sabato 15 gennaio 2022

Sassoli... santo subito!


  Benedicente e con aureola: santo subito


Davide Sassoli, è stato testè celebrato dal colto e dall'inclita, ma soprattutto dai suoi mandanti, gestori e loro applauditori, con un funerale di Stato. Apogeo conclusivo (si spera) di una settimana di passione eulogistica e di beatificazione come non se ne ricordava dai tempi di Teresa di Calcutta (peraltro una strega). Del collega (se tale si può dire il disco con il logo della Voce del Padrone) non mi sarei curato, non fosse stato per l'alluvione di livore e dileggio riversata dagli schermi di un sedicente informatore e autentico delatore (TG Mentana, La7) sul povero Prof. Paolo Becchi.

Di Becchi, già teorico dei Pentastellati, si può dire di tutto (come di Massimo Cacciari, capitato a sua insaputa nel consesso di persone coerenti e lucide e subito distintosi), ma non che nelle sue osservazioni sull'eziologia del male che ha ucciso Sassoli non fosse confortato dal brivido di sospetto che è corso per le sinapsi di mezzo mondo. 

Che, cioè, nella polmonite di 4 mesi prima e poi nel decadimento delle difese immunitarie del tri-punturato Sassoli avesse svolto qualche ruolo la sostanza multiforme che, nei continenti che ne abusano, sta provocando esiti analoghi in numeri incontenibili (e ormai insopprimibili) di vittime...

Fulvio Grimaldi - https://fulviogrimaldi.blogspot.com/




mercoledì 12 gennaio 2022

Kazakistan. La solita rivoluzione colorata (targata USA)...



Il tentativo di rivolta armata fallito in Kazakistan (vasto paese centro-asiatico di enorme importanza strategica essendo incuneato tra Russia e Cina) si può considerare come l’ultimo tentativo di “rivoluzione colorata”. Con questo termine si possono indicare tutti i tentativi di rivolte e colpi di stato – innescati e sostenuti dagli Stati Uniti ed altre potenze occidentali - che si sono susseguiti in tutto il mondo negli ultimi 30 anni dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Lo scopo di questi tentativi (in genere indicati con nomi di colori vivaci o di fiori colorati) era di spazzare via una serie di governi indipendenti che non erano perfettamente allineati con le politiche di dominio occidentale e con gli interessi del grande capitalismo globalizzato di marca statunitense ed occidentale. La caduta del presidente Tokayev in Kazakistan, paese di grandi risorse naturali e soprattutto stretto alleato di Russia e Cina, avrebbe costituito un grosso problema per i due giganti euro-asiatici considerati concorrenti degli USA a livello economico, politico e militare.

Tra i numerosi colpi di stato e rivolte organizzate negli ultimi anni, possiamo ricordare il colpo di stato contro Milosevic nella ex-Jugoslavia, quello contro Yanucovych in Ucraina, quello contro Shevardnadze in Georgia, la rivolta armata organizzata contro Assad in Siria, il tentativo diretto contro Lukashenko in Bielorussia, il colpo di stato operato con l’aiuto truppe francesi contro Laurent Gbagbo in Costa d’Avorio, la defenestrazione e l’uccisione di Gheddafi in Libia con l’intervento diretto della NATO, eccetera. In ogni caso – benché la compiacente stampa occidentale e gli altri mass media pilotati – abbiano sempre definito questi personaggi come “dittatori” - si trattava in realtà sempre di presidenti e capi di stato regolarmente eletti in regolari elezioni, spesso con vaste maggioranze e consensi. Un caso particolare è quello di Gheddafi, che era un capo carismatico molto popolare nella maggior parte della popolazione libica, organizzata secondo una particolare forma di socialismo popolare (la Jamahiriya), e molto stimato da tutti i movimenti di liberazione africani.

Alcuni di questi tentativi sono falliti, come in Bielorussia, Hong-Kong e parzialmente in Siria, dove però un terzo del paese è ancora occupato da truppe straniere e la situazione economica – in seguito alla guerra - è disastrosa. Anche in Ucraina le regioni orientali abitate da Russi si sono opposte con le armi. Ma i metodi usati sono stati sempre gli stessi. Li riassumiamo sinteticamente:

-sanzioni economiche e pressioni militari ai confini, o bombardamenti diretti, per destabilizzare il paese da colpire;

-uso generalizzato di blogger opportunamente addestrati che incitano alla rivolta on-line sui social, in connessione con campagne di stampa dei mass media occidentali;

-uso spregiudicato delle cosiddette Organizzazioni non Governative (in realtà ben foraggiate da governi occidentali) per raccogliere consensi, specie tra i giovani, con false parole d’ordine libertarie;

-corruzione di alti funzionari governativi e capi dell’esercito, polizia e servizi segreti;

-utilizzo, come massa di manovra di minoranze etniche (come Curdi, Kossovari, ecc.) e di gruppi fanatici religiosi, specie musulmani (come in Iraq, Siria, Libia, ex-Jugoslavia, ecc.);

-uso spregiudicato di gruppi di destra di provata fede nazi-fascista e organizzati militarmente, come in Ucraina.

Il gioco però è ormai scoperto e in molti paesi si attuano contromisure. Così i Russi sono intervenuti in Kazakistan con l’assenso del governo locale, che ha ricevuto anche l’appoggio della Cina. I Russi sono intervenuti anche in Siria aiutando il governo locale a resistere all’assalto delle formazioni jahadiste di Al Qaida, Stato Islamico e gruppi filo-turchi. Paesi come la Repubblica Popolare coreana (RPDK) e l’Iran si dotano di efficienti apparati militari di difesa. Anche Russia e Cina rafforzano le proprie difese (anche se le loro spese militari, pur sommate tra loro, sono meno di un quarto di quelle degli USA!).  Ѐ auspicabile che le tensioni e le provocazioni causate da queste continue operazioni aggressive non sfocino in un conflitto più vasto e generalizzato.

Vincenzo Brandi


Articolo collegato: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-situazione_stabilizzata_e_giornata_di_lutto_nazionale_in_kazakistan/82_44698/

martedì 11 gennaio 2022

La quarta dose di Pfizer. Bourla o burla?



L’amministratore delegato della multinazionale farmaceutica Pfizer, Albert Bourla (un nome davvero ad hoc), è stato proclamato pochi giorni fa l’uomo dell’anno per l’economia. Bourla, invece di esaltarsi per il suo successo personale, ha pensato prima ai sofferenti ed ha annunciato la necessità a breve di una quarta dose di vaccino per tutti. Poche settimane prima lo stesso Bourla aveva parlato di un semplice richiamo annuale, ma poi si vede che la generosità e l’altruismo gli hanno preso la mano.

I media pendono dalle labbra di Bourla, senza notare due curiose incongruenze. Se il vaccino prodotto da Pfizer fosse stato efficace nel bloccare il contagio, Bourla ci avrebbe venduto soltanto due dosi a testa, mentre ora potrà moltiplicare le vendite e quindi i profitti. Alcuni malpensanti ritengono che ciò rientri nella normale strategia industriale, qualcosa di simile all’obsolescenza programmata nel progettare gli elettrodomestici, fabbricati in modo tale da durare un certo numero di anni e non di più. La strategia industriale delle case farmaceutiche non punterebbe quindi a farmaci efficaci per eliminare le malattie, bensì a farmaci poco efficaci in grado di creare dipendenza.

Comidad


Fonte: https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/21999-comidad-quando-il-conflitto-di-interessi-diventa-una-bourla.html

lunedì 10 gennaio 2022

Kazakistan. Il tentato golpe dei terroristi targati CIA...

 


Nel momento in cui l’Europa si confronta ogni giorno con repressione e manifestazioni di piazza che sfociano in scontri violenti con la polizia nel contrasto degli eventi "non autorizzati" contro l’obbligo vaccinale, quanto accade nel lontano Kazakistan appare come la storia di un altro pianeta o di un altro momento storico.

Dal paese dell’Ex Unione Sovietica giungono rapporti tremendi che palesano già dei sospetti inquietanti. Tra le vittime ci sono almeno 13 i poliziotti uccisi ad Almaty, la città epicentro delle violente proteste esplose in Kazakistan per il caro carburante. Lo riferisce a Ria Novosti il comando centrale di polizia di Almaty, secondo il quale due dei poliziotti uccisi sono stati decapitati.

Nel frattempo si è saputo che il capo dell’ intelligence del Kazakistan Karim Masimov, ex primo ministro e alleato di lunga data dell’ex leader del Kazakhstan Nursultan Nazarbayev, è stato arrestato con l’accusa di ‘alto tradimento’.

Lo ha fatto sapere la stessa agenzia per la sicurezza che lo aveva silurato mentre nel Paese imperversavano proteste e violenze senza precedenti. L’arresto di Masimov è il primo provvedimento preso contro un alto funzionario dell’ex repubblica sovietica dell’Asia centrale nella crisi in atto.  Il Comitato Nazionale per la Sicurezza (Knb) ha precisato in una nota che l’arresto è avvenuto giovedì scorso.


 

Un poliziotto bloccato dai manifestanti ad Almaty e pestato a morte


Secondo quanto riferito da fonti di polizia, ci sarebbero decine di manifestanti uccisi mentre cercavano di assaltare varie edifici delle forze dell’ordine e della politica. Oltre mille le persone ferite in due giorni di violenti scontri, di cui almeno 400 ricoverati in ospedale e 62 in terapia intensiva.

Subito si sono attivate le contromisure dell’Organizzazione del Trattato per la sicurezza collettiva (CSTO) che è un’alleanza militare intergovernativa in Eurasia composta da stati selezionati post-sovietici.

L’esercito schierato contro le proteste in Kazakistan dopo che bande di terroristi islamici hanno ucciso civili e poliziotti, decapitandone due

La Russia ha inviato prima i paracadutisti e poi, tramite circa 70 aerei, numerosi mezzi blindati e truppe che sono già arrivati nella piazza della città più grande, Almaty, teatro degli scontri più gravi, dove hanno aiutato l’esercito kazako a riprendere il controllo dell’aeroporto, in precedenza conquistato da agguerriti ed esperti manifestanti.

Decine di persone sono morte e gli edifici pubblici in tutto il Kazakistan sono stati saccheggiati e dati alle fiamme nella peggiore violenza che l’ex repubblica sovietica abbia subito in 30 anni di indipendenza.

TERRORISTI ISLAMICI ADDESTRATI ALL’ESTERO TRA I RIBELLI

Le manifestazioni sono iniziate come risposta a un aumento del prezzo del carburante, ma si sono trasformate in un ampio movimento contro il governo e l’ex presidente Nursultan Nazarbayev. Nazarbayev, 81 anni, è stato il sovrano più longevo di qualsiasi stato ex-sovietico fino a quando non ha ceduto la presidenza a Tokayev nel 2019.

«Il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev ha accusato per i disordini dei terroristi addestrati all’estero» ha scritto l’agenzia Reuters.

“I militanti non hanno deposto le armi, continuano a commettere crimini o si stanno preparando”, ha detto Tokayev, 68 anni, in un discorso televisivo. Chi non si arrende sarà distrutto. Ho dato l’ordine alle forze dell’ordine e all’esercito di sparare per uccidere, senza preavviso”.

Le sue accuse legittimano i sospetti che la questione del gas sia soltanto un “casus belli” creato ad arte nell’ambito di un piano ampio progetto di destabilizzazione della nazione ordito da apparati internazionali di intelligence militare come avvenuto in precedenza in Georgia e in Ucraina. 

Il giornalista esperto di geopolitica internazionale Maurizio Blondet ha riportato nel suo blog importanti elementi a conferma di una premeditata cospirazione, tra cui le dichiarazioni di «Vasiliev, capogruppo di Russia Unita nella Duma: Le proteste in Kazakistan stanno assumendo la forma di una ribellione armata, nel paese sono arrivati militanti islamici ben addestrati».

«Tra i manifestanti sono emersi militanti ben addestrati provenienti dalle bande radicali attive nei paesi del Medio Oriente e in Afghanistan» ha fatto eco il vice presidente del Consiglio della Federazione russa Konstantin Kosachev.

La decapitazione di due poliziotti conferma il modus operandi dei jihadisti. E la loro presenza nell’area riporta alla mente l’allarme lanciato tre anni fa, nel maggio 2019, dal capo dei servizi segreti russi. ("JIHADISTI ISIS LIBERATI DAGLI USA AMMASSATI VICINO ALLA RUSSIA")

«Particolarmente preoccupante è il dispiegamento di gruppi terroristici nelle province settentrionali dell’Afghanistan» dichiarò il direttore dello FSB (ex KGB) Alexander Bortnikov ai capi dei servizi segreti ex sovietici a Dushanbe, capitale del Tagikistan.

Secondo Russia Today infatti, un ramo dello Stato islamico aveva ammassato circa 5.000 militanti nel nord dell’Afghanistan al confine delle repubbliche post-sovietiche dell’Asia centrale.

  

Kazakistan e i paesi confinanti dell’Ex Unione Sovietica

L’allarme assunse grande rilevanza anche perché i quattro stati confinanti con l’Afghanistan sono tutti a maggioranza musulmana sunnita come i limitrofi Uzbekistan e Turkmenistan, che confinano con il Kazakistan, dove il 72 % della popolazione è islamico, che condivide tutta la lunghissima frontiera terreste settentrionale con la Russia.

L’esplosione dell’attuale ribellione ad opera di miliziani musulmani rafforza i sospetti su quei movimenti anche in ragione di altre due considerazioni importanti.

Come conferma un reportage dell’agenzia Fides, organo d’informazione delle Opere Missionarie Pontificie, l’aumento del costo del carburante non è una protesta della popolazione, che essendo povera non ha l’auto, ma del ceto sociale più ricco.

Inoltre una crisi in Kazakistan rientra nelle strategie di destabilizzazione contro la Russia già previste da vari think-tank sostenuti dal Pentagono, il Dipartimento della Difesa Usa (DOD).

Nelle scorse settimane abbiamo pubblicato il reportage sul piano CEPA riferito al corridoio Suwałki tra Polonia e Bielorussia dove si è verificata la crisi dei migranti, parzialmente attenuata dal fatto che l’Iraq ha fatto rimpatriare con voli di stato i suoi connazionali rimasti imprigionati al confine per l’opposizione delle autorità polacche al loro ingresso nell’Unione Europea.

IL SOSPETTO COMPLOTTO AMERICANO COI JIHADISTI

Ma come rileva ancora il giornalista Blondet citando “Moon of Alabama Blog” «All’inizio del 2019 il think tank RAND finanziato dal Pentagono ha pubblicato un ampio piano per la destabilizzazione contro la Russia dal titolo “Estending Russia: Competing from Advantageous Ground (Estensione della Russia: competere da una base vantaggiosa). Il rapporto lungo 350 pagine raccomandava agli Stati Uniti di adottare alcune misure per contenere la Russia.

“Riconoscendo che un certo livello di concorrenza con la Russia è inevitabile, questo rapporto cerca di definire aree in cui gli Stati Uniti possono farlo a proprio vantaggio. Esaminiamo una serie di misure non violente per sfruttare le effettive  vulnerabilità e le ansie della Russia come un modo per stressare  l’esercito e l’economia   russe e  l’autorità  politica del regime in patria e la sua  influenza all’estero. I passaggi che esaminiamo non avrebbero né la difesa né la deterrenza come scopo principale, sebbene possano contribuire a entrambi. Questi passaggi sono concepiti come elementi di una campagna progettata per sbilanciare l’avversario, portando la Russia a competere in domini o regioni in cui gli Stati Uniti hanno un vantaggio, e facendo sì che la Russia si estenda eccessivamente militarmente o economicamente o facendo perdere al regime prestigio e influenza a livello nazionale e/o internazionale”.

La RAND elenca le misure economiche, geopolitiche, ideologiche, informative e militari che gli Stati Uniti dovrebbero adottare per indebolire la Russia.

Come evidenzia ancora il bla Blondet & Friends: «Da quando è uscito il rapporto, sono state attuate le prime quattro delle sei “misure geopolitiche” elencate nel capitolo 4 del rapporto. Gli Stati Uniti hanno consegnato armi letali all’Ucraina; hanno aumentato il loro sostegno ai “ribelli” in Siria. Ha tentato un cambio di regime in Bielorussia e ha istigato una guerra tra l’Azerbaigian e l’Armenia. Gli Stati Uniti stanno ora attuando la misura 5 che mira a “ridurre l’influenza della Russia in Asia centrale”.

«I servizi segreti stranieri sono dietro le rivolte di massa in corso in Kazakistan, che causeranno centinaia o migliaia di morti e un paese saccheggiato per gli anni a venire, ha dichiarato giovedì il presidente serbo Aleksandar Vucic ai giornalisti» aggiunge ancora Maurizio Blondet che analizza a fondo i retroscena  della vicenda. ("Agenzie di spionaggio straniere dietro le rivolte in Kazakistan, dice il presidente serbo. E non è il solo")

Il Kazakistan, confinante strategico per Mosca, è un paese ricco di minerali, senza sbocco sul mare, tre volte più grande del Texas ma con meno di 20 milioni di abitanti. Una parte significativa della sua gente è russa e la lingua russa è di uso comune. Il paese è un collegamento importante nell’iniziativa strategica Belt and Road tra Cina ed Europa.

Per contrastare il tentativo di rivoluzione la Russia ha già inviato le sue truppe sollevando la reazione isterica e paranoica dell’amministrazione di Joe Biden ha contestato la legittimità della loro presenza. Ma non va dimenticato che proprio Biden fu tra i principali registi del golpe in Ucraina del 2014 quando era il vice di Barack Obama e della successiva guerra civile del Donbass con sudditanza militare di Kiev alle armi fornite dal Pentagono.

Il segretario stampa della Casa Bianca Jen Psaki ha affermato che gli Stati Uniti sostengono “gli appelli alla calma” e ha affermato che i manifestanti dovrebbero essere in grado di “esprimersi pacificamente”, esortando le autorità “a esercitare moderazione”.

Psaki ha affermato che “le pazze affermazioni russe” su una mano degli Stati Uniti dietro le manifestazioni di massa sono “assolutamente false e chiaramente parte del manuale standard della disinformazione russa”.

(VEDI ANCHE: DOSSIER TURCO: I 21 GRUPPI JIHADISTI FINANZIATI DA USA E CIA)

Sono le stesse dichiarazioni a suo tempo fatte dalla Casa Bianca in relazione alle proteste di piazza Maidan in Ucraina culminate con la strage di almeno 60 persone il 20 febbraio 2014 quando misteriosi cecchini (mercenari georgiani secondo l’inchiesta giornalistica di Gian Micalessin) spararono sulla folla uccidendo anche numerosi poliziotti.

Ai più esperti di geopolitica questo massacro ricordò le analogie con quello compiuto da altri tiratori scelti nel 2002 a Caracas che portò alla temporanea destituzione del presidente Hugo Chavez: Pochi anni dopo si scoprì che era stata un’operazione gestita dal National Clandestine Service della Central Intelligence Agency, il controspionaggio americano.

Come dimostrato da un dossier esclusivo turco pubblicato da Gospa News, la stessa CIA fornì i potenti missili anticarro TOW alle fazioni jihadisti in Siria per alimentare un regime-change pianificato dal 1983 e fallito solo per l’intervento russo.

Inoltre molteplici fonti d’intelligence ritengono che il califfo dell’ISIS Abu Bakr Al Baghdadi fosse un agente della CIA e del Mossad, i servizi segreti israeliani. Mentre è stato più volte dimostrato il ruolo delle truppe americane nella liberazione di prigionieri dello Stato Islamico, detenuti dall’esercito a maggioranza curda SDF nel Nord Est della Siria (Rojava), poi trasportati in Africa e, come spiegato prima, nel Nord dell’Afghanistan. 

Nei mesi scorsi fece scalpore tra gli esperti di geopolitica militare il presunto vertice tenutosi vicino alla base siriana dell’esercito Usa di Al Tanf tra alcuni capi degli 007 occidentali e comandanti dello Stato Islamico. Ecco perché i sospetti di una presenza di combattenti islamici ben addestrati nella rivolta in Kazakistan e la presunta regia di Washington non solo appaiono verosimili ma estremamente probabili.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio



Fonte:  https://www.databaseitalia.it/kazakistan-tentato-golpe-con-terroristi-islamici-prigionieri-isis-liberati-in-asia-dagli-usa/

domenica 9 gennaio 2022

Il programma di Mario Draghi: "Al peggio non c'è mai fine..."



...Qui si  cerca di analizzare, capire e denunciare cosa ci sia dietro alle scandalose, illegali e mostruosamente antidemocratiche misure annunciate, in un contesto di grande confusione, nella vigilia dell'Epifania. Una valanga di carbone sui cittadini tutti, con particolare accanimento sugli sciagurati over 50.

L'irrazionalità e la contradditorietà di una normativa che pare uscita da un delirio tremens, non si limita a illustrare l'inettitudine, la protervia peggio che fascistoide, l'ottusa arroganza di un gruppo di stallieri del regime imperial-globalista. Nella demenza delle contraddizioni, impraticabilità, testacoda, imbecillità, c'è un seme di perversa razionalità, c'è un'idea di pianificazione.

Si tratta, a forza di vessazioni totalmente senza base scientifica e neppure razionale, di abituare la società ad accettare un dominio fondato su quel che gli pare, al dominante, indipendentemente da ogni criterio di oggettività, ragionevolezza, utilità, riconoscibili sulla base di normali processi logici. 

 

In questo modo la gente dovrebbe abituarsi a subire e obbedire senza disporre più di un metro di valutazione se quanto viene imposto abbia fondamenti razionali. E' l'assunzione di un'assoluta, totalitaria, libertà d'azione e di gestione da parte della cricca dirigente, la dismissione di ogni principio di valutazione e classificazione dell'esistente secondo un ordine fondato sull'esperienza consolidata. Sul metodo, direbbe Galileo. 

Il fine di questa operazione dell'assuefazione alla stupidità è l'arretramento alla paura e alla sottomissione del cavernicolo nei confronti di eventi naturali inspiegabili e attribuiti a cause da onorare solo con l'accettazione, la sottomissione, la fuga, o i sacrifici a una qualche divinità. Nel caso presente con il sacrificio delle nuove generazioni e di quelle che si avvicinano all'eccedenza gravosa, non produttiva e non fruibile.

L'origine di tutto questo può essere collocato ovunque nella polvere dei secoli, ma all'occhio attento risulta visibile nell'occasione di Glasgow COP 26. Alle varie fasi del processo per trascendere l'età della rivoluzione industriale e dell'emancipazione, insieme alla minaccia dell'aggressione patologica all'uomo, si è aggiunta l'apocalisse del cambiamento climatico...

Fulvio Grimaldi -  Continua su: https://fulviogrimaldi.blogspot.com/



venerdì 7 gennaio 2022

Mario Draghi sul Colle più alto? - "Ce lo chiede l'Europa!"

 


Non ho mai nascosto la mia totale sfiducia verso Mario Draghi, anche quando da destra e da sinistra si levavano i peana che glorificavano il nuovo “uomo della Provvidenza” scelto da Mattarella per “salvare” l’Italia. 

Non nego, quindi, di accogliere adesso con un pizzico di soddisfazione il comparire di qualche piccola crepa nel muro dell’unanimismo filodraghiano. Colpa, forse, degli errori commessi nella gestione della campagna antipandemica, della sopravvalutazione di una supposta “immunitá” da vaccino, dell’appiattimento completo sul furore rigorista della fazione  "democratica" (chiusure, quarantene, greenpass quattro volte al giorno, prima e dopo i pasti).

Colpa di tutto questo – dicevo – ma probabilmente anche di altro. Forse é pure il cominciare a palesarsi del profilo autentico del personaggio, quello di un grosso banchiere di scuola anglosassone, in linea perfetta con il sentire dei “mercati” e con i desiderata dell’alta finanza internazionale: immigrazione massiccia, privatizzazione di quel poco di “pubblico” che é rimasto, riforme “strutturali” (a cominciare da quella infame del sistema pensionistico), adesione ad una “transizione ecologica” che massacrerá la nostra economia (ne abbiamo appena cominciato a vedere gli effetti sul costo delle bollette), integrazione crescente nelle strutture dell’Unione Europea con tutto ció che questo comporta (non per caso si risente parlare del MES), obbedienza cieca alla NATO e alla sua insensata crociata anti-Russia che ci sta portando ad un pelo da una nuova guerra in Europa, e tanto altro ancora.

Draghi rappresenta tutto questo – é la mia personalissima opinione eretica – anche se tutto questo non appare ancóra chiaramente all’uomo della strada. Fino a questo momento, a prevalere é ancóra la sua immagine positiva, quella costruita dai grandi mezzi d’informazione ed accettata acriticamente da quasi tutte le forze politiche. Una immagine che sembra fatta apposta per rasserenare una certa opinione pubblica qualunquista, perennemente in attesa del sospirato “uomo del balcone” (come diceva Roberto Gervaso, con riferimento al balcone di Palazzo Venezia). Frutto, anche questo, del qualunquismo per eccellenza, l’anti-politica. Se il popolo sempliciotto viene convinto che i politici siano tutti dei mangiapane a ufo, pagati profumatamente solo per scaldare la sedia, allora é logico che si sia propensi a delegare tutto ad un “tecnico” estraneo alla politica partitica, a maggior ragione se si tratti di un elemento che abbia fama di bravo e capace. Aggiungeteci qualche dettaglio che possa eccitare la fantasia dei piú sprovveduti (per esempio, l’aumento del PIL in rapporto ad un anno sotto zero come il 2020), e il gioco é fatto. Eccoci al salvatore dell’economia, al trionfatore della terza dose, al duce-sei-tutti-noi.

Tutto ció – si diceva – non é ancora percepito appieno da un’opinione pubblica smarrita, frastornata, stretta fra il terrore del virus e l’angoscia per una situazione economica sull’orlo del collasso. Un’opinione pubblica che é stata convinta da giornali e tv che l’áncora di salvezza sia l’Unione Europea, che a tirarci fuori dai guai possano essere “i soldi dell’Europa”, che finanche ci si debba rassegnare a subíre il massacro sociale delle infami “riforme strutturali” e delle “transizioni” prosciuga-risorse.

Quando si romperá il giocattolo? Quando sará chiaro che l’Unione Europea non fa i nostri interessi, che “i soldi dell’Europa” sono in parte soldi nostri e in parte soldi che dovremo restituire cari e amari, e che saremo chiamati a svenarci oltre ogni limite per pagare i costi di riforme e transizioni che non ci recheranno alcun concreto vantaggio.

Orbene, quando si romperá questo giocattolo (e secondo me si romperá presto) crollerá anche l’immagine di colui che l’opinione pubblica percepisce come l’interfaccia tra l’Italia e l’Unione Europea, come il dispensatore dei “soldi dell’Europa” ed il garante che questi vengano “spesi bene”.

Ecco perché Sir Drake – che non é uno sprovveduto – si guarda bene dal creare quel “partito di Draghi” che torme di “moderati” in cerca di un tetto invocano come un dono dal cielo. Perché l’uomo della provvidenza mattarelliana sa bene che un tale partito farebbe la fine della non rimpianta “Scelta Civica con Monti per l’Italia”, mortificata da un elettorato furioso per la Legge Fornero e per un rigorismo fiscale da Torquemada.

Meglio, molto meglio – per lui – piazzarsi sul Colle Piú Alto e, da lí, controllare che i governi che verranno non abbandonino la strada maestra delle “riforme che l’Europa ci chiede”. Questo – naturalmente – se i partiti del centro-destra saranno talmente sciocchi da non sbarrargli la strada per il Quirinale.

Michele Rallo 





giovedì 6 gennaio 2022

Plasma iperimmune... Cu fu?



"Tra poco, pochissimo tempo lo stato sovrano mi renderà dono di un magnifico Green pass nuovo nuovento e mi eleggerà a guarita dal coviddi (leggi “oh gaudio oh tripudio oh sublime bellezza della Natura!)
Naturalmente il mio super sistema immunitario, mai inquinato da finti vazzzzini memore di tante battaglie vinte (cancro non te temo!), il viruzze se l’è magnato a colazione, non senza difficoltà, perché
il problema non è il viruzze ma è ciò che lascia:
Una bella polmonitina carina carina , che se curata entro 5 giorni dalla positività resta un ricordo nella mente di tutti.

 Ma voi direte, come caxxxo si cura la polmonitina?

Si cura inoculandosi, bada ben bada bene, un siero che si chiama #plasmaiperimmune entro 5 giorni dalla diagnosi di positività.
E allora eccomi qui!
Digo digo digo:
Me so beccata er coviddi (ewwiva!!!),
Mo’ so’ negativa, e come posso aiutare?
Dono il mio plasma!!!!
Bellissimo, no?!?
E voi, negativucci?!?
Che aspettate?!?

Troppo semplice.

Siamo fortunatamente tutti diversi, unici, insostituibili ed è per questo che vaqqinarsi è solo un palliativo

Purtroppo c’è un purtroppo

Anche qui ci sono delle regole
che volentieri vi giro

 Chi può donare il plasma iperimmune?
Il potenziale donatore deve rispondere ai criteri di idoneità di qualsiasi donatore di sangue, deve essere un paziente guarito dal Covid-19 almeno da 28 giorni, deve essere negativo al tampone per la ricerca di Sars-CoV-2, deve avere più di 18 anni e meno di 65.  Dalla donazione sono escluse le donne che hanno avuto gravidanze, anche non portate a termine, e chiunque abbia una storia di precedenti trasfusioni, indifferentemente se uomo o donna.

Eventuali deroghe ai criteri di idoneità alla donazione si baseranno su una puntuale valutazione del medico, che deve tenere in considerazione i potenziali rischi della donazione bilanciandoli con i benefici per il ricevente.
Perché le donne che hanno avuto una gravidanza non possono donare plasma iperimmune?
Non si tratta di una questione legata specificamente al plasma iperimmune ma al plasma in generale.
Le donne possono donare plasma per produrre medicinali plasmaderivati, ma non plasma destinato ad uso clinico, ovvero alla trasfusione senza trasformazione industriale, come nel caso del plasma iperimmune.
Questo perché le potenziali donatrici che hanno avuto anche una sola gravidanza, seppure non portata a termine, sviluppano anticorpi cosiddetti anti-Hna o anti-Hla. Anticorpi che possono causare una delle più temibili complicanze da trasfusione di plasma, ossia la #trali TRALI, Transfusion-Related Acute Lung Injury, un grave danno polmonare, ad oggi la principale causa di reazione indesiderata grave, a volte mortale, alla trasfusione.
Lo stesso rischio è associato al plasma prelevato da un donatore
 (indifferentemente se uomo o donna) che dichiari nella sua storia clinica di aver avuto trasfusioni.
Fonte www.centronazionalesangue.it

Ariecchime ( come vado forte col romanesco quando devo sottolineare i concetti brinscibali, che manco Funari), per dirvi Avvoi guariti dal coviddi di cercare un punto di raccolta #plasmaiperimmune se avete i requisiti per donare.
Io ho figliato due meravigliose creature e non posso donare i miei super anticorpi, ma da ora in poi passerò il mio tempo a disintegrare qualsiasi idea di cura che non preveda il #plasmaiperimmune come unica, vera cura a questa grave influenza.

Abbiate coraggio, dai.
Almeno una volta nella vita, dai.
Donate.
È facile, basta avere i requisiti"
(Lettera ricevuta)

Post scriptum: Mosca. Approvato: via libera al plasma iperimmune https://youtu.be/UspZcYoOegU?t=515 - Non geopolitica militare, ma scienza dialettica applicata. Un altro mondo...”