venerdì 11 agosto 2023

Funzione anti russa della Polonia

 


Che la Polonia sia l’alleato di ferro dell’Ucraina lo si era capito dall’inizio del conflitto. Tuttavia, sarebbe interessante sapere che cosa si nasconde dietro l’apparente filantropia polacca verso quella nazione, l’Ucraina, che non ha mai fatto mistero di mal sopportare i polacchi. Sentimento questo che è ricambiato dall’altra parte.

Per capirne di più basta tornare ai massacri della Volinia, dal 1943 al 1945. In Russia sono molto attenti a come la Polonia sta gestendo la situazione con Kiev. Il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, ha osservato che Varsavia è diventata il principale strumento della politica anti-russa degli Stati Uniti. Secondo il generale, “la Polonia prevede di creare una connessione polacco-ucraina apparentemente per la sicurezza, ma in realtà per l’occupazione dell’Ucraina occidentale”. Shoigu ha richiamato l’attenzione sui rischi associati alla militarizzazione della Polonia.

“Ci sono piani per creare regolarmente la cosiddetta connessione polacco-ucraina presumibilmente per garantire la sicurezza dell’Ucraina occidentale, ma in realtà la motivazione è per la successiva occupazione di questo territorio”, ha detto il generale in una riunione del consiglio di amministrazione del dipartimento militare.

Shoigu ha anche aggiunto che la Polonia è diventata il principale strumento della politica anti-russa degli Stati Uniti. “I rischi esistenti sono associati alla militarizzazione della Polonia, che è diventata il principale strumento della politica anti-russa degli Stati Uniti d’America. Varsavia ha annunciato l’intenzione di costruire, come dicono i polacchi, “l’esercito più potente del continente.”

A questo proposito, sono iniziati gli acquisti su larga scala di armi dagli Stati Uniti d’America, dalla Gran Bretagna e dalla Repubblica di Corea, tra cui carri armati, sistemi di artiglieria, sistemi di difesa aerea/missilistica e aerei da combattimento”, ha affermato il ministro.

Nei giorni scorsi il ministero della Difesa polacco ha annunciato la decisione di inviare più personale militare ed elicotteri da combattimento al confine con la Bielorussia dopo la violazione delle frontiere aeree del Paese da parte di elicotteri bielorussi.

La rappresentante ufficiale del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha affermato che il tema delle rivendicazioni della Polonia sul territorio dell’Ucraina occidentale sta già diventando mainstream nella società polacca.

Il capo dei servizi segreti esteri, Sergei Naryshkin, in una riunione del presidente russo Vladimir Putin con i membri permanenti del Consiglio di sicurezza  ha affermato che la Polonia potrebbe imporre il controllo sui territori occidentali dell’Ucraina dispiegando lì le sue truppe.

Edoardo Gagliardi  

Fonte: https://www.byoblu.com/2023/08/09/per-la-russia-la-polonia-e-il-principale-strumento-della-politica-anti-russa-degli-stati-uniti/



giovedì 10 agosto 2023

Messina, 12 agosto 2023: "Corteo No Ponte"

Da tutta Italia e dalle regioni limitrofe, dai luoghi di vacanza del Sud, l’appuntamento è per il 12 agosto 2023 a Messina: insieme nel corteo che si avvierà dalle ore 18 in Piazza Cairoli “per gridare forte NO all’infrastruttura dannosa ed inutile, simbolo del governo Meloni”.


Il SICILIA.IT: Sarà un week end “no Ponte”, con diverse iniziative accomunate da un unico filo conduttore, la contrarietà all’opera. L’appello inoltre è a non incasellare i movimenti sotto un solo cappello, ma essere una realtà trasversale. L’appuntamento centrale è il corteo che stavolta, a differenza di due mesi fa non sarà più a Torre Faro ma nel cuore della città, a Piazza Cairoli, alle 18 di sabato 12 agosto 2023. 

Ma nel week end è previsto un campeggio no Ponte (come quello che tanti anni fa diede inizio alla grande mobilitazione contro l’opera) ed un concerto serale.“Il 12 c’è il corteo, ma dall’11 al 13 a Marmora ci sarà il campeggio no Ponte e poi il concerto finale- ha spiegato Gino Sturniolo, uno dei fondatori del movimento No Ponte — I sostenitori dell’opera hanno provato a incasellarci a definirci in una coalizione, in un’ideologia, ma sono terrorizzati dall’immagine che è venuta fuori dal corteo del 17 giugno. C’è chi ha detto che eravamo comunisti, chi anarchici, chi fighetti, chi ricchi delle ville o sognatori che non guardano al progresso. Chi ha voluto chiudere quella giornata in una gabbia non capisce che quel movimento è un annuncio, l’annuncio di una novità che può diventare un’idea nuova di territorio, di vivere in comune e che spariglia le liturgie stanche della politica che hanno condotto le nostre comunità alla fame e costretto tanti ragazzi ad andarsene dalla loro terra”.  Non si tratta di essere semplicemente contrari al collegamento stabile tra le due sponde, ma di una lunga serie di obiezioni, da quella al Ponte green “basta guardare l’impronta climatica del raddoppio ferroviario Fiumefreddo – Taormina”, ai centomila posti di lavoro “quelli reali sarebbero alcuni migliaia” e infine le decisioni prese dall’alto “nessuno viene mai a chiederci come la pensiamo.

 Vogliamo scongiurare che i lavori inizino. Tutto questo mentre siamo incastrati tra due emergenze, quella incendi e quella che rischia di esserci, relativamente alle frane. Ai siciliani ed ai calabresi di dovrebbe chiedere cosa farebbero con 14 miliardi di euro, se il ponte o infrastrutture, ospedali, scuole, autostrade.”

Presente alla conferenza stampa anche  Peppe Marra della rete No Ponte calabrese che ha messo l’accento sui 7 milioni destinati alla comunicazione sul Ponte: “solo propaganda… Siamo qui per dimostrare che le due sponde sono unite dall’idea di un futuro sostenibile da costruire insieme”. 

Il corteo da Piazza Cairoli attraverserà il Viale San Martino, poi via Nino Bixio, la Cesare Battisti, il corso Garibaldi, e si concluderà finirà di fronte al Municipio dove ci sarà il concerto con gli artisti locali. L’Atm ha deciso di potenziare il servizio della linea 32 per andare incontro ai partecipanti che saranno numerosi. Il microfono sarà aperto a tutti così come la partecipazione. Nessun elenco di partecipanti o sigle, proprio per evitare l’incasellamento di un movimento che ne racchiude tanti ed eterogenei.

Collegamento.comitati mailing list   Collegamento.comitati@autistici.org https://www.autistici.org/mailman/listinfo/collegamento.comitati

sabato 5 agosto 2023

Il Sahel si ribella al neocolonialismo... e l'Africa freme!




Mali, Niger, Burkina Faso, Guinea sono in piena sollevazione anti-coloniale (Francia, USA, UE, Italia). Il Sudan, a cui le cospirazioni neocolonialiste hanno strappato il Sud Sudan, dove si trovano le risorse petrolifere, e dal quale si tenta da anni di separare le vaste regioni del Darfur, del Kordofan e della Nubia, è in preda a violenti rivolgimenti in cui si confrontano forze militari e sociali interne e attori esterni. L’unico paese del Sahel rimasto nell’orbita euro-atlantica è la Mauritania.

L’altro grande paese africano, la Nigeria, principale giacimento di idrocarburi del continente, formalmente in rapporti privilegiati con l’Occidente che lo governa attraverso le grandi compagnie petrolifere, è scosso da anni da una guerriglia feroce di segno jihadista, Boko Haram. Un terrorismo con ogni evidenza fomentato da interessi neocoloniali intesi a frantumare l’unità anche di questa grande potenza africana. Divide et impera. Per ribadire l’allineamento agli interessi dei suoi clienti, il regime nigeriano ha tagliato al Niger la corrente elettrica, il 70% del fabbisogno di quel paese.

Sta per scadere l’ultimatum imposto al Niger, cuore strategico della regione, detentore dei due terzi delle riserve d’uranio che tengono in piedi il sistema energetico della Francia (e in parte dell’Italia che dalla Francia è approvvigionata). La minaccia dell’ECOWAS, organizzazione economica dei paesi dell’Africa Occidentale, di intervenire militarmente contro la rivoluzione nazionale, sociale e militare, in atto in Niger (dopo quelle vittoriose di Mali, Burkina Faso e Guinea Conacry), sta andando in collisione con un fronte composto non solo da rivoltosi del Sahel. Cosa che è servita a farla parzialmente rientrare.

E’ entrata in campo, clamorosamente, l’Algeria, terza grande potenza della regione, la storicamente più coerente sul piano dell’anticolonialismo (si ricordi il suo rifiuto di sostenere le aggressioni alla Libia e alla Siria e l’espulsione di Damasco dalla Lega Araba, ora rientrata in campo  grazie ai buoni uffici della Cina e dell’Egitto). E accanto all’Algeria c’è ora, vistosamente, la Russia. Apparentemente in divergenza dalla sua iniziale condanna del rivolgimento a Niamey. Sviluppi che sembrano aver fatto rientrare i propositi più bellicosi dello schieramento neocoloniale capeggiato da Francia, Usa e UE: La sua articolazione locale, l’ECOWAS, è addivenuta a più miti consigli: da ieri si trova a Niamey, per un negoziato con il governo militare uscito dalla sollevazione popolare.

Dopo lo sbattere di sciabole, poco gradito anche nel resto del Continente, a partire da Egitto e Sudafrica, si incomincia a parlare di mediazione. Forse gli armaioli d’Occidente, che già assaporavano l’emersione di nuovi mercati, dovranno ancora limitare le proprie aspettative di profitti all’ Ucraina. E il merito, qui, non è solo della compatta risposta alle minacce di restaurazione violenta da parte dei più significativi paesi della regione, Mali, Chad, Burkina Faso, ma anche della freddezza di molti altri. Lo è soprattutto dell’entrata in campo dell’Algeria, massima potenza militare del continente, e al distacco, rispetto alle minacce di intervento, di Egitto, Sudan, Sudafrica e di molti altri Stati africani.

Al vertice russo-africano di luglio a S. Pietroburgo, al quale, a dispetto dei tentativi euroatlantici di dissuasione, hanno partecipato 50 Stati africani su 54, ha partecipato il primo ministro algerino.

Fulvio Grimaldi - https://fulviogrimaldi.blogspot.com/




VISIONE TV, Marco D’Agostino intervista Fulvio Grimaldi:

https://www.youtube.com/watch?v=kt-UkOMvnOc

martedì 1 agosto 2023

Africa. Yankees, britons, frenchs and priests... go home


Il peggio di quanto il colonialismo ha fatto e il neocolonialismo sta facendo all’Africa si rispecchia nelle operazioni di fiancheggiamento del missionario comboniano Alex Zanotelli come in quelle dell’ONG Save the Children.

Di quest’ultima bastano gli spot di vera pornografia della carità dai quali vengono mitragliati ricatti allo spettatore tramite raccapriccianti esibizioni di bambini africani ammalati, agonizzanti, imploranti, per estrargli l’obolo del senso di colpa.

STC è quella ONG dei veleni guerrafondai che si fece onore NATO quando, a promozione del massacro della Libia, affermò che Gheddafi distribuiva Viagra ai suoi soldati perché stuprassero con maggiore vigore le donne e i bambini del proprio popolo. Evidentemente c’è da fidarsene, come quando ti aggredisce con bimbetti morenti.

Il comboniano Zanotelli ha recentemente indirizzato l’ennesima lettera-appello spaccacuore “alla stampa italiana” perché questa rompa un silenzio complice e si schieri finalmente accanto a chi si preoccupa di salvare l’Africa dai suoi feroci.dittatori, dalle sanguinose e insensate guerre civili, insomma dall’ endemica condizione di regressione alla barbarie del continente. Sembra di leggere Rudyard Kipling quando, a proposito delle colonie, lamentava “il fardello civilizzatore dell’uomo bianco”.-

Invano aspettarsi da questo missionario, al di là di invettive e lamentazioni, indicazioni su chi fomenta cosiddette guerre civili (esempio: in Somalia, lotta di liberazione di un popolo contro fantocci USA sostenuti da bombardamenti USA), o perché un governante debba essere definito “spietato dittatore” (esempio: il governo eritreo che si rifiuta di condannare “l’invasione” russa dell’Ucraina e di votare per le sanzioni a Mosca).

Chi di questi tempi si vede sottrarre controllo, dominio, predazione, sterminio, di africani e delle loro risorse, trova consolazione nei depistaggi del frate e delle ONG su un’Africa che si farà a pezzi da sola, ora che i civilizzatori sono costretti alla fuga da folle inferocite, o vengono emarginati da chi all’Africa si propone come partner rispettoso e mutualmente benefico.

Stralcio di un articolo di Fulvio Grimaldi 


 Fonte: https://fulviogrimaldi.blogspot.com/

lunedì 31 luglio 2023

La droga che piace al Sistema...

 


Recentemente un  sindaco PD è stato pizzicato ad acquistare cocaina. Nessun reato: uso personale. Per questo non ha sentito il bisogno di dimettersi, redigendo un lungo pistolotto in stile progressista, con tanto di rivendicazione degli obiettivi della sua amministrazione. Probabilmente ha bisogno di “tirarsi un po’ su” con la polverina per meglio servire i concittadini. In ossequio alla trasversalità, Gianfranco Miccichè, storico esponente siciliano di Forza Italia, ha ammesso di continuare a fare uso di coca. Era stato fotografato in atteggiamento da acquirente nel corso di un’indagine antinarcotici.


L’Italia è solo una remota periferia dell’impero: di recente è stata scoperta cocaina alla Casa Bianca. Non è dato sapere – l’invocata trasparenza non vale nella capitale d’ Occidente  –   chi l’abbia introdotta e chi la usi, nell’entourage della presidenza americana. Numerose ammissioni di personaggi di primo piano dicono che Silicon Valley, sede dei giganti fintech, è un santuario della dipendenza da stupefacenti.

In Italia, la vicenda delle accuse di violenza sessuale al figlio di Ignazio La Russa, come quelle a un rampollo di Beppe Grillo, è legata a festini a base di pasticche e polverine. Meraviglie della classe dirigente. Esiste addirittura la “droga dello stupro” ed è notorio che molti luoghi di raduno giovanile – discoteche, locali notturni, pub –  sono ambiti privilegiati di spaccio e consumo di stupefacenti. Non diversa è la situazione nei ritrovi delle classi dirigenti. Pastiglie, droghe chimiche, cocaina sono il comune denominatore di tanta, troppa gente. Le droghe sono un simbolo della contemporaneità. Nessuno stupore: sono lontani i tempi in cui chi scrive, all’ultimo anno di liceo, rimase sbalordito, come tutti gli studenti e i docenti, per l’arresto per droga di una compagna di classe di ottima famiglia.

La produzione, raffinazione e vendita di sostanze stupefacenti genera un giro d’affari enorme. Nell’era del mercato misura di tutte le cose, il calcolo del PIL ingloba i proventi stimati della criminalità e della droga. Rispetto ai decenni passati, il dibattito sull’argomento si è inaridito; si prende atto, ci si stringe nelle spalle come se una generazione – e una classe dirigente – di sballati sia un fatto normale, inevitabile, un prezzo da pagare al progresso, a un’idea malata di libertà, all’individualismo tossico. Pare una prevaricazione educare, sconsigliare, mostrare le conseguenze delle droghe: la sacra libertà individuale.

Tutto sommato, è un invito al consumo anche la liberalizzazione dell’uso personale. È reato produrre e vendere (“spacciare”), non lo è acquistare. Ma se il prodotto fa male, perché esentare da sanzioni chi compra? Misteri del migliore dei sistemi possibili, l’unico.

Stralcio di un articolo di Roberto Pecchioli 




domenica 30 luglio 2023

Animalisti Italiani: "Campagna contro l'abbandono estivo di cani e gatti domestici"


Le famiglie italiane sono composte anche da amici a quattro zampe: nello specifico ci sono 6.800.000 cani 8.500.000 gatti che condividono la propria vita nelle case degli italiani. Non tutti i cani e i gatti sono così fortunati da restarci per sempre: in Italia ogni anno vengono abbandonati in media 50 mila cani 80 mila gatti che vanno a incrementare il numero di randagi, pari a circa 900.000.

L’80% di questi rischia di essere vittima di un incidente, di morire di stenti o di subire maltrattamenti.

Nonostante negli ultimi anni il controllo del randagismo sia sensibilmente aumentato, facendo registrare anche una diminuzione degli animali randagi sul territorio, i cani abbandonati continuano ad alimentare la popolazione vagante.

Lo Stato, da parte sua, ha istituito, con la legge 14 agosto 1991 n. 281, un fondo per la tutela del benessere e per la lotta all’abbandono degli animali da compagnia.

Secondo i dati del Ministero della Salute, si registrano solo nell’anno 2022, ben 72.115 ingressi nei canili sanitari e 29.194 nei canili rifugio.

Con l’estate, il periodo in cui gli abbandoni registrano un incremento e parte la nuova edizione della campagna di sensibilizzazione “(R)ESTATE INSIEME”, realizzata dall’Associazione Animalisti Italiani contro, appunto, l’abbandono degli animali.

Tra luglio e settembre, ogni giorno, vengono abbandonati circa 600 tra cani e gatti, dettata sia dallincapacità di occuparsi degli animali che di saper gestire un viaggio insieme a loro. Questi i motivi più ricorrenti, insieme ai problemi economici, di un fenomeno che è una vera emergenza.

La convivenza con gli animali, quando impostata sul principio di una sana relazione, rappresenta già di per sé fonte di beneficio per l’intera società.

Gli amici a quattro zampe meritano solo amore e rispetto. Non abbandonateli!

Animalisti Italiani ufficiostampa@animalisti.it




sabato 29 luglio 2023

Destra-Sinistra. A proposito di Costanzo Preve...

 


Chi nega la natura umana, e lo fa da “sinistra” convinto che si tratti di un concetto conservatore e reazionario (confondendo così l’uso ideologico del concetto, con la sua pertinenza filosofica e ontologica), non capisce purtroppo che proprio il carattere generico della natura umana stessa è il principale fattore di impedimento alla stabilizzazione di una dittatura manipolatrice, non importa se ispirata al materialismo dialettico di Stalin o al fondamentalismo sionista-protestante di Bush. Se l’uomo non fosse un ente naturale generico, in cui la creatività e la reazione all’oppressione sono elementi non solo storici ma radicati nella più intima struttura antropologica, non scommetterei neppure dieci euro sulle possibilità dei movimenti di resistenza.


In Italia la classe dirigente è sottomessa ai poteri forti. E prospera servendoli, fingendo di governare e amministrare la cosa pubblica autonomamente. Forte del fatto che il popolo non ha neppure il coraggio di ammettere chi è che comanda davvero. Va vista come una nobiltà, che è fedele al re, eseguendone gli ordini; è solo divisa in due fazioni che si scontrano per la supremazia a corte: “destra” e “sinistra”, questa includendo anche buona parte della magistratura.

Si scontrano due concezioni dell’essere subalterni e venduti a danno dei cittadini. I “baroni”, la destra, vogliono fare i feudatari, in modo che come vassalli possano avere una certa autonomia sui loro feudi, e taglieggiare il popolo anche per loro vantaggio, oltre che per conto del re. I “mandarini”, la sinistra e i magistrati, vogliono eseguire i voleri predatori dei poteri forti come “saggi” funzionari e ottenere con questo di campare riveriti e forti, senza sporcarsi troppo le mani con ruberie personali.

Federico Roberti