% più ricco della popolazione europea con un patrimonio netto individuale di 5,4 milioni di euro.

La raccolta firme "LaGrandeRicchezza" è stata lanciata da Oxfam a supporto dell’Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice), per chiedere alla Commissione UE l’istituzione di un’imposta europea sui grandi patrimoni. In Italia potrebbe essere rivolta al solo 0,1% più ricco della popolazione con un patrimonio netto individuale sopra i 5,4 milioni di euro. Il gettito verrebbe indirizzato al Welfare, a una transizione ecologica giusta, alla cooperazione internazionale allo sviluppo. La raccolta firme è collegata alla campagna «Tax The Rich» promossa da Oxfam con Sbilanciamoci, Nens, Rosa Rossa e Tax Justice Italia. L’obiettivo è raggiungere in un anno 1 milione di firme in almeno sette paesi Ue, 53.580 in l’Italia. «Contribuirebbe a superare la paradossale situazione per cui i percettori di redditi più elevati versano imposte e contributi inferiori, in proporzione al reddito, rispetto a chi ha redditi più bassi. Una palese ingiustizia, che possiamo e dobbiamo correggere» sostiene Mikhail Maslennikov (Oxfam). Si può firmare qui:

www.oxfamitalia.org/lagrandericchezza/










(Fonte: La bottega del Barbieri)

lunedì 13 novembre 2023

Terza guerra mondiale? Salviamo il mondo dai mandanti occulti...



“…l’ attacco israeliano è stata una operazione “false flag” (sotto falsa bandiera) per iniziare la “guerra santa.  Questa la recente notizia emessa dal sito “The People’s Voice”. Tuttavia, non ci sono valide ragioni che possano giustificare i continui massacri che Israele sta compiendo quotidianamente contro civili inermi e bambini innocenti.  

Chi siano i mandanti occulti di questa macabra danza di guerra, lo s’intuisce dai fatti ma pronunciare i loro nomi  non sarebbe prudente!  Non si può comunque escludere la corresponsabilità  di  Hamas e Netanyahu, con il tacito accordo  della sciagurata Amministrazione Biden che,  fino ad oggi, non ha mai veramente espresso la volontà di porre fine a questo vergognoso e deplorevole massacro.  

La  morte di 5000 bimbi palestinesi e di 10 mila civili  servirà a liberare le terre di Gaza su cui  la summenzionata Elite intende inaugurare la Grande Israele mondiale.

Una grande festa per gli  “invisibili illuminati” i quali, dopo aver scatenato due guerre mondiali che hanno distrutto l’Europa per ben due volte, oggi, non soddisfatti di aver sottoposto i Paesi Europei agli ordini di una oligarchia camuffata da democrazia, gli stessi  avrebbero messo in scena la suddetta macabra danza degli orrori in Medio Oriente così da accelerare i tempi di un’altra Guerra che coinvolgerebbe oltre i Paesi del Medio Oriente anche quei paesi che per solidarietà, potrebbero entrare in guerra a difesa di una giustizia universale di cui ancora oggi, molti Paesi nel mondo ne sono privi.

Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum, non aspetta altro che una grande guerra perché, a suo dire, una terza guerra mondiale risolleverebbe l’economia dell’Occidente ormai al collasso...

Stralcio di un articolo di Elena Quidello 



sabato 11 novembre 2023

Lupi della Lessinia - Sospeso l'abbattimento!

 


Il Consiglio di Stato si è pronunciato sull'appello spiegato dalla Leal avverso l'ordinanza con la quale il Tar Trento aveva ritenuto legittimo il decreto di abbattimento di due esemplari di lupi a tutela delle malghe.

Secondo il Consiglio di Stato "i profili in diritto della questione controversa sono stati diffusamente esplorati per quanto esige questa fase processuale - nel decreto presidenziale n. 4018 del 2023;-- ai fini cautelari, non emergono elementi in fatto sopravvenuti rispetto alla situazione sin qui esaminata che possano motivare una rivalutazione della disposta misura sospensiva, che quindi va confermata".

Gian Marco Prampolini, Presidente LEAL ricorda: “Già con decreto presidenziale il Cds aveva concesso a LEAL il decreto cautelare a salvaguardia dei lupi sul presupposto che trattasi di tutela elevata a rango costituito e alla luce di una istruttoria inadeguata. Non possiamo che augurarci ulteriori accanimenti da parte della Provincia di Trento anche su questa specie”.


Silvia Premoli
Ufficio Stampa e Comunicazione
ufficiostampa@leal.it
mob. 328 044 0635

 

giovedì 9 novembre 2023

Smettere di armare israele...

  


Ho già documentato le posizioni e scelte di campo delle forze laiche, progressiste e rivoluzionarie, delle Chiese cristiane nelle sue varie fedi, delle comunità ebraiche religiose antisioniste e delle associazioni di  cittadini ebrei per la pace e per la giustizia, solidali con la Palestina. Di seguito è documentata la posizione dei sindacati palestinesi che rappresentano alcuni milioni di lavoratori palestinesi.

Tutto questo per cercare contrastare ciò che cercano di far passare con i media occidentali, associati e subalterni alle politiche razziste e oppressive del sionismo israeliano: cioè che lo scontro sarebbe tra un movimento terrorista e Israele. Tutta questa documentazione dimostra inoppugnabilmente che il conflitto è tra un popolo, quello palestinese in tutte le sue componenti sociali, politiche e religiose e lo stato sionista israeliano occupante e oppressore.

 Enrico Vigna



Appello urgente dei sindacati palestinesi: porre fine a ogni complicità, smettere di armare Israele     

Israele ha chiesto che 1,1 milioni di palestinesi evacuino la metà settentrionale di Gaza, sottoponendoli a continui bombardamenti. Questa mossa spietata fa parte del piano di Israele, sostenuto dal sostegno incrollabile e dalla partecipazione attiva degli Stati Uniti e della maggior parte degli stati europei, volto a compiere massacri senza precedenti e atroci contro 2,3 milioni di palestinesi a Gaza e ad effettuare una pulizia etnica totale. Da 16 giorni Israele ha bombardato indiscriminatamente e intensamente Gaza, tagliando carburante, elettricità, acqua, cibo e forniture mediche. Israele ha ucciso migliaia di palestinesi, tra cui alcune migliaia di bambini. Ha raso al suolo interi quartieri, spazzando via intere famiglie e ferendo decine di migliaia di civili. Molti esperti di Diritto internazionale stanno denunciando gli atti genocidi di Israele.

Nei territori occupati delle colonie, il governo di estrema destra israeliano ha distribuito più di 10.000 fucili ai coloni estremisti nella Palestina del ’48 e nella Cisgiordania occupata per facilitare i loro crescenti attacchi e pogrom contro i palestinesi. Le azioni, i massacri e la retorica di Israele evidenziano la sua intenzione di attuare la seconda Nakba promessa da tempo, espellendo quanti più palestinesi possibile e creando un “Nuovo Medio Oriente” in cui i palestinesi vivono in perenne sottomissione.

La risposta degli stati occidentali è stata di completo e totale sostegno allo Stato di Israele, senza nemmeno un frettoloso cenno al Diritto internazionale. Ciò ha amplificato l’impunità di Israele, dandogli carta bianca per portare avanti senza limiti la sua guerra genocida. Oltre al sostegno diplomatico, gli stati occidentali forniscono armamenti a Israele, autorizzando l’attività delle aziende produttrici di armi israeliane all’interno dei loro confini.

Mentre Israele intensifica la sua campagna militare, i sindacati palestinesi chiedono alle nostre corrispettivi a livello internazionale e a tutte le persone di coscienza di porre fine a ogni forma di complicità con i crimini di Israele, fermando con urgenza il commercio di armi con Israele, così come tutti i finanziamenti e la ricerca militare. Il momento di agire è adesso: le vite dei palestinesi sono in gioco.

Questa situazione urgente e genocida può essere prevenuta solo da un aumento massiccio della solidarietà globale con il popolo palestinese e solo questo può frenare la macchina da guerra israeliana. Abbiamo bisogno che tutti agiscano immediatamente, ovunque nel mondo, per impedire l’aumento dell’armamento dello Stato israeliano e il blocco delle aziende coinvolte nelle produzioni militari. Ci ispiriamo alle precedenti mobilitazioni dei sindacati in Italia , Sud Africa e negli Stati Uniti, e a simili mobilitazioni internazionali contro l’invasione italiana dell’Etiopia negli anni ’30, la dittatura fascista in Cile negli anni ’70 e altrove dove la solidarietà globale ha limitato la portata del brutalità coloniale.

Chiediamo ai sindacati dei settori interessati:

-         Rifiutarsi di costruire armi destinate a Israele.

-         Rifiutarsi di trasportare armi in Israele.

-         Di approvare mozioni nel loro sindacato in tal senso.

-         Agire contro le aziende complici coinvolte nell'attuazione dell'assedio brutale e illegale di Israele, soprattutto se hanno contratti con la vostra istituzione.

 Da Etun - Palestine


mercoledì 8 novembre 2023

Perfida Albione. Jeremy Corbin, "l'antisemita", non piace a rabbini e pretini...

 


"Antisemita...!"A lanciare la durissima accusa nei confronti del capo del Labour Party Jeremy Corbin è stato il rabbino-capo britannico Ephraim Mirvis, massima autorità ebraica nazionale, che ha definito Corbyn “incapace di governare” aggiungendo che “il modo col quale i vertici del partito hanno trattato il razzismo anti-ebraico non è conciliabile con i valori britannici dei quali siamo così orgogliosi…” invitando a votare “secondo la propria coscienza”.  

Anche l’arcivescovo di Canterbury, leader religioso della chiesa anglicana, sembra appoggiare le critiche del rabbino-capo. 

E’ l’ennesimo attacco, certo il più grave, anche perché arriva a poche settimane dal voto. Il leader laburista ha reagito immediatamente dichiarando che nel Labour Party “non c’è posto per l’antisemitismo e non verrà tollerato”. 

E’ almeno dal 2015 che il Labour Party viene accusato di antisemitismo: diversi membri di primo piano hanno accusato Corbyn di aver fatto nascere sentimenti anti-ebraici tra le sue fila in particolare per quanto riguarda la questione israelo-palestinese con attacchi portati allo Stato ebraico. In realtà i socialisti in tutta l’Europa hanno sempre manifestato contro lo Stato israeliano per non rispettare i diritti della minoranza palestinese. 

Anche l’ONU – se non fosse intervenuto più di una volta l’alleato USA – ha avuto parole dure di condanna contro lo Stato ebraico per la repressione del popolo palestinese. E’ stato lo stesso Papa Bergoglio a consigliare i responsabili israeliani di favorire una riconciliazione tra ebrei e palestinesi. “Due popoli e un solo Stato” è stato per anni il punto di vista di tutta la sinistra in Europa, in particolare nei partiti socialisti e social-democratici. Nel momento in cui veniva condannata la politica di repressione dell’attuale Stato ebraico, non può dirsi che essi potessero essere ritenuti antisemiti. Una cosa è la politica del moderno Stato israeliano, accusato giustamente per la persecuzione della minoranza palestinese ed un’altra cosa è il sentimento antisemita. 

Si può essere convinti assertori del principio di uguaglianza tra tutti i popoli della terra e condannare lo Stato di Israele senza timore di essere accusati di antisemitismo. E’ questa la posizione dei laburisti inglesi, anche se oggi – in campagna elettorale – i membri della potente lobby pro-Israele  e la Chiesa anglicana vogliono ergersi a paladini della democrazia e della libertà religiosa nel tentativo di bloccare gli avversari del partito conservatore. Al contrario, la politica del governo conservatore contro gli immigrati provenienti dal resto d’Europa, il tentativo di discriminarli sul piano salariale e previdenziale rispetto ai lavoratori inglesi può essere considerato una posizione discriminatoria che va combattuta perché essa finisce per creare spaccature all’interno della classe operaia inglese. Corbyn ha anche lui commesso una serie di errori, può essere accusato di non aver avuto fermezza nel combattere la battaglia della Brexit. 

Questa posizione può avere certamente una conseguenza nel corso di questa campagna elettorale ma non può essere accusato di essere un razzista ed un antisemita. Semmai è il partito conservatore che dovrebbe spiegare ai propri cittadini perché continua a sostenere militarmente Israele nella sua lotta contro la minoranza araba che è costretta a sopravvivere in una striscia di territorio e a subire quotidianamente la politica di apartheid dello Stato sionista. 

La persecuzione subita  dal popolo ebraico nel corso della seconda guerra mondiale non può giustificare la politica di sterminio dello Stato d’Israele oggi. L’antisemitismo va combattuto senza esitazione così come la lotta del popolo palestinese contro lo Stato d’Israele va appoggiata con uguale fermezza, chiedendo l’applicazione immediata delle numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che Israele ha rifiutato di eseguire. Sono pronti i governi europei a far rispettare e applicare queste risoluzioni? Se c’è qualcuno disposto a farlo, faccia un passo avanti ma credo che non ci sia che l’urlo del silenzio a rispondere…

Francesco Masala 



Fonte: https://www.labottegadelbarbieri.org/il-labour-party-di-starmer/

martedì 7 novembre 2023

“Hollywoodland” e George Soros, il “filantropo” ...



Soros è spesso bersaglio di attacchi antisemiti, in quanto ebreo, ma la sua fondazione, la Open Society Foundation, non si è mai apertamente schierata a sostegno di Tel Aviv. Anzi, nel tempo ha contribuito al finanziamento di Hamas e di altre organizzazioni definite “terroriste” da Israele. Ma questi atti controversi lasciano più dubbi che certezze. D'altronde si sa che Hamas, nacque su stimolo del Mossad e con il suo assalto del 7 ottobre 2023 ha contribuito a dare una giustificazione allo sterminio compiuto in questi giorni a Gaza.

Insomma le campagne filantropiche sorosiane (di facciata), avrebbero un recondito fine. Come avvenne per le campagne “ambientaliste” di Greta e le petizioni per il bene collettivo di Avaaz, da lui sostenute. Ma di Soros veramente non ne possiamo più... questo è peggio di Peter Sellers nella parte del soldato che muore mille volte e sempre si rialza nella famosa scena di Hollywood Party. Ma le battaglie più intriganti del “banchiere di satana” (vedi malefatte certificate qui: http://it.wikipedia.org/wiki/George_Soros) sono quelle che porta avanti  per i diritti globali, dei gay, degli animali, della democrazia (soprattutto quella dei “democratici” nordamericani), dei rinoceronti, dei pinguini, delle foche monache, della libertà di eiezione, etc. etc.

Tutto ciò mi fa propendere per la tesi che indubbiamente si, la filantropia di Soros serve a coprire questioni strategiche per i suoi affari, per la politica degli USA, dell’occidente ed in ultima analisi per Sion.

Chiudo con le parole di Giorgio Gaber “non è mica normale che un comune mortale per le cazzate tipo compassione e fame in India c’ha tanto amore di riserva che neanche se lo sogna che viene da dire. Ma dopo come fa a essere così carogna?”

Paolo D’Arpini