lunedì 7 giugno 2021

L'ideologia sionista ed il dramma della Palestina


Nakba

Nella seconda metà del XIX secolo sorse soprattutto fra gli ebrei sparsi nell’Europa centrale un movimento essenzialmente politico tendente a creare in qualche luogo del mondo uno Stato ebraico. Verso la fine del secolo Theodor Herzl fu uno degli attivisti più qualificati per la diffusione di tale programma, scrisse il libro Der Judenstaat e nel 1897 fu uno dei principali fondatori del movimento sionista. Si diffuse intanto l’idea che questo nuovo stato dovesse costituirsi in Palestina. Apparentemente tutto si presentava come un’iniziativa innocua, anzi opportuna.


Ma una semplice riflessione, prescindendo da qualsiasi altra considerazione, poteva da subito evidenziare che si sarebbe inevitabilmente messo in atto un’ interminabile serie di tensioni, di contrasti e di lotte. Poiché la Palestina non era un paese disabitato ma con una popolazione prevalentemente araba di musulmani e cristiani ed una piccola minoranza ebraica, il  nuovo stato sionista si sarebbe potuto fare solo togliendo territori alle popolazioni autoctone. In che modo? Certamente non con la persuasione; nessuno mai accetterebbe di essere estromesso da casa propria per cederla in tutto od in parte  ad altri. Quindi con la forza, cioè con le minacce, le deportazioni, le devastazioni, i campi di concentramento, le fucilazioni. Qualcuno potrebbe dirmi che sto esagerando perché  si può a priori affermare che i sionisti non avrebbero mai potuto usare questi metodi. La mia risposta è che essi sono tutti documentabili e che sono stati documentati soprattutto da studiosi ebrei non sionisti utilizzando anche gli archivi militari israeliani desecretati  nel 1998.

Ma come è stato possibile che gli ebrei sionisti, sopravvissuti a tante tremende persecuzioni, abbiano potuto concepire e mettere in atto tali metodi? La spiegazione a mio avviso  è semplice: gli ebrei sarebbero il popolo eletto a cui Dio ha donato in via definitiva la Palestina, che è ritenuta pertanto una terra di loro esclusiva appartenenza. Dio stesso li autorizzò già una volta a conquistarla sotto la guida di Giosuè. Ecco ad esempio come avvenne secondo la Bibbia la conquista di Gerico:

………il popolo (ebraico)allora penetrò nella città, ciascuno dal lato che aveva di fronte e s’impadronirono di Gerico. E votarono allo sterminio tutto ciò che vi era nella città: uomini e donne, fanciulli e vecchi, persino buoi, pecore ed asini, tutto passarono a fil di spada.( Giosuè,6,2-7.1).

Ora, se Dio autorizzò l’uso di quei metodi all’epoca della conquista della Palestina, è implicito secondo i sionisti, che  metodi analoghi,  anche se  più aggiornati, possano essere usati nella riconquista.

      Si è sostenuto che i sionisti avrebbero acquistato dagli arabi i territori occupati e che quindi violenze non ce ne furono o comunque  di lieve portata; in realtà le terre acquistate, rispetto a quelle occupate, furono una  quantità alquanto scarsa.

      In tale situazione non è inutile ricordare che una certa parte di ebrei non sionisti fu contraria, e lo è tuttora, alla creazione di uno stato ebraico ritenendola un’ eresia rispetto ad una ben radicata tradizione religiosa secondo la quale il popolo ebraico sarebbe rientrato in Palestina sotto la guida del futuro Messia.
 
       Al termine della prima guerra mondiale i Turchi che si erano schierati con la Germania e l’ Austria –Ungheria, a seguito di una pesante sconfitta dovettero cedere la Palestina a favore delle potenze vincitrici. Nel 1920 la Società delle Nazioni affidò con un mandato l’amministrazione della Palestina alla Gran Bretagna ed i sionisti attuarono la costituzione dell’Haganà, un’organizzazione militare  clandestina ma che collaborò per un certo tempo con l’amministrazione inglese. Nel 1922 il censimento inglese della Palestina forniva i seguenti risultati:  78% musulmani, 9,6% cristiani, 11% ebrei.

       Già prima del termine della guerra , il 2 novembre 1917, il ministro degli esteri inglese Balfour aveva inviato una lettera a Lord Rothschild, rappresentante della comunità ebraica inglese e referente del movimento sionista dichiarando che:

Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche.

      Tale dichiarazione costituiva quindi un importante antefatto per istaurare uno stato ebraico in Palestina anche se le modalità con cui esso fu poi realizzato furono ben differenti da quelle auspicate. La situazione però per gli Inglesi si presentò subito complicata infatti durante la guerra essi avevano promesso la Palestina agli Arabi per l’aiuto prestato nella lotta contro i Turchi.

La promessa fatta agli Arabi non venne però affatto rispettata perchè mal si conciliava con la dichiarazione Balfour. Nel 1920 mentre la popolazione araba era circa il 90 per cento, iniziava  un’intensa immigrazione sionista, ben più consistente di quella delle annate precedenti, e crescevano sempre più le tensioni con gli arabi (musulmani e cristiani) che si rendevano conto che  s’intendeva modificare la percentuale etnica a favore dei sionisti e che essi rischiavano sempre più di essere gradualmente  estromessi. Dopo una serie di scontri, a cominciare dal 1920  (particolarmente gravi quelli del 1929)  nell’aprile del 1936 il Supremo Comitato Arabo organizzò una grande rivolta che fu dagli inglesi domata anche grazie all’intervento militare dell’ Haganà. Nella dura repressione morirono 5000 arabi, 400 sionisti e 200 militari inglesi. Inoltre furono condannati a morte 120 arabi di cui alcuni impiccati.

L’Haganà  si era costituita con la tolleranza inglese e poteva contare su diversi reparti ben armati ed inquadrati da ex soldati ed ufficiali . La costituzione di questi corpi lasciava  intendere che essi sarebbero stati in seguito pronti per effettuare con la forza delle armi l’espulsione degli Arabi dalla Palestina, secondo quanto più o meno palesemente affermato da numerosi capi sionisti. Un’altra organizzazione terroristica che provocò centinai di morti fu l’Irgun finalizzato a colpire diplomatici e militari inglesi ed elementi della popolazione araba.

      Soprattutto a seguito della grande rivolta araba del 1936, gli inglesi, almeno in apparenza, mostrarono di voler mitigare il loro palese atteggiamento a favore dei sionisti conseguente all’ attuazione della dichiarazione Balfour. Nel 1939  dichiararono pertanto che avrebbero consentito la prosecuzione dell’immigrazione solo per altri 5 anni. Le autorità arabe dimostrarono subito la loro totale contrarietà chiedendone invece il blocco immediato; tenendo conto di tutti i sionisti delle  precedenti  immigrazioni, essi  temevano che nel periodo di altri cinque anni  la percentuale della componente etnica araba sarebbe fortemente diminuita.

      Con l’inizio della seconda guerra mondiale la popolazione ebraica mondiale si schierò quasi tutta con gli Alleati. Per reazione e discordanza di interessi molti gruppi arabi furono invece favorevoli all’Asse in quanto un’eventuale sconfitta degli Inglesi avrebbe potuto impedire l’espropriazione di altre terre e la creazione dello stato sionista,

      Al termine della guerra, quando si conobbe l’esistenza della Shoah, si ritenne generalmente che l’effettuazione dello stato sionista in Palestina dovesse essere ormai considerato inevitabile e doveroso atto riparatorio nei confronti degli Ebrei , anzi gran parte dell’ignara popolazione europea credette che tra Shoah e stato ebraico esistesse una stretta correlazione. Molti in effetti ignoravano che il progetto di tale stato risaliva già agli ultimi anni dell’ottocento, che esisteva la dichiarazione Balfour e che emigrazioni  di sionisti  si erano continuamente verificate in Palestina. La sorte di centinaia di  migliaia di Arabi non aveva pertanto nessuna importanza, d’altra parte essi meritavano una giusta punizione per le loro simpatie per l’Asse.

      Il 25 novembre 1947 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite decise di dividere la Palestina in due stati e di tenere Gerusalemme sotto controllo internazionale. I sionisti accettarono ad eccezione dell’Irgun e della Banda Stern, un gruppo terroristico sionista responsabile  di un attentato dinamitardo nel Quartier Generale inglese  che aveva provocato la morte di 91 militari (alcuni degli organizzatori dell’attentato diventeranno in seguito ministri del governo d’Israele). L’Irgun e la Banda Stern non volevano assolutamente uno stato arabo e propugnavano, come ancor oggi propugna il governo Netanyahou, la Grande Israele, dal Nilo all’Eufrate. Gli arabi al contrario avversarono la decisione dell’ONU per i seguenti motivi:

1° Una parte di essi osteggiava totalmente la creazione in Palestina di uno stato sionista realizzato con l’espulsione di abitanti arabi e l’accaparramento delle terre-

2° Lo stato arabo non avrebbe avuto sbocchi sul Mar Rosso e sul Mar di Galilea che era la principale risorsa idrica della zona-

3° La popolazione sionista rappresentando un terzo della popolazione totale avrebbe avuto la maggior parte della terra (ed inoltre di miglior qualità) adducendo la previsione di ulteriori immigrazioni sioniste.

      Gli scontri che in realtà non erano mai del tutto cessati non tardarono a riaccendersi dando una netta prevalenza ai sionisti a cui si erano aggiunti presunti disertori dell’esercito inglese (in realtà militari inglesi a tutti gli effetti). Vasta risonanza ebbe la strage del villaggio di Deir Yassin dove il 19 aprile 1948 furono eliminati 120 arabi ed espulsi 700, ma c’è chi sostiene che il numero reale delle vittime possa arrivare a 250, comprese donne e bambini. Purtroppo dati precisi non è possibile averli anche perché la catasta delle vittime venne bruciata. L’impresa era stata organizzata da Begin che forse anche per questa benemerenza diventerà in seguito primo ministro d’Israele e premio Nobel per la pace.

      La decisione dell’ONU fu seguita da un’ondata di inaudite violenze dei gruppi militari e paramilitari sionisti a cui tentarono di contrapporsi i gruppi armati arabi. Ad accrescere ulteriormente il caos sopraggiunse il 14 maggio 1948 la dichiarazione di fine mandato britannico col relativo ritiro delle truppe. I sionisti che negli anni precedenti avevano aumentato la loro consistenza numerica, ricevuto continuamente finanziamenti da gran parte del mondo ebraico, organizzato gruppi armati con l’inclusione di reduci della seconda guerra mondiale, acquistato armamenti dalla Cecoslovacchia, potevano finalmente avere mano libera.

Come prima cosa dichiararono la creazione dello stato d’Israele continuando nel frattempo i combattimenti con gli Arabi. A questo punto, come avevano già in precedenza preannunciato, Egitto, Transgiordania, Siria, Libano ed Iraq entrarono in guerra contro la nuova entità statale. La guerra si concluse  con la sostanziale sconfitta delle truppe arabe non adeguatamente armate, mancanti di coordinamento per i contrasti relativi alla nomina del comandante in capo e per il subdolo comportamento di Abd Allah I di Transgiordania che in realtà non voleva la creazione dello Stato Arabo-Palestinese e sottobanco trattava coi sionisti per questioni di spartizione territoriale.

I sionisti avevano eliminato fisicamente gli avversari più intransigenti, messo in fuga centinaia di migliaia di arabi e conquistato una quantità di territori pari al 78% del territorio della Palestina del mandato, cioè il 50% in più di quanto previsto dal piano di ripartizione dell’ONU. Secondo dati dell’ONU 711.000 palestinesi, cioè metà della popolazione araba era stata espulsa dal proprio territorio. Nei primi mesi del 1949 furono sottoscritti armistizi fra Israele ed i vari stati arabi; la Transgiordania grazie al suo comportamento durante la guerra poteva occupare la Cisgiordania; l’Egitto aveva occupato la striscia di Gaza.

      Veniva pertanto a fine guerra a porsi il problema dei profughi palestinesi, senza terra, senza casa, senza lavoro e mezzi di sostentamento, costretti a vivere fino ai nostri giorni in squallide tendopoli, senza alcuna seria assistenza  spesso a mala pena tollerati da diversi stati arabi.

      Una nuova guerra arabo-israeliana scoppiò a seguito della nazionalizzazione del canale di Suez (luglio 1956) attuata dal presidente Egiziano Nasser. Israele in conseguenza attaccò l’Egitto occupando il Sinai e raggiungendo il canale. Dopo il successivo intervento militare di Francia e Gran Bretagna, l’ONU il 9 novembre  ristabilì la pace. Scontri comunque continuarono sporadicamente negli anni successivi specie con la Siria. I Palestinesi da parte loro avevano istituito nel 1964 l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina  (OLP)  a cui aderì la formazione paramilitare al Fatah che aveva già effettuato azioni di guerriglia contro Israele.

       La situazione si aggravò di nuovo nel maggio 1967 quando Nasser bloccò gli stretti di Tiran impedendo il traffico navale nel golfo di Aqaba e quindi del porto israeliano di Elat. Israele entrò in guerra il 5 giugno (guerra dei 6 giorni) e proseguì sino al 10 distruggendo gran parte dell’aeronautica egiziana e conquistando territori siriani delle alture del Golan, Gaza, la Cisgiordania e la parte araba di Gerusalemme. A questo nuovo conflitto parteciparono anche la Siria e la Giordania.

      Nel 1973, il 6 ottobre, ebbe inizio la quarta guerra fra arabi e sionisti;  un attacco a sorpresa fu effettuato da Siria ed Egitto nel tentativo di recuperare territori persi in conflitti precedenti. In particolare il presidente egiziano Sadat intendeva riprendere la penisola del Sinai. In un primo tempo le truppe arabe ebbero un notevole successo anche grazie all’uso di nuove armi sovietiche ma successivamente l’esercito sionista seppe arginare quella che era parsa l’inizio di una disfatta e passò con successo alla controffensiva malgrado un nuovo apporto di truppe irakene e giordane. Il 22 ottobre il Consiglio di Sicurezza dell’ONU intimava di cessare il fuoco ed avviare trattative che ebbero successivamente luogo a Ginevra nel settembre del 1978; furono fissate le modalità di pace tra Egitto ed Israele  attuando lo scambio di relazioni diplomatiche. I problemi della Palestina e dei Palestinesi furono esaminati ma non portarono a nulla di definitivo per l’opposizione di Israele e non ne fu riconosciuta l’indipendenza nazionale prolungando le tensioni e la conflittualità degli anni seguenti. L’Egitto che aveva effettuato una pace separata e riconosciuto lo stato d’Israele fu espulso dalla Lega Araba e Sadat divenuto impopolare nel mondo arabo, il 6 ottobre 1981 fu assassinato da un estremista per punirlo del tradimento.

     In questa serie di guerre che erano a priori prevedibili a seguito della creazione forzata di uno stato sionista nella Palestina, la sorte dei Palestinesi è progressivamente peggiorata. Dopo aver subito bombardamenti, fucilazioni, requisizioni  di beni, distrutti interi villaggi, non avendo abbastanza terre fertili da coltivare, imprigionati e deportati, una gran parte di essi fu costretta a fuggire e rifugiarsi presso stati arabi limitrofi cercando negli anni seguenti di sopravvivere in squallidi campi di profughi con gli scarsi sussidi di organizzazioni umanitarie. Sia essi che quelli che restarono in Palestina nella vana speranza che  si sarebbe prima o poi pervenuti alla creazione di uno stato arabo-palestinese, secondo quanto stabilito dalle deliberazioni dell’ONU, dovettero prendere atto che l’interesse degli stati arabi per loro era spesso solo di facciata e che le guerre degli arabi erano state motivate sopra tutto dal timore che s’istallasse nel Vicino Oriente un nuovo stato moderno e potente in grado di condizionare i loro interessi. Vediamo ora succintamente alcune occasioni, dopo la dichiarazione Balfour, in cui l’ONU affermò il diritto dei Palestinesi ad avere un proprio stato o comunque ad essere soggetti ad azioni di tutela.

- 25 novembre 1947: l’Assemblea Generale  delle Nazioni Unite affermò la divisione della Palestina in due stati  con Gerusalemme sotto controllo internazionale.

-  22 marzo 1979, risoluzione 446 del Consiglio di Sicurezza: la creazione di insediamenti da Parte di Israele nei territori arabi occupati dal 1967 non ha validità legale e costituisce un grave ostacolo  al raggiungimento della pace. Inoltre Israele deve desistere “di adottare qualsiasi misura tendente a trasferire parti della propria popolazione civile nei territori occupati”.

- 20 agosto 1980, risoluzione 478 del Consiglio di Sicurezza: “ Si censura nei termini più forti la Legge di Gerusalemme, che dichiarando la città di Gerusalemme intera ed unificata come la capitale d’Israele, costituisce violazione del diritto internazionale stabilito dalla Convenzione di Ginevra”.

- 20 dicembre 2016, risoluzione 2334  del Consiglio di Sicurezza:  “ La creazione  di insediamenti  da parte d’Israele nel territorio occupato dal 1967, compresa Gerusalemme Est, non ha validità  legale e crea grave preoccupazione per il fatto che il proseguimento delle attività di insediamento israeliano mettono a repentaglio la fattibilità di due stati basati sui confini del 1967”.

      E’ noto che nessuna delle precedenti deliberazioni dell’ONU (insieme ad altre) è stata da Israele rispettata; è noto che il Consiglio di Sicurezza si è limitato a sole enunciazioni di principio che sono state delle vere e proprie beffe non essendo state seguite da azioni impositive. I comportamenti di Israele, che proseguono anche attualmente, basati sulla sistematica violazione del diritto internazionale  ed  aventi la persistente finalità di produrre con violenza e metodi coercitivi una modificazione irreversibile della struttura demografica della Palestina, si configurano come pulizia etnica, cioè come crimini contro l’umanità, e, se Israele non godesse di totale impunità garantita dagli USA ed dai suoi alleati, alcuni dirigenti e i militari sionisti dovrebbero essere sottoposti, come è accaduto per altri casi, al giudizio di un  tribunale internazionale.

      Tale stato di cose è stato inoltre ulteriormente aggravato dal cosiddetto Piano della pace proclamato da Trump il 28 gennaio 2021 alla Casa Bianca. Prescindendo da qualsiasi deliberazione dell’ONU, da qualsiasi trattato internazionale e da qualsiasi consultazione,  il capo di quella che si proclama la più grande democrazia della Terra ha ritenuto di poter imporre in maniera del tutto unilaterale la soluzione dell’annoso problema esistente fra Palestinesi e sionisti d’Israele. Ecco le modalità che la volontà megalomane di Trump vorrebbe imporre alla Palestina:

1° Nessuna trattativa con gli organi di rappresentanza palestinese-

2° Gerusalemme capitale indivisa di Israele lasciando ai Palestinesi solo sobborghi marginali ed includendo nel territorio della capitale anche i luoghi santi degli arabi-

3° I profughi che fuggirono negli stati arabi circostanti non hanno diritto a tornare-

4° Legittimazione degli insediamenti abusivi effettuati dai sionisti in territorio palestinese e quindi automatica loro annessione allo stato d’Israele.

5° Annessione delle terre fertili della valle del Giordano pari al 30% dell’attuale Cisgiordania-

6° Creazione di uno stato palestinese totalmente smilitarizzato ed avente confini esclusivamente con Israele, e da Israele controllati.-

7° Nella demilitarizzazione va incluso anche il disarmo di Hamas e della striscia di Gaza-

8° All’interno dello staterello palestinese dovrebbero anche esistere isole territoriali di appartenenza ad Israele .

9° Messa a disposizione di 40 miliardi di dollari per le infrastrutture necessarie a questo piccolo stato frammentario, fatiscente e senza alcuna sovranità.

      Uno stato palestinese così concepito, cioè senza sovranità, senza esercito, circondato da confini controllati da Israele, può servire solamente all’attuazione di un’apartheid vergognosamente realizzabile col tacito consenso dell’Europa liberale, democratica e dei Diritti dell’uomo.

      Il presidente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Abu Mazen ha dichiarato che “bisognerà resistere in tutti i modi” ma la sua credibilità  è sempre più in calo mentre è in grande aumento quella dei dirigenti fondamentalisti di Gaza che sostengono che la propria terra e la propria libertà va difesa, se necessario anche con le armi.

 Prof. Giuseppe Occhini

venerdì 4 giugno 2021

La Siria tradita e l'infame alleanza Curdi, USA, Israele


Curdi-USA-Israele, la coltellata alla schiena

I curdi di Siria, mai discriminati e da sempre cittadini a pieno titolo, sono 600mila, lo 06% della popolazione siriana. Hanno approfitato delle basi USA erette in questa zona per costituirsi in Kurdistan "autonomo" (un terzo del territorio siriano ricco di petrolio),  in vista della spartizione della Siria secondo i piani israeliani. Le bandiere di Israele e Arabia Saudita, svettano accanto alle loro, da tempo appaiate a quelle USA. 

Il vergognoso tradimento dell'unità nazionale di questi complici della tragedia siriana è stato qui rappresentato, con particolare virulenza dagli organi dei neocon americani in Italia, come riscatto democratico, ecologico, partecipativo, femminista. Un silenzio con buona ragione definibile mortale quello invece su abusi ed espropri compiuti dai curdi in terra araba. Silenzio che seppellisce, anche, la rivolta in atto delle popolazioni arabe occupate. 

 
Un terzo della Siria regalato dagli USA ai curdi

L'1 giugno 2021 a Manbij, strategica città araba a trenta chilometri dal confine turco, occupata e governata dai curdi, una decina di civili arabi che, insieme a migliaia, manifestavano contro le vessazioni curde, sono stati uccisi dalle famose milizie delle sedicenti "Forze Democratiche Siriane", travestimento dell'YPG, la milizia curdo-americana. Non è che un episodio di una rivolta di popolo contro questo mercenariato, insediatosi nelle zone più ricche di petrolio e di terra coltivabile, dopo che l'esercito nazionale siriano aveva cacciato dalla regione l'ISIS. 

Va detto che, dopo 11 anni di resistenza tra indicibili sofferenze, perdite, danni, atrocità, il popolo siriano riesce a tener testa e perlopiù a prevalere contro l'assalto condotto da USA, Nato, Turchia, Israele e rispettivi mercenari curdi e jihadisti. Il valore e la determinazione di questo popolo si è nuovamente espresso nella trionfale rielezione del presidente Bashar el Assad.  Quello che 10 anni fa mezzo mondo aveva deciso di spazzare via in pochi giorni.

Fulvio Grimaldi - https://fulviogrimaldi.blogspot.com/





giovedì 3 giugno 2021

Roma, 5 giugno 2021 - Manifestazione per la Palestina Libera a Piazza San Giovanni



I bombardamenti sulla striscia di Gaza sono cessati ma l'aggressione e la pulizia etnica nei confronti del popolo palestinese continuano.

A Gerusalemme non si fermano le aggressioni dei coloni, protetti e 
appoggiati dai soldati israeliani, contro la moschea di Al-Aqsa e la popolazione palestinese con il chiaro obiettivo di mandarli via.

In tutto Israele sono in corso azioni punitive con massicci arresti di 
quei palestinesi che sono cittadini israeliani. La loro colpa: aver solidarizzato con i loro fratelli della Cisgiordania e di Gaza. Piovono poi i licenziamenti su quelli che hanno partecipato allo sciopero generale di protesta contro i bombardamenti.

NOI  MANIFESTANTI  CHIEDIAMO  che Italia, Unione
Europea e gli altri Stati avviino il boicottaggio dell'economia
di guerra israeliana e delle imprese e istituzioni che ne sono
complici, come avvenne contro il regime di Apartheid in
Sudafrica, oltre a rompere ogni trattato di associazione commerciale e militare con Israele. 

Patrick Boylan  - patrick@boylan.it



Manifestazione per la Palestina Libera 
sabato 5 giugno 2021, ore 15, a Piazza San Giovanni, Roma



martedì 1 giugno 2021

Non solo il "vizio"... e se fosse legale anche l'omicidio?

Una pianta naturale, la canapa,  cresciuta spontaneamente in natura o coltivata per secoli o millenni,  non può essere legale od illegale resta sempre una essenza naturale e come tale deve venire considerata un dono della natura. Tant'è che l'uomo e gli animali se ne sono avvantaggiati nei suoi molteplici usi (che non sto qui ad elencare perché chiunque con una semplice ricerca  può conoscerli). 

La stessa cosa può dirsi del rapporto sessuale che è alla base della continuazione della specie umana, delle relazioni fra i due generi e fonte ispiratrice di  sentimenti e situazioni sociali e familiari. Il sesso, nel regno animale,  è altrettanto naturale come lo è la canapa e simili piante. Perché dico questo? Non ci sarebbe bisogno di dire nulla  su queste espressioni  della natura, sugli aspetti annessi e connessi  della botanica e della zoologia. 

Eppure nei meandri della  società predatrice ed utilizzatrice, industrializzata e burocratizzata, in cui siamo precipitati  la prevaricazione ed il controllo si sono spinti sino a rendere artificiale qualsiasi elemento. Basti  vedere lo sfruttamento forsennato delle risorse naturali, come l'aria, l'acqua, gli elementi in generale,  che hanno portato la nostra società  sino al punto di ragionare in termini di uso, di  "legalizzazione" o "proibizione",   su  ogni aspetto della vita. 

Ad esempio lo sfruttamento animale è arrivato sino al punto di ridurre ogni essere vivente a "merce" utile al mercato. E qui specificatamente  mi riferisco agli animali da macello costretti -da un lato- ad una vita completamente assoggettata alle esigenze umane (cioè del mercato) e dall'altra ipocritamente "protette"  da  canoni di "rispetto" quali la grandezza delle gabbie o la pulizia delle stalle o lo stordimento  anticipato nelle macellazioni. 

Ipocrisia su ipocrisia, visto che ormai le categorie destra sinistra sono state amalgamate nel calderone del "governissimo", un vero e proprio contenitore della totale omologazione politica e sociale, vediamo che opzioni paritetiche vengono sostenute dalle opposte fazioni in concomitanza.  Vedasi la lotta per la "regolamentazione" della prostituzione portata avanti dalle destre più  retrive, come la Lega, o la battaglia  finta libertaria della proposta Zan sulla promozione  transex o  per la  "legalizzazione" della canapa, vessillo di "avanguardia libertaria" di radicali e recentemente del movimento post democratico delle Sardine. 

Sì,  mi soffermo  ora proprio sulla ultima azione sardinesca (o sardonica?) in cui si propone:  "3 piazze. 6000 piantine di cannabis. 20 euro di donazione. 6000 sardine e Meglio Legale lanciano il primo Cannabis Tour: 6000 piantine di cannabis legale che passeranno da Roma: 11 giugno, Firenze: 12 giugno, Bologna: 13 giugno" 




 Sì,  dicono ciò  queste Sardine di pseudo sinistra  che stanno lanciando una  grande  campagna per aumentare le entrate del governissimo -e prima ancora come forma di autofinanziamento per  se stesse- esattamente come cercano di fare i presunti antagonisti della  pseudo destra con le "battone" nei lupanari protetti dello Stato.  Esattamente  come fecero i predecessori "democristiani", ora incistati nel centro democratico, con il bollo su veleni tipo "tabacco" e "liquori". 

Queste azioni, apparentemente controverse,  assomigliano molto alla campagna di protezione della salute pubblica portata avanti dall'attuale "governissimo", che  tutti accomuna,  ad esempio con la campagna di vaccinazione forzata, a tutto vantaggio della industria farmaceutica.  Perché -diciamolo in tutta sincerità- anche l'omicidio alla fine  può diventare "legale", all'occorrenza!

E qui mi fermo...

Paolo D'Arpini







MINACCIATI DI MORTE I LUPI IN VALLE D’AOSTA



Sul Bollettino Ufficiale della Valle d’Aosta n. 26 del 25 maggio 2021 è stata pubblicata la legge regionale n. 11 del 18 maggio 2021 dal titolo: “Misure di prevenzione e di intervento concernente la specie lupo. Attuazione dell’articolo 16 della direttiva 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche”. 

In base a tale legge, il presidente della Regione, di concerto con l’assessore competente in materia di agricoltura e risorse naturali, può autorizzare con proprio decreto, previo parere favorevole dell’ISPRA, il prelievo, la cattura e l’eventuale abbattimento di esemplari monitorati della specie lupo, al fine di proteggere la fauna e la flora selvatiche caratteristiche dei pascoli montani, di conservare i relativi habitat naturali, di assicurare la coesistenza del lupo con l’allevamento tradizionale di montagna, preservandone la produttività e prevenendo danni gravi, specificamente alle colture, all’allevamento, ai boschi, e ad altre forme di proprietà, nell’interesse della sanità e della sicurezza pubblica o per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi motivi di natura sociale o economica, o tali da comportare conseguenze positive di primaria importanza per l’ambiente, nonché per garantire la sicurezza di tutti gli abitanti e dei frequentatori, a vario titolo, del territorio regionale,  a condizione che non esistano altre soluzioni valide e che tali azioni non pregiudichino il mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente della popolazione della specie interessata nella sua area di ripartizione naturale. 

Per l’attuazione di tali decreti la Regione si avvale del Corpo forestale della Valle d’Aosta. La legge è stata dichiarata urgente ed è entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

 

Carlo Consiglio - carloconsiglio25@gmail.com




lunedì 31 maggio 2021

Cadute di funivie e ponti, incidenti sul lavoro e logica del profitto...



La caduta della cabina della funivia presso Stresa sul Lago Maggiore, con il suo corredo di 14 vittime, induce a fare alcune considerazioni, forse scontate, ma necessarie. Sembra ormai accertato che l’incidente mortale sia stato causato dalla messa fuori uso, volontaria e dolosa, del sistema di frenaggio della cabina che avrebbe dato qualche problema nei giorni precedenti. Una manutenzione straordinaria ed efficace del sistema avrebbe significato la chiusura dell’impianto per qualche giorno, facendo perdere alla società che gestiva la funivia i proventi provenienti all’afflusso di turisti coincidente con la fine del periodo di chiusura dovuto al COVID. Se il sistema frenante fosse stato in funzione la cabina carica di gitanti sarebbe rimasta ferma e sospesa al cavo di sostegno anche nel caso di rottura del cavo traente. La rottura di quest’ultimo (sulle cui cause sarà necessario investigare visto che era stato revisionato solo un anno fa) ha determinato il dramma in assenza di misure di sicurezza.

Questo gravissimo episodio, in cui avidità e desiderio di profitto hanno prevalso sulla necessità di mantenere le più elementari misure di sicurezza, ricorda l’analogo caso del ponte Morandi di Genova, dove i necessari accertamenti per il controllo dello stato del ponte e la necessaria manutenzione erano stati fatti pro-forma, o addirittura soppressi dolosamente, per evitare spese straordinarie o la chiusura della struttura per un lungo periodo, con conseguente perdita di profitti.

Ma l’avidità e la ricerca del profitto a tutti i costi non si manifesta solo in questi incidenti, ma si ripercuote sul ripetersi insopportabile di incidenti sul lavoro dovuti a mancanza di sistemi di sicurezza e al mancato controllo delle condizioni di lavoro. Ha destato scalpore la tragica morte in una fabbrica tessile di Prato della giovanissima operaia, Luana d’Orazio, che lavorava da sola presso una macchina presumibilmente priva di schermi di sicurezza e sistemi di allarme ed arresto della macchina. Nell’ultimo messaggio dal suo cellulare Luana riferiva di essere sottoposta ad un carico di lavoro molto pesante. La macchina l’ha inghiottita come l’operaio del famoso film del geniale Charlie Chaplin “Tempi moderni”. In quel caso si trattava di una farsa, che però voleva essere un atto di denuncia delle condizioni di lavoro in una società basata sul profitto. Nel caso di Luana la tragedia si è avverata.

Il caso più recente è stato quello di due operai cinquantenni ed esperti che lavoravano in una fabbrica di riciclo di scarti di carne, uccisi dai gas tossici - probabilmente anidride solforosa – in assenza di maschere di sicurezza anti-gas e probabilmente di adeguate disposizioni di sicurezza. Nei primi 4 mesi di quest’anno ci sono stati 306 morti sul lavoro, in aumento rispetto agli stessi mesi dell’anno scorso, dove i morti complessivi erano stati circa 1200 (oltre 3 al giorno!).

Cosa fa il governo multipartitico del salvatore della patria Draghi? Non ci risulta che tra i provvedimenti a pioggia previsti dai fondi del Recovery Fund ci siano specifici ed adeguati investimenti sulla sicurezza del lavoro. In cambio sono gonfiate le spese militari ed il finanziamento di una miriade di settori, alcuni dei quali certamente discutibili. Basti ricordare il fatto denunciato dalla senatrice Cattaneo, esperta proveniente dal settore scientifico, del finanziamento previsto dal DDL 988 della cosiddetta “agricoltura biodinamica” basata su presupposti pseudo-scientifici ed addirittura astrologici. Ma il fatto più grave è l’annunciata “semplificazione” del codice degli appalti. Inizialmente si era previsto di eliminare addirittura ogni limite per l’aggiudicazione dei subappalti. Dopo le proteste dei sindacati confederali, che finalmente hanno detto qualcosa dopo essere stati silenti e dormienti per molto tempo, il limite è stato fissato al 50% del valore dell’appalto principale. 

Questa disposizione sarà però eliminata il 31 ottobre. Si sa che i subappalti tendono a diminuire drasticamente le condizioni di sicurezza, i salari ed i diritti dei lavoratori nell’ambito di una corsa ossessiva al ribasso delle spese. Nel provvedimento governativo era addirittura previsto che tutti gli appalti fossero assegnati col criterio dell’offerta minima senza limiti, che porterebbe agli stessi risultati di diminuzione dei diritti, salari e della sicurezza. Per ora questo provvedimento è stato ritirato, ma non c’è da fidarsi per il futuro. I sindacati hanno anche protestato (finalmente) per la fine anticipata a luglio del blocco dei licenziamenti (si prevede che quasi 600.000 lavoratori perderanno il lavoro, e molti lo hanno comunque già perso). I padroni ribattono che i licenziamenti permettono la ricollocazione dei lavoratori delle numerose aziende considerate “decotte” di cui è prevista la chiusura. Il governo li appoggia. Aspettiamoci il peggio e rimbocchiamoci le maniche.

Vincenzo Brandi




domenica 30 maggio 2021

Sesto Fiorentino - 3V sulle barricate...

"Riprendiamoci la vita, riprendiamoci la libertà, difendiamo l’umanità..."

Ciao Paolo ciao a tutti eccoci a relazionare sulla manifestazione del 29 maggio 2021, organizzata  a Sesto Fiorentino dal Movimento 3V,  alla quale hanno partecipato rappresentanti di diverse categorie, ristoratori,  medici, due candidati a sindaco, Luca Bandini per il movimento 3V a sesto fiorentino e Ugo Rossi sempre per il movimento 3V a Trieste. C'era anche un perito informatico e un giornalista. Sono intervenuti anche altri relatori del movimento 3V. Sono stati invitati anche i fondatori e rappresentanti del gruppo degli Irriducibili (dove Leonardo ha preso la parola trattando sul tema dell'obbligo vaccinale per i sanitari), iniziando in questo modo la collaborazione col movimento 3V; questo particolare l'ho messo in fondo perché ha una particolare importanza che cercherò più  avanti di spiegare.

I due candidati sindaco hanno cercato di evidenziare come la politica, il governo non pensi affatto ai bisogni della popolazione ma piuttosto agli interessi di banche ed industriali, dei vari tagli alla sanità che i diversi governi hanno fatto, di come venga da questi soggetti ignorata la qualità di vita e di alcune proposte, da parte dei candidati a sindaco del movimento 3V, che verrebbero fatte in modo da migliorare sia la vita dei cittadini che l'aspetto economico delle amministrazioni comunali: per capirci da dove e da come di investe dipende lo sviluppo economico di una comunità... ma non c'è solo l'aspetto economico anche l'aspetto educativo è un investimento che ha costi molto ridotti e rende profitti impagabili sia dal punto di vista economico che da quello del benessere collettivo e personale... sai quando uno è  soddisfatto di ciò che fa e di cosa è parte...

Perché è  così importante fare manifestazioni per cercare di contrastare l'avanzata delle imposizioni? Leonardo, uno degli  irriducibili, in qualche modo ha cercato di spiegarlo, la sua esperienza di volontario in Africa lo ha portato a farsi 4 vaccinazioni, la voglia di fare del bene ai bambini Africani gli ha fatto fare questa scelta, ma nessuno lo ha costretto, questo punto è  fondamentale per tutti noi e la legge, la costituzione italiana, ce lo consente: la responsabilità della salute è personale. Invece questi signori del governo, senza che nessuno li abbia eletti, si permettono di calpestare la nostra costituzione imponendo di fatto una dittatura sanitaria per una pandemia che, è lontana dal numero di morti che in passato influenze come la spagnola, hanno causato. Bontà loro se qualcuno muore o resta invalido la responsabilità è di chi si è fatto il vaccino. Noi non ci stiamo rendendo conto del vero problema che c'è dietro, parliamo di dittatura... "tu fai quello che ti dico e stai zitto". Fanno leggi per imporci la dittatura siamo arrivati a questi livelli e noi accettiamo tutto ciò...

Ecco l'importanza del fare queste manifestazioni ed ecco anche l'importanza della collaborazione tra Irriducibili e Movimento 3V.  Dobbiamo unirci per contrastare questa brutta aria, "un'ariaccia" . I nostri padri e i nostri nonni hanno lottato duramente per conquistare certi diritti, che oggi sono scritti nella costituzione Italiana, se noi non li difendiamo ci verranno tolti, la storia lo insegna.

Dopo di lui ha preso la parola Paolo Usocchi un perito elettronico che cerca di far capire come il 5 G sia dannoso sia per le persone che per l'ambiente... Sappiamo che esiste l'inquinamento elettromagnetico, l'emissione di tali onde elettromagnetiche va ad interferire con le frequenze biologiche del nostro organismo, se si pensa anche solo al semplice fatto che il nostro corpo per mantenere un certo equilibrio ha bisogno di rispettare parametri vitali come temperatura, pressione arteriosa ecc. come anche un determinato equilibrio psichico, e che questo equilibrio è dato appunto da queste frequenze, quando siamo immersi dentro queste radiazioni elettromagnetiche che non sono naturali, il nostro campo energetico ne risente. Ciò spiega anche il considerevole aumento dei casi di tumore di pari passo con l'aumento dell'inquinamento elettromagnetico come anche alcune forme d'ansia. Qui non si parla di abolire lo sviluppo tecnologico e le telecomunicazioni piuttosto di rispettare i parametri ragionevoli che tengano conto dell'essere umano e dell'ambiente.

Ribadisco l'importanza dell'unità tra persone che come noi perseguono lo stesso scopo. Ho partecipato a questa manifestazione sia come attivista del movimento 3V che come aderente alla rete bioregionale italiana, condividiamo gli stessi scopi e sollecito i bioregionalisti, gli ecologisti tutti ad attivarsi per dare forza a questo movimento, il 3V,  che è  l'unico in questo momento a battersi per i nostri diritti e ideali.

Mi dispiace di non essere restato fino all'ultimo  alla manifestazione avrei voluto relare anche per chi ha parlato dopo, ringrazio Luca Tomberli Tommaso Agostini e tutti gli organizzatori della manifestazione di Sesto Fiorentino, sperando e lottando di riuscire ad ottenere libertà, giustizia e pace.

Giuseppe Finamore