sabato 14 maggio 2022

La frustrazione occidentale...



L’impotenza dell’occidente, ancora armato militarmente ed economicamente fino ai denti, è all’origine del turbine in cui si dibatte. La rabbia e la frustrazione che soffre assomiglia a una forma di autismo. Questo handicap si manifesta nella frenesia dei capi di certi Paesi e dei media di tutto l’occidente. Questo mondo ha costruito un universo tutto suo in cui il centro di gravità è il proprio ego. Sembra rinnegare le filosofie che lo resero famoso, conservando solo la mistica del Bene e del Male impreziosita dalle parole “civiltà”, “valori invalicabili” minacciati dai “barbari”. Ovviamente, i buoni saranno “vittoriosi”. D’altra parte, il nemico, questo Male assoluto, è sepolto da una valanga d’istigazione all’odio sostenuto da menzogne e disprezzo, ed inevitabilmente perderà.

Tale modo di scrivere la storia non è nuovo e pare credibile ai sempliciotti a una condizione: cancellare la storia, dell’occidente e degli altri popoli. Sforzo sprecato. La storia è solcata dal fuoco e dall’acciaio della guerra e le terre sconvolte dove giacciono i morti non svaniscono. Aggiornare le parole buono, cattivo, civiltà, è mostrare cattivo gusto perché appartengono al passato. Il persistere nell’usarli dà indicazioni sul modo di ragionare, rivelando un mondo che un tempo dominava ma che non è più sicuro del suo futuro.

Questo mondo, che si chiamava occidente, ha tuttavia dato i natali a un grande teorico della guerra, Karl von Clausewitz, ufficiale prussiano il cui straordinario saggio intitolato Della guerra è stato dimenticato. L’occidente di oggi pare preferire il dottor Sigmund Freud, che aiuta i pazienti a combattere la battaglia contro se stessi, al contrario della guerra tra due nemici che mettono in gioco il proprio destino. La scelta di Freud impedisce a questo mondo di guardare all’arte e alla ferocia della guerra dove l’intelligenza della storia si unisce alla politica, l’arte suprema, secondo Aristotele. Pertanto, le persone che si vantano nei media preferiscono guadare le “delizie” della psicoanalisi per costruire l’immagine di un presidente russo “malato”, “pazzo”, “solo” e “autocratico”; insomma tutto per accontentare i salotti. D’altra parte, accendono candele per proteggere la “civiltà” esaltando i meriti degli Stati Uniti, baluardo del “mondo libero”.

Parole sprezzanti sono usate per etichettare il Presidente Putin “macellaio” e “genocida”. Quindi ecco un mondo che usa e abusa dell’inflazione parolaia ma dimentica i propri crimini storici. Un mondo che ha prodotto così tante tragedie nella storia e ora produce sordide farse, parafrasando Karl Marx. Sì, per ora è il popolo ucraino che vive una tragedia e sono i nordamericani che impongono uno spettacolo triste e doloroso al mondo. Lo vediamo sulla stampa mondiale che intitola “La guerra in Ucraina”, ma le analisi sono piene di nozioni di guerra della NATO, oppure che i nordamericani conducono una guerra per procura contro la Russia. La nozione di guerra per procura è una vecchia pratica dello Zio Sam, conosciuta come “Vietnamizzazione” (1). Tutti, infatti, vedono che il campo delle manovre militari è l’Europa; il campo di battaglia è l’Ucraina; la carne da cannone gli ucraini. Chi arma e finanzia questa guerra e alla fine ne decide gli obiettivi sono gli Stati Uniti. Dietro l’obiettivo ufficiale nordamericano, quello di indebolire la Russia, si nascondono i piani a lungo termine dello Zio Sam, la Cina le cui molteplici e fitte relazioni coll’alleato russo vanno troncate.

Vediamo se tale fantasia d’indebolire un Paese come la Russia è alla portata dei nordamericani e perché tale obiettivo è una fantasia? Come può essere raggiunto tale obiettivo quando il presidente degli Stati Uniti Biden promette che i soldati statunitensi non combatteranno i soldati russi per evitare la guerra mondiale? E come evitarlo quando il suo ministro della Difesa, Lloyd Austin, dichiara con tono fragoroso, prima della riunione di quaranta Paesi in Germania, che lo scopo della guerra è indebolire la Russia? Tali contraddizioni tra i discorsi dei capi della prima potenza del mondo sono spaventose. Perché pensare per un secondo che un Paese come la Russia rischi di essere ridotto in schiavitù conservando migliaia di bombe nucleari ben protette del suo arsenale, senza reagire, sa di dilettantismo o incoscienza. No comment ! Fortunatamente il mondo, anche nei Paesi europei, introduce un po’ di razionalità nel pensiero e nell’intelligenza di chi ne abusa qua e là.
In guerra, per raggiungere un obiettivo strategico decisivo, devi sporcarti le mani. La regola d’oro dell’arte della guerra è nascondere le intenzioni e inebriare il nemico. Nascondersi e avvelenare richiedono un pensiero infallibile nell’affrontare vincoli, rischi, sorprese, trappole che fanno parte della guerra. Tale pensiero trae le risorse dall’apparato militare e di sicurezza che fornisce informazioni e dai cervelli che le analizzano. E agli Stati Uniti non mancano né la capacità tecnologica né gli analisti per svelare i segreti. Sono dotati di satelliti che vedono e ascoltano il mondo intero. Solo che il sistema nordamericano ha prodotto quello che viene chiamato Deep State in cui si scatenano caste e sette il cui cinismo non ha limiti. Nella fretta di raggiungere un obiettivo, tali sette usano tutto il loro potere per ubo scopo sinistro senza ovviamente considerare le conseguenze. La patata bollente il giorno dopo la passano ai successori. Questo è ciò che è successo alla CIA, che trascina la palla delle bugie sull’Iraq e in parte paga sconfitte e sfiducia con questa guerra in Ucraina.
La prova ? Nel febbraio 2022, la CIA fornì informazioni sulla data specifica dell’ingresso della Russia in guerra in Ucraina. Questo per dire che, nonostante la potenza economica e militare dell’occidente e la qualità dei servizi della CIA alla vigilia della guerra in Ucraina, l’Europa non credeva nell’intelligence nordamericana. Non dobbiamo, inoltre, dimenticare che Stati Uniti ed Europa hanno sottovalutato il feroce desiderio della Russia di fermare l’accerchiamento da parte della NATO (2). Tale sottovalutazione dell’avversario è il marchio dei potenti la cui cieca arroganza ne sminuisce la qualità del pensiero strategico che non riesce più a leggere Clausewitz nella frase “la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”.
I Paesi dell’Unione Europea che non sono pari per potere economico e dipendenza economica e politica dagli Stati Uniti non possono cancellare le proprie contraddizioni. Una volta dichiarata la guerra, esplodono le contraddizioni su natura e tempi delle sanzioni emesse dallo Zio Sam. L’Europa deve solo seguire gli Stati Uniti nelle loro sanzioni e condurre una guerra di propaganda per nascondere le differenze e mostrare un fronte unito nella guerra in Ucraina. L’URSS assorbe la loro immaginazione che li fa confondere con la Russia, il che spiega la ferocia dei loro soldatini della disinformazione addestrati ai segreti e sporchi trucchi del mondo dello spettacolo.

L’arma della disinformazione e della realtà. Quest’arma è economica e ripaga alla grande. La raffinatezza degli strumenti e la facilità con cui l’opinione pubblica viene fuorviata dalla manipolazione delle parole e dei linguaggi offrono vantaggi alla macchina della propaganda. Inoltre, la guerra è una manna dal cielo; mantiene l’opinione pubblica nella paura del domani e i media nel riempire le casse poiché la domanda di informazioni dal pubblico è grande. I boss della disinformazione hanno creato un bisogno avvincente di alimentare l’opinione pubblica con notizie “fresche”. E per tenerla in sospeso, inventano e producono “vittorie”, gossip su leader malati, traditori, ecc. La loro ultima scoperta è la data del 9 maggio, inventata da zero e spacciata per sorpresa di Putin: non hanno mai pronunciato il suo titolo di presidente. Si scervellano per elaborare una dichiarazione di guerra, una parata a Marjupol con, per favore, una sfilata di prigionieri. Mi fermo qui, perché la volgarità compete coll’imbecillità delle loro osservazioni “divinatorie”.

Ancora una volta, il presidente russo gli ha giocato un brutto tiro. Li ha frustrati e le loro parole “divinatorie” sono finite nella fogna. Scommettiamo che ricominceranno e inventeranno altre “vittorie” perché sono dediti ai piaceri della disinformazione!
Bisogna legare tale fauna di “giornalisti” ed “esperti” come categoria di uomini e donne che si immergono nella negazione della realtà raccontandosi storie per distrarsi o guardarsi l’ombelico credendosi avventurieri moderni. Pertanto, la propaganda manipola le realtà del campo di guerra e conta sull’ignoranza del pubblico in generale. Quest’ultimo non è sempre consapevole della storia dei conflitti, ignora i vincoli e gli imperativi della guerra. I nostri “esperti” ne approfittano per alimentare “esperienze” su innumerevoli “vittorie”, frutto della fertile ma pur sempre grossolana fantasia.
Le prime lezioni di guerra. Gli Stati Uniti, lontani nel loro immenso territorio e ben protetti dalla frontiera oceanica, pensavano di poter attivare la loro arma feticcio delle sanzioni, e in particolare il dollaro e le sue tentacolari reti bancarie, per esaurire la Russia. L’Europa li ha seguiti, ma si è resa conto che le sue fabbriche non funzionano col dollaro di carta ma con gas e petrolio. Peggio ancora, le sanzioni si rivoltano contro i suoi interessi e appaiono i semi della divisione con un’Ungheria arrabbiata. Vediamo sorgere dibattiti anche in Germania sul potenziale errore di armare l’Ucraina, ma anche in Francia, più timidamente. Quanto agli Stati Uniti, che contavano sulle sanzioni per riportare la Russia alla “sanità mentale”, hanno cambiato rotta e scaricano cassonetti di armi sofisticate. Hanno capito che il loro protetto, il regime ucraino è in pericolo nonostante la propaganda che satura il pianeta dei media. Un regime guidato da un presidente che crede che la forza del discorso sia più produttiva della forza della polvere da sparo (3).
Un’ultima fantasia diffusa da certi “esperti” ruota sulla Cina. Tali “specialisti” cercano di convincersi che la Cina ascolterà l’occidente e prenderà le distanze dalla Russia. Dire tale enormità quando tutti i massimi analisti e diplomatici continuano a ripetere che l’obiettivo dei nordamericani è neutralizzare proprio la Cina, l’unico rivale che gli resiste. Tale sciocchezza che fa credere che la Cina tradirà la Russia per gettarsi nelle braccia degli Stati Uniti può essere pronunciata solo da una povera anima, per rimanere educati. Perché per tali bastardi, i cinesi non sono abbastanza intelligenti da capire che gli Stati Uniti mirano a indebolire la Russia (Lloyd Austin capo del Pentagono) per ingoiarli meglio senza avere l’indigestione. Tale comportamento ha un nome: pio desiderio. Tale modo di ragionare ha un nome in filosofia: idealismo. La convinzione che le idee fluttuano nell’aria senza alcun collegamento con la realtà.

Gli effetti di queste prime lezioni della guerra. È facile intuire che il piano degli Stati Uniti consiste nell’usare l’Europa per raggiungere la Russia e staccarla dalla Cina. Risultato: il panorama dell’Europa s’incrina. Le sanzioni vanno già contro la macchina produttiva dell’Unione Europea (crescita più bassa), l’inflazione sarà un calderone che farà bollire la pentola degli scioperi e delle manifestazioni. Nonostante queste conseguenze dannose per l’Europa, lo Zio Sam si ostina a finanziare la guerra, a mantenerla in vari modi, ma senza farla davvero. Perché crede di poter indebolire la Russia per prepararsi con calma alla partita finale con la Cina. Indebolire un Paese come la Russia senza che usi le migliaia di missili nucleari, solo uno stratega da soggiorno oserebbe sognare tale fantasia. Tale forma di ragionamento e di comportamento è il mero prodotto di una cultura che elogia l’idea del guadagno sempre maggiore senza pagare il conto. Una cultura da legge della giungla, tranne per il fatto che l’umanità ha imparato con Spartaco che l’uomo preferisce morire piuttosto che vivere in schiavitù. Sappiamo anche che un eminente capo di Stato africano, Sékou Touré, aggiornò la massima di Spartaco dichiarando all’indipendenza del suo Paese che è meglio morire in piedi che vivere in ginocchio.
Concluderò con un’informazione non gustosa che attirava la mia attenzione. È il piano dell’occidente che ha congelato i beni bancari dello Stato russo e di tutti i russi accusati di sostenere il proprio Paese. Queste somme saranno poi trasferite in Ucraina per pagarne la ricostruzione. Se l’occidente farà così, si sparerà ancora una volta ai piedi. Sega il ramo su cui poggia il sistema finanziario capitalista. Molti popoli e Paesi saranno quindi riluttanti ad affidare i propri soldi alle banche occidentali. I Paesi che accettano di vendere petrolio in yuan, ad esempio, sono già minacciati da nordamericani, ad esempio dall’Arabia Saudita.

Ali Aqiqa 

Fonte: https://www.algeriepatriotique.com/2022/05/09/les-desseins-des-etats-unis-en-ukraine-obstrues-par-la-muraille-chine-russie/

lunedì 9 maggio 2022

il nuovo (dis)ordine mondiale...

 


...Guai a parlare di imperialismo, se non è quello russo-putiniano; guai a parlare di pace se non è quella dettata dai cannoni e dall’invio di armi; guai ragionare; guai uscire dal coro; guai smontare la propaganda bellica di entrambi le parti in conflitto.

Guai, guai, guai…

Basti invece cantare come i sette nani disneyani: Andiam, andiam, andiam a guerreggiar… (i nanetti di allora cantavano lavorar, ma che importa ormai ai nano-burocrati rappresentanti del capitale internazionale?). Oppure “Bella Ciao”, contro qualsiasi commemorazione della Resistenza che non si limiti ad esaltare l’unità nazionale e interclassista con i fascisti di un tempo e con quelli di oggi.

Così, nei libri di Storia futuri (stampati, online oppure semplicemente scolpiti nella pietra), come data di inizio vero del Terzo conflitto mondiale potrebbe essere ricordata non quella del 24 febbraio 2022 per l’invasione russa dell’Ucraina, ma quella del 26 aprile dello stesso anno.

Giorno in cui, a Ramstein in Germania, il vertice Nato allargato ha, di fatto, dichiarato ufficialmente guerra alla Russia. Zelensky (autentico Renfield del vampirismo occidentale, ma tutto sommato personaggio secondario della catastrofe mondiale cui stiamo andando incontro), Boris Johnson (a caccia di una riabilitazione politica per la propria carriera e di un nuovo ruolo imperiale per il Regno Unito, costi quel che costi) e Sleepy Joe Biden (l’esibizione concreta del sonno della ragione che guida le scelte occidentali e della Nato) hanno scelto per noi, per la specie e l’umanità intera: basti leggere i titoli dei maggiori quotidiani del giorno successivo, il cui significato può essere sintetizzato con una frase di antica memoria: Alea iacta est (il dado è tratto).

Così mentre i russi avanzano poco a poco, conquistando i territori orientali ucraini e procedendo nell’opera di accerchiamento dei quarantamila soldati delle forze armate di Kiev attestati su quel fronte, i leader occidentali promettono, già intravedendola attraverso gli occhi spiritati di Zelensky, una vittoria in realtà piuttosto difficile da raggiungere e, in compenso, gravida di rischi già contenuti nelle stesse scelte che dovrebbero favorirla. Come, a solo titolo di esempio, l’ulteriore stanziamento di 33 miliardi di dollari richiesto da Joe Biden al congresso americano per la fornitura di altre armi all’Ucraina. Richiesta che fa inevitabilmente pensare alla previsione di una guerra di “lunga durata”.

Non tanto e soltanto per le parole già pronunciate in precedenza dal ministro degli esteri russo Lavrov a proposito del rischio di deflagrazione di una terza guerra mondiale e neppure per le minacce contenute nel discorso tenuto da Putin, a Pietroburgo il 27 aprile, con il riferimento al possibile ricorso ad armi per ora impreviste o sconosciute per l’alleanza occidentale. Ma anche, e forse soprattutto, per le crepe sempre più evidenti che tale dichiarazione di guerra aperta alla Russia rischia di aprire non soltanto tra i presunti alleati, ma anche con le altre potenze presenti sul pianeta. Cina e India in testa.

Come si afferma nell’editoriale del primo numero della rivista «Domino»:

Per gli esseri umani cogliere la profondità del momento storico che abitano è esercizio assai complesso. Travolti dalle circostanze, impegnati a sopravvivere, non percepiscono il frangente vissuto. Nel 476 d.C. nessuno si accorse che la deposizione dell’imperatore Romolo Augustolo avrebbe decretato la fine dell’impero romano d’Occidente – ammesso che sia accaduto sul serio1.

Così, se in Europa la questione delle forniture di gas ha già aperto un divario non secondario tra le richieste americane di sanzioni e gli effettivi interessi economici e produttivi di paesi come la Germania, l’Ungheria, la Slovacchia, la “neutrale” Austria e, anche, della timorosa e confusa italietta draghiana (in cui il peso dell’ENI, che avrebbe già deciso di pagare in rubli le forniture, non può affatto essere considerato secondario sia dal punto di vista economico che politico)2, nonostante le dichiarazioni dell’imperturbabile e insignificante Ursula von der Leyen, secondo la quale «l’Europa non si piegherà al ricatto (russo)», nel resto del mondo l’Occidente, per fingere una sua presunta aumentata influenza, ha dovuto accontentarsi di invitare al vertice di Ramstein paesi come la Liberia, la Tunisia, la Giordania, il Kenya e poco altro ancora.

Atterriti dall’aggressività russa, nei prossimi mesi i principali paesi europei aumenteranno grandemente la spesa militare. Su tutti, la Germania. Massimo esportatore relativo al mondo, tra i più capaci soggetti esistenti, da decenni Berlino è priva di reali forze armate – nelle parole dello Stato maggiore britannico, «i soldati tedeschi sono soltanto campeggiatori aggressivi». Dimensione innocua, utile per tranquillizzare i vicini, prossima a scomparire.

[…] Così il Regno Unito vorrà inserirsi nell’estero vicino della Germania, tornando a ergersi a principale sodale di polacchi e rumeni, come capitato in altri drammatici passaggi della storia.

Sebbene in questa fase salutino con soddisfazione il suo nuovo corso, presto gli Stati Uniti inizieranno a sospettare del satellite berlinese, troppo ingombrante per diventare bellicoso. Fino ad accendere la vecchia competizione bilaterale, soltanto parzialmente sopita con la seconda guerra mondiale. Al di là dell’appartenenza al medesimo fronte, Washington conserva una latente ostilità nei confronti della Repubblica Federale, memore d’aver faticosamente avversato ogni crescente potenza teutonica3.

Sbandierando poi la dichiarazione cinese che «nessuno vuole la terza guerra mondiale», i media italiani guerrafondai fingono una sorta di presa di distanza della Cina dalla politica russa, mentre è evidente che, pur nella sua ovvietà, la Cina non condivide l’attuale politica di aggressione verbale e militare portata avanti dai maggiori rappresentanti della Nato (USA e Gran Bretagna) nei confronti dei governanti e dei territori russi.

L’altro tema su cui si glissa, poi, è il fatto che il nazionalista Modi, in India, abbia di fatto respinto per ben tre volte la richiesta portata avanti, al più alto grado di rappresentanza politica, da Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Europea affinché il suo paese abbandonasse la posizione astensionista nei confronti della condanna della condotta russa, tenuta fin dalla prima votazione alle Nazioni Unite nei primi giorni del conflitto russo-ucraino.

Rifiuto che pone l’India, una delle principali potenze economiche del globo e membro più che importante dei BRICS, in una situazione di attesa che, senza manifestare soverchie simpatie per Putin e la sua politica, si rivela comunque minacciosa per la tranquillità occidentale, la cui politica di intervento militare sempre più esteso si accontenta di giustificarsi attraverso la pretesa di un cambio della guardia in Russia, magari con la speranza di tornare ai tempi di El’cin, senza tener conto dell’autentico tsunami geopolitico che sia le scelte di Putin che proprie hanno e stanno contribuendo a sollevare su scala planetaria.

 Ha dunque perfettamente ragione chi ponga l’esiziale domanda, al nostro governo come a quelli occidentali coinvolti, talvolta controvoglia come quello tedesco, nelle decisioni prese a Ramstein: quale vittoria si vuole perseguire? Ma, soprattutto: sono state messe in conto le conseguenze di una possibile sconfitta? A quanto pare, come per l’alterigia che accompagnò il generale Custer al disastro del Little Big Horn, NO.

Sconfitta che potrebbe derivare non soltanto dal differenziale bellico intercorrente tra l’arsenale nucleare russo e quello occidentale in Europa (qualcosa come dieci a uno, 2000 armi tattiche contro 200, secondo Lucio Caracciolo), ma anche dal fatto, che pur in caso di pareggio, le condizioni del continente europeo, soprattutto, potrebbero uscirne radicalmente modificate al ribasso (sia sul piano economico che sociale) a causa delle distruzioni che ne conseguirebbero.

Se tali distruzioni potrebbero già essere, in forma minore, anticipate dalla crisi economica derivante da un embargo del gas russo, paventata dalla gran parte degli imprenditori europei4, e dalle proteste sociali che ne deriverebbero, mentre già una parte significativa dei paesi mediorientali o affacciantisi sul Mediterraneo meridionale vede già accrescersi le spinte delle proteste di piazza per le difficoltà alimentari derivanti dal medesimo conflitto5, le conseguenze reali e finali potrebbero andare oltre qualsiasi previsione politica, economica o militare.

In questo senso, nonostante le minacce reiterate dell’Occidente ai due paesi che continuano ad acquistare il 70% delle loro armi dalla Russia e ad approfittare, oggi e in futuro, della necessità della stessa di vendere le risorse energetiche non più richieste da una parte dei paesi occidentali, India e Cina potrebbero uscire vincitrici da un conflitto destinato probabilmente a indebolire fortemente l’Europa, la Russia e, seppur con qualche differenza se riusciranno ad approfittare delle distanza dal teatro bellico, gli Stati Uniti stessi. Vincere senza muover un dito e senza sparare un colpo costituirebbe la massima realizzazione del pensiero militare orientale e cinese in particolare. Mentre, al contrario, si rivelerebbe un’autentica catastrofe per il capitalismo occidentale, i suoi apparati, le sue società, i suoi sistemi produttivi e le sue dottrine belliche.

Ipotesi non così peregrina se si considera come la Cina ha potuto sostituire gli americani in Afghanistan, dopo la loro precipitosa ritirata, occupandone le basi militari più importanti, come quella aerea di Bagram, oppure accaparrarsi i diritti di sfruttamento degli enormi giacimenti di terre rare, di cui quel paese è ricco, senza colpo ferire.

La minaccia poi contenute nelle dichiarazioni della von der Leyen durante il suo recente viaggio in India, nel tentativo di smuovere Modi dalle sue posizioni, ovvero quella che un embargo dei microprocessori prodotti a Taiwan, che realizza in proprio o su licenza più del 60% della produzione mondiale degli stessi, nei confronti della Russia potrebbe far sì che l’India, insieme alla Cina, potrebbe non più ricevere gli armamenti più sofisticati prodotti dall’industria bellica russa proprio per mancanza di quelli, potrebbe ottenere un effetto contrario a quello desiderato. Ovvero spinger la Cina, con l’avvallo indiano cosa impensabile fino a poco tempo fa, ad affrettare i preparativi per un’invasione dell’isola contesa all’influenza occidentale fin dal 1949.

Mentre, con una certa forzatura nel ragionamento, si continua ad affermare che Putin con la sua azione è riuscito a rendere più forte e collaborativa l’alleanza occidentale, ci si nasconde che in realtà è proprio l’azione occidentale a rendere possibili, magari anche solo momentaneamente, alleanze fino ad ora imprevedibili, come quella tra i due colossi asiatici. Soprattutto in un momento in cui, lo capirebbe anche il più asino degli strateghi, gli USA, nonostante la baldanza dei suoi rappresentati e del suo svanito presidente, non potrebbero impegnarsi su tutti i fronti destinati a svilupparsi a seguito del precipitare della situazione attuale. In cui anche il pesante riarmo giapponese, il più importante dalla fine del secondo conflitto mondiale in poi, esattamente come per quello tedesco, non significa soltanto allineamento agli ordini americani e occidentali, ma piuttosto l’apertura di una partita in proprio e a tutto campo.

Come sonnambuli, i rappresentanti occidentali riuniti a Ramstein, si sono avviati sul loro viale del tramonto, contenti oppure inconsapevoli di essere destinati a precipitare nel dimenticatoio della Storia, ma, esattamente come il loro avversario Putin, vilipeso, insultato e demonizzato insieme a tutto il popolo russo, ben determinati a cercare di difendere la propria posizione egemonica anche a costo della rovina e distruzione dei propri governati o di buona parte della specie umana.

Così come l’attorucolo Zelensky persegue orgogliosamente, stupidamente e neppure in nome dei reali interessi del popolo che si è trovato ad amministrare.

Con buona pace di tutti coloro in tutto ciò vogliono cogliere, ad ogni costo, un esempio di Resistenza, piuttosto che la demoniaca competizione imperialista che la sottende. Su ogni fronte.

Con leggerezza si parla della guerra, della sua necessità senza averne mai saggiato la pornografia della morte e la crudezza delle sue perversioni. Senza accorgersi che si lustra così la sua forza di attrazione, le si offre uno scopo, un senso, una dignità, una causa, un quarto di nobiltà. E’ un errore fatale. […] Nell’enunciazione di concetti primitivi, l’onore, il dovere riaffiora soprattutto una perfida tradizione irrazionalistica, uno sconclusionato dannunzianesimo fuori tempo: con la voluttà dell’esser eroe, il culto della morale guerresca, il vivo foco della lotta, e altri intrugli che infiammano i piccoli ribellismi borghesi di ogni tempo6.

Sandro Moiso 



Fonte: https://www.sinistrainrete.info/geopolitica/22971-sandro-moiso-il-nuovo-disordine-mondiale-12-vittorie-perdute.html


Note
  1. Punto di svolta in Ritorno al futuro, «Domino» n° 1, aprile 2022, p.7
  2. Si veda: Vanessa Ricciardi, Putin comincia a togliere il gas e spacca l’Unione europea, «Domani», 28 aprile 2022
  3. Punto di svolta, op. cit. p.9
  4. Si veda anche soltanto il tentativo di tenere aperti i rapporti col mercato russo da parte dei maggiori calzaturifici italiani, che nei giorni scorsi in barba ai divieti hanno inviato una loro nutrita delegazione di rappresentanti in Russia
  5. Si veda: Francesca Mannocchi, La guerra, la carestia e le rivolte del pane, «La Stampa» 23 aprile 2022
  6. Domenico Quirico, L’ebbrezza militarista che spinge al conflitto, «La Stampa» 28 aprile 2022



sabato 7 maggio 2022

La colonia Europa, a malincuore, paga dazio agli USA...

 



Oramai é una corsa a tre per chi la spara piú grossa, per chi si avvicina di piú alla guerra mondiale senza darlo a vedere, per chi affossa i popoli europei in nome della democrazia. I tre campioni della guerra permanente sono l’imbambolato di Washington, il mangiafuoco di Londra e – buona ultima – la donnetta di Bruxelles.

Dei tre, la piú patetica é certamente la terza. Poveretta, si vede che farebbe carte false per avere anche lei un esercito con “esperti” da mandare a Kiev, o magari qualche missile da donare a Zelenskyi a mo’ di aiuti umanitari, o al limite anche uno straccio di carroarmato, un drone o – chessó – tricche-tracche e castagnole.

La Valchirietta si macera e si strugge. Le manca il sospirato “esercito europeo”, sogno proibito di tutti i dilettanti che non hanno ancora capito che un esercito é una cosa seria, che serve a supportare una politica estera concreta, che una politica estera concreta non potrá mai esserci senza interessi comuni fra gli Stati-membri... Tutte cose che l’Unione Europea non ha. Non ha interessi comuni da difendere, non ha una politica estera comune da proporre al mondo, e non ha naturalmente un esercito comune.

E meno male. Se questo immaginario “esercito europeo” fosse esistito, forse a quest’ora qualche amazzone in sedicesimo o qualche pennellone di complemento avrebbe giá fatto succedere qualche guaio irreparabile.

In mancanza di meglio, i guastatori di Bruxelles si arrangiano come meglio possono. L’importante é obbedire a tutti gli ordini che giungono da Washington. E poco importa se questi ordini vanno contro gli interessi europei.

Per esempio, in materia di guerra o pace. Il sogno proibito del Deep State americano é una guerra mondiale contro la Russia; tanto la guerra verrebbe condotta in Europa, e al di lá dell’oceano arriverebbero solo gli echi delle cannonate.

Non potendo arrivare alla guerra mondiale, americani (e inglesi) si accontenterebbero, al limite, di una guerra localizzata in Ukraina, ma che duri il piú a lungo possibile, in modo da “fare male” alla Russia. L’Europa avrebbe invece interesse a che la guerra finisca il piú in fretta possibile, in modo da ritrovare un minimo di normalitá.

Idem per le armi: gli USA hanno interesse ad alimentare la guerra, con la scusa di “aiutare l’Ukraina a difendersi”. L’Europa avrebbe l’interesse esattamente opposto.

Capitolo sanzioni. Gli americani ci impongono di adottarle, e i vertici dell’UE accettano di buon grado. Le sanzioni fanno un baffo all’economia USA, ma massacrano la nostra economia.

In particolare, nel campo energetico l’embargo al gas russo é, nella sostanza, un atto di guerra economica contro l’Europa. E anche qui i giulivi governanti europei si affrettano ad obbedire; chiedono soltanto qualche mese di tempo per “diminuire la dipendenza del gas russo”. Gli americani ci riempiranno del loro gas liquido, al doppio del prezzo con cui acquistiamo il gas del deprecato regime putiniano. Ma non basta, perché il gas non serve soltanto ad alimentare i condizionatori di Draghi (che vergogna!), ma anche a permettere alla nostra industria di funzionare.

Anzi, a ben guardare, l’embargo al gas russo produrrebbe un vantaggio supplementare per gli USA: la deindustrializzazione dell’Europa e, soprattutto, di due pilastri della sua economia: la Germania e l’Italia.

E infine, saltando a pie’ pari una lunga serie di altri argomenti, veniamo al grande obiettivo geopolitico e geostrategico che oppone America ed Europa. Gli USA vogliono a tutti i costi impedire che Europa e Russia raggiungano un’intesa che possa generare un terzo blocco, autonomo sia dagli USA che dalla Cina; un blocco autosufficiente e dotato di risorse immense in tutti i campi: energetico, alimentare, industriale, per tacere del suo potenziale militare.

Per impedire la creazione di un tale blocco, Washington é disposta anche a “regalare” la Russia alla Cina, bilanciando questa perdita con il rafforzamento del suo dominio (politico, economico, militare) sull’Europa. L’Europa – viceversa – non ha interesse né a regalare la Russia alla Cina, né a sancire un suo ruolo permanente di subordinazione agli Stati Uniti.

Il tutto, peraltro, va inquadrato in una prospettiva a piú lungo termine: quella di uno scontro (che a Washington ritengono inevitabile) fra USA e Cina, ovvero fra Usa+Europa e Cina+Russia. Ecco perché nei corridoi atlantisti si comincia a parlare con sempre maggiore insistenza di una “nuova NATO”. Una NATO che, dopo essere stata utilizzata in funzione anti-russa, possa essere riconvertita in funzione anti-cinese. Qualcuno parla giá apertamente di inviare nel Pacifico non giá un impensabile “esercito europeo”, quanto piuttosto le flotte da guerra di Francia, Germania, Inghilterra e magari – se qui da noi dovesse esserci ancora un governo Draghi o equipollente – anche qualche piccolo naviglio italico.

In sostanza, l’interesse americano é per la guerra, l’interesse europeo é per la pace. Tutte cose che a Bruxelles non si capiscono. O non si vogliono capire.

Michele Rallo





venerdì 6 maggio 2022

Discorso di Giorgio Bianchi al Consiglio di Sicurezza dell'ONU



Buonasera, è davvero un onore per me essere qui.

Sono tornato da poco dal Donbass, dove per circa due mesi ho documentato il conflitto. Devo dire che mi aspettavo una differenza tra la realtà sul campo e quella mediatica, ma non a questi livelli.

Posso capire la propaganda russa, posso capire la propaganda ucraina, ciò che per me resta incomprensibile è la propaganda europea.

Con i media russi censurati, e con tutti gli altri cosiddetti media ufficiali allineati sulla propaganda ucraina, per il pubblico europeo, io sono europeo, è praticamente impossibile formarsi un'opinione obiettiva sulla realtà sul campo. Per questo sempre più persone si rivolgono al web per ricevere un'informazione equilibrata.

Governi e piattaforme digitali, invece di interrogarsi su questo fenomeno, stanno cercando di limitare l'accesso alle informazioni online. Sembra che il loro obiettivo sia quello di sostenere un'unica narrazione dei fatti.

La guerra è di per sé drammatica, ne so qualcosa, quindi non c'è bisogno di renderla ancora più orribile inondando etere e carta di notizie false. Penso che non sia utile alimentare il conflitto o addirittura ampliarlo, con campagne d'odio.

Mi sembra che ci sia una sorta di interesse per far sì che il conflitto duri a lungo e si allarghi.

Ho personalmente smascherato diverse fake news diffuse sui media europei: la vergognosa prima pagina de La Stampa che surrettiziamente attribuiva ai russi la strage avvenuta a Donetsk il 14 marzo; il fatto che Mariana, la ragazza simbolo del bombardamento dell'ospedale Mariupol, non sia stata rapita dai russi; il fatto che i russi non stiano deportando civili da Mariupol (non riescono ad evacuare tutti i civili che desiderano partire, di certo non riescono a portare via quelli che vogliono restare).

Al contrario, ho dimostrato che i soldati e le milizie ucraine hanno ampiamente utilizzato i civili come scudi umani.

Le testimonianze che ho raccolto sono decine e la stragrande maggioranza lo conferma.
Non c'è traccia di tutto questo lavoro di fact checking sul campo, nella stampa mainstream.

A che gioco stiamo giocando? Vogliamo la Terza Guerra Mondiale?

Vogliamo ridurre alla miseria le popolazioni europee a furia di sanzioni?

Sono un giornalista indipendente. Il mio lavoro è riconosciuto a livello internazionale. Ma non posso lavorare in Ucraina perché sono su una lista nera, Myratvorets, nella quale vengo etichettato come un "criminale".

Solo per aver fatto il mio lavoro e per aver condiviso il mio punto di vista con il pubblico… Un punto di vista documentato da otto anni di lavoro sul campo.

Vengo accusato di essere un professionista "embedded". Ma non posso lavorare dall'altra parte perché rischio di essere arrestato. Pensate sia normale?

Un'altra volta: a che gioco stiamo giocando? Di sicuro è un gioco molto pericoloso.
Traduzione del discorso di Giorgio Bianchi al Consiglio di Sicurezza dell'ONU (06/05/2022).


giovedì 5 maggio 2022

Momenti TV funzionali al dileggio...

 


Ante Scriptum: “Ai non stufi di ricevere questi miei annunci di presenza sui mass media, bisbiglio che sarò ospite il 5 maggio mattina, verso mezzogiorno, all’Aria che tira, da Mirta Merlino, la7. Ma forse è meglio indugiare in cucina sul sugo per le pappardelle..." (Fulvio Grimaldi)


Di seguito estratti dalle mie ultime partecipazioni a di Martedì di Giovanni Floris, la7. C’è chi dice che non ci si deve andare ai talkshow di questo tipo, che ci si presta alle manipolazioni. Giudicate voi:


https://www.la7.it/dimartedi/video/fulvio-grimaldi-il-9-di-maggio-ci-si-ricorda-che-il-mondo-e-stato-salvato-da-unarmata-rossa-e-oggi-04-05-2022-436730


https://www.la7.it/dimartedi/video/fulvio-grimaldi-contro-alan-friedman-se-le-sue-faccine-fossero-argomenti-avremmo-cicerone-ma-abbiamo-03-05-2022-436719 


A questo invio di momenti tv, desolanti, ma anche abbastanza divertenti, aggiungo questo scambio di messaggi, altamente indicativi. Preciso che queste concessioni dei talkshow di spazi ridotti ai reprobi e subito assediati e dileggiati dalla maggioranza assoluta dei probi, dai difensori della nostra libertà e democrazia, nei media e in politica, vengono immediatamente stigmatizzati, con tanto di intimidazione mafiosa a toglierli di mezzo. Non è soltanto la rivolta contro l’intervista fatta a un protagonista assoluto di quanto avviene oggi nel mondo, il ministro degli Esteri Lavrov, dovuta al 10 percento da invidia per un grosso scoop sfuggito e al 90% all’imbarazzo e allo sconforto che si siano potute ascoltare, all’interno del più massiccio menzognificio mai costruito, parole di realtà, verità, intelligenza, umanità. E’ il panico delle crepe che queste parole hanno inevitabilmente aperto nel calcestruzzo del menzognificio, attraverso le quali si incomincia a intravvedere cosa c’è dietro. E noi, che facciamo delle fugaci e contrastate epifanie tra le schiere tv dei benpensanti e benfacenti di guerre e vaccini, cercando di seminare un seme, anche uno solo, di pensiero altro, un pochino, grattando, contribuiamo. ad allargare queste crepe.

 

E allora ecco che non poteva non scendere in campo Enrico Mentana, a biasimare chi, nella sua stessa rete, quella ultra-atlantista e bellicista di Cairo, si abbassava a invitare gente come il sottoscritto e altri eretici della santa guerra a Putin. Nulla da commentare. Qui non si tratta di giornalismo, ma di comunicazione della quale ogni accento è predeterminato allo scopo. Se in Italia esistesse un vero Ordine dei Giornalisti, con il compito di salvaguardare la deontologia e correttezza professionale, Mentana avrebbe dovuto esservi deferito a ogni edizione del suo tg o delle sue “maratone”.

 

Mentana è solo Mentana, con alle spalle, tuttavia, una lobby potente.

 

Quel che è peggio è che un pezzetto dello Stato si è permesso di decidere ciò che va detto, non detto, scritto, ascoltato negli organi della sedicente informazione. Eminenti esponenti del COPASIR, organo parlamentare di vigilanza sui Servizi Segreti, hanno chiesto che si vigilasse, non sulle mille operazioni più o meno oneste o sporche dei nostri 007 in patria e fuori (compresa l’Ucraina nazificata), bensì su chi, sempre nei media e specificamente nei talk show, produce “disinformazione”. Definita tale dagli stessi padrini dei servizi.

 

Infine, per arrivare finalmente ai livelli dei tagliagole dell’ISIS, prima e dei pendagli da forca di Zelensky, ecco, dopo i vari sussurrati o allusi, i proscritti espliciti da “sistemare. Li trovate nell’elenco, qui sotto, compilato a favore di qualche “profugo” Azov in Italia, dal sedicente giornalista Fabrizio Rondolino.

A dispetto della buona volontà collaborativa dei proscritti, rivelata dall’equipollenza da loro ribadita tra chi da sempre aggredisce e chi da sempre si difende, il Rondolino non gli consente di spargere il spargere il veleno mediante auspici di pace, per quanto inconsistenti dato il quadro in cui si collocano.

 

Conclusione? Si capisce perché questo paese, il suo premier, i suoi gazzettieri, i suoi rappresentanti di un popolo che per oltre metà non condivide un ca..o di ciò che i suoi, eletti e non, fanno sulla guerra, il suo presidente, stiano con Zelensky e Azov. Sbaglio a dire che il nuovo nazismo, quello voluto tecnoglobale, supera di gran lunga il primitivo predecessore?


Fulvio Grimaldi  - fulvio.grimaldi@gmail.com




mercoledì 4 maggio 2022

La morte è un'illusione...

 


È sempre qualcun altro che muore; tu non muori mai. Con questo voglio dire che la morte è sempre vista dall'esterno, non dall'interno.

Coloro che hanno visto il loro mondo interiore sono unanimi nel dire che non c'è morte.
Tu non sai cosa costituisce la tua consapevolezza, essa non è costituita dal respiro, non è costituita dai battiti cardiaci, non è costituita dalla circolazione del sangue. Quindi quando il medico dice che un uomo è morto, è la conclusione di un evento esterno; tutto quello che sta dicendo è: "Questo uomo non respira più, la sua pulsazione si è fermata, il cuore non batte".
Sono queste tre cose equivalenti alla morte? Non lo sono.

La consapevolezza non è il tuo corpo, né la tua mente, né il tuo cuore. Quindi, quando una persona muore, muore per te, non per se stessa. Per se stessa cambia semplicemente casa, forse si muove in un appartamento migliore. Ma siccome il vecchio appartamento è rimasto e tu lo stai cercando lì, non trovandolo pensi che il pover'uomo è morto. Tutto quello che dovresti dire è, "Il pover'uomo è fuggito. Dov'è andato ora, non lo sappiamo ".

Infatti, la scienza medica va oltre i suoi limiti quando dice che qualcuno è morto. La scienza medica non ha ragione, perché non ha ancora una definizione di ciò che costituisce la morte. Può semplicemente dire che "Questo uomo non respira più. Il suo cuore si è fermato. Concludere che è morto, va oltre ciò che è visibile.

Ma poiché la scienza non ha alcuna idea della consapevolezza, la morte del corpo diventa la morte dell'Essere.

Coloro che hanno conosciuto l'Essere ... e non è necessario morire per conoscerlo; puoi semplicemente entrare dentro di te. Questo è quello che chiamo Meditazione - basta andare dentro e scoprire qual è il tuo centro, e noterai che al tuo centro non c'è respirazione, non c'è battito cardiaco, non c'è il pensiero, la mente, il cuore, il corpo; e nonostante ciò tu sei ancora.

Una persona che ha fatto esperienza di sé - che egli non è il corpo, non è la mente, non è il cuore, ma pura consapevolezza - sa anche che non c'è morte per lui, perché non dipende dal corpo.

Osho



martedì 3 maggio 2022

Sionisti e nazisti uniti

 


Stanno giungendo da Israele verso l'Ucraina dei volontari ebrei che si sono uniti agli Azov per combattere contro i russi. 

Gli ebrei israeliani sono stati accolti dal rabbino della sinagoga di Dnepropetrovsk che ha dato loro la "benedizione" per la loro intenzione di voler uccidere i russi. 

Gli israeliani portano una stella di David come segno distintivo. 

Sarebbe interessante chiedere ai vari esponenti del clan sionista in Italia, quali Daniele Capezzone, Maria Giovanna Maglie e Giuliano Ferrara, tutti vicini al mondo neocon, qual è il senso dello stato di Israele? 

È stato detto più di 80 anni fa che la nascita di Israele era indispensabile per mettere al sicuro gli ebrei dalla persecuzione nazista, ma se i padroni della lobby sionista, oggi come ieri, sono i primi a proteggere e sostenere i "nazisti"(anche quandi si tratta di "nazi dell'Illinois"), la crisi ucraina ha ancora una volta confermato come il sionismo sia il peggiore nemico degli ebrei.

Cesare Sacchetti


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