venerdì 20 novembre 2020

Le polveri del deserto influiscono negativamente sulla salute



Le polveri desertiche esercitano effetti avversi sulla salute, tuttavia le evidenze epidemiologiche sono contrastanti a causa dei diversi approcci di indagine adottati.

Il Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio ha pubblicato uno studio in cui viene presentata una metodologia standardizzata di stima dell’esposizione ed analisi degli effetti sanitari di breve periodo, da adottarsi in aree del mondo caratterizzate da intensità dei fenomeni di trasporto e profilo di suscettibilità della popolazione assai eterogenei.

Lo scopo di questo lavoro è duplice. Innanzitutto mira a fornire evidenze epidemiologiche nuove che possano dare delucidazioni sui meccanismi biologici inerenti all’esposizione a particolato di origine naturale. In secondo luogo, ancor più importante, si vuole promuovere l’adozione di indagini multicentriche su un tema di interesse centrale per organismi internazionali quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità, organo che ha sin dall’inizio supportato questo studio.

Lo studio presenta una metodologia standardizzata per l’identificazione dei giorni interessati da fenomeni di avvezione desertica; per la quantificazione della quota di particolato di origine desertica o antropogenica; per i relativi effetti avversi sulla salute. Utilizzando metodologie consolidate in ambito di epidemiologia ambientale (studi di serie temporali e diagrammi causali), lo studio presenta le ipotesi alla base dell’indagine e testa diversi modelli statistici su un dataset di esempio, ovvero la serie temporale di decessi ed eventi sahariani a Roma.

Gli autori dello studio hanno stimato effetti avversi degli episodi di avvezione desertica e del PM10 sulla mortalità giornaliera a Roma. In particolare, nei giorni di avvezione desertica, sia il PM10 di origine desertica che quello di origine antropogenica risultavano associati a picchi di mortalità, mentre nei giorni non interessati da fenomeni desertici il PM10 era debolmente associato alla mortalità giornaliera.

L’approccio standardizzato proposto potrebbe (e dovrebbe) essere applicato ovunque, anche in aree in prossimità di hotspot desertici. Ciò fornirebbe un'evidenza più solida e completa sugli effetti sanitari avversi delle polveri desertiche sulla salute umana.


Fonte: Arpat

giovedì 19 novembre 2020

Sopravvivenza? Una debita intromissione: "Sì alla vita!"



"Sandro Pertini, Presidente della Repubblica l’anno che io sono nato, avrebbe esordito così. Il 25 Aprile è la festa della liberazione, nonostante ciò, siamo prigionieri, se di un gruppo di uomini o della nostra stessa ignoranza o di entrambe le cose ancora non è del tutto chiaro. Sappiamo solo che ciò ha aumentato la paura di vivere, perché ritengo che eravamo in parte già morti. 

Sarò breve, forse brutale, ma sincero. Il punto di non ritorno ci è stato imposto, lo abbiamo accettato e questo è il risultato, e pare chiaro, ma ancora opinabile (finché c’è democrazia), ai migliori cercatori della rete che tutto questo nostro cercare, tutte le nostre correlazioni, tutti i teatrini politici, tutta questa sofferenza, porta ad unico progetto globale condiviso da tutti gli stati vassalli sottomessi alla stessa atavica paura: non vedono altra soluzione che questa: depopolare. Le risorse rinnovabili  di questo pianeta quest’anno sono finite  a Luglio, è dagli anni '70 che spremiamo questo pianeta, ora è arrivato il conto. 

Molte sono le strategie utilizzate, tante quanto è la nostra tracotanza nel sentirci proiettati nel futuro senza un chiaro disegno che sia tanto grande quanto umile, i migranti africani per esempio sono per l’80% uomini, le donne, e non so quante, sono rimaste in Africa, dividere i sessi porterà indubbiamente meno nascite, ma anche molti problemi legati al rachet della prostituzione. E mi fermerò dal parlare ora, lasciando spazio a poche, essenziali tracce, che fungano da riflessione, che faccia diventare tutti cercatori del vero. 

Il mio pensiero qui può essere ancora scritto e condiviso, come ai fori romani e greci, le radici della democrazia. Quindi, cedo il passo a voi, altri pensieri, altri scritti, altre condivisioni, altra umanità. 

E spero che nessuno di noi, o i nostri anziani o i nostri figli debbano patire altra sofferenza senza essere pronti a riceverla, perché quando si è pronti a ciò, lo spirito si leva, la paura è alle spalle, l’ignoranza una lezione da imparare, lo scopo vivere in armonia.

Come popolo il nostro compito è aver cura di noi stessi, la prevenzione innanzi tutto, il nostro corpo è ben progettato, frutta e verdura fresca, probiotici per l’intestino che è gioca una parte importante nel sistema immunitario, prendere il sole che favorisce le sintesi biochimiche, siamo esseri biologici progettati per stare alla luce del sole, e questo non solo come esseri, ma anche come società. 

Non facciamoci infinocchiare da pochi omuncoli che si riuniscono al buio con la superbia di prendere decisioni futuribili anch’esse fumose, velate di minaccia e assogettazione, se c’è una soluzione che la si prenda tutti insieme, e alla luce del Sole, come disse Giorgio Gaber “libertà è partecipazione”. Grazie. Mi scuso per essermi intromesso nella vostra sfera privata”.

Agostino Manenti

"Dico che più o meno mi sembra di essere arrivato a metà strada, ogni tanto guardo indietro e a volte avanti...

È una sola e quindi si spera che duri il più possibile, anche se in tanti dicono che il meglio deve ancora arrivare..."


mercoledì 18 novembre 2020

USA. La disintegrazione è appena iniziata

 



La crisi dell’impero è iniziata. A settembre 2020, il professore di politica internazionale all’Università di Nagoya Kobayashi Koichi pubblicava un articolo che concludeva che a causa delle crescenti contraddizioni nella società nordamericana, è molto probabile che gli Stati Uniti si disgreghino improvvisamente e collassino come l’Unione Sovietica. 

Non è lontano da ciò che si aspettano gli esperti d’intelligence di Washington. Un rapporto del Pentagono dello scorso anno affermò che la rete elettrica degli Stati Uniti potrebbe crollare entro vent’anni per i disastri legati al clima. E un video di formazione del Pentagono del 2016 avvertiva su un futuro distopico “inevitabile” per le aree urbane del mondo, coll’aumento della disoccupazione e il deterioramento delle infrastrutture che causano la destabilizzazione anche in molti luoghi che prima erano ricchi. Come scrisse Kobayashi su questa situazione: “Entro 10 anni, gli Stati Uniti crolleranno? Sembra la conclusione da Mille ed una Notte, che pare incredibile alle persone. Proprio come la disintegrazione dell’Unione Sovietica di allora, andò ben oltre le aspettative della gente. Tuttavia, la storia è così, sempre piena di incertezze! Non si sa mai cosa succederà domani”.

La classe dirigente statunitense spera di salvarsi  dalla possibilità che da tale caos emerga un movimento socialista rivoluzionario. Solo così la classe dominante  si sentirà al sicuro, perché anche un Paese gravemente impoverito e tormentato dai conflitti è facile da tenere sotto controllo per i capitalisti e gli imperialisti. Se la classe dominante potrà continuare ad avere il sopravvento, i poveri degli Stati Uniti diventeranno ancora più poveri e più pesantemente controllati. Questo è già così nelle zone più povere del Paese,  in gran parte abitate da nativi e neri. Le condizioni attuali delle vittime più oppresse da colonialismo e capitalismo statunitensi fanno presagire ciò che accadrà al resto della popolazione del Paese mentre il  deterioramento economico neoliberista continua e il peggioramento dei disastri naturali crea sempre più migranti climatici. Soprattutto nei centri urbani e lungo le coste, la vita delle persone verrà messa a repentaglio come mai prima d’ora, anche nel cuore dell’imperialismo globale.

Stralcio di un articolo di Rainer Shea

















domenica 15 novembre 2020

"NON CHIAMATECI NO VAX" - Cercasi scrittori



Cercasi scrittori  per un libro dal titolo "NON CHIAMATECI NO VAX".

Mandaci un tuo breve scritto (massimo 5 pagine, anche solo una) collegato alla legge sull'obbligo vaccinale: un'esperienza di vita, un pensiero, un avvenimento, una poesia... qualsiasi cosa. Gli scritti verranno poi selezionati e inseriti nel libro "non chiamateci no vax" di prossima pubblicazione.

Si tratterà, appunto, di un libro corale scritto dai cosiddetti e famigerati "no vax" con lo scopo principale di far comprendere all'opinione pubblica le nostre motivazioni e le nostre riflessioni.

È  possibile anche utilizzare   uno pseudonimo.

Chiaramente non verranno utilizzati gli scritti in alcun modo se non dopo  accordo scritto concordato dove verranno stabiliti  la destinazione degli utili (che speriamo ci siano), che saranno comunque destinati ad organizzare eventi contro l'obbligo vaccinale.

Abbiamo pensato a questa iniziativa che ci sembra possa aiutare a fare capire la nostra posizione e il nostro sentire.

Per molti la 119  è stata un duro colpo, si è  rotto qualcosa ma qualcosa è  anche nato.

Coloro i quali se ne sono resi conto, i famigerati "no vax", hanno compreso che è  stato un punto di svolta  che ha cancellato in poche righe anni di conquiste personali e sociali (per restare in epoca vicina: dalla rivoluzione francese in poi). Per tutte le altre persone è stato un lavaggio di cervello, un tabula rasa dell'intelligenza che ha solo dimostrato come la mente umana sia debole e malleabile.

La tua esperienza, il tuo sentire sono preziosi.

 L'associazione ATTO PRIMO SALUTE AMBIENTE CULTURA

Per info e per mandare i testi scrivere a:
1attoprimo@gmail.com





sabato 14 novembre 2020

Covid. L'Italia dai colori cangianti e l'algoritmo dei pennarelli colorati

 


Parliamo dei guai di casa nostra. Ultimi – in ordine di tempo – quelli di una divisione in zone dell’Italia che risulta semplicemente ridicola, con coloriture regionali che sembrano distribuite a casaccio dai pennarelli di un bambino daltonico.

Come mai? Semplice, perché si sono mescolati ben 21 cosiddetti “criteri”, appartenenti a due campi totalmente diversi e distinti: quello della diffusione del virus e quello dello stato delle strutture sanitarie. Ed é bastato che qualche ufficio sanitario regionale abbia trasmesso dei dati in ritardo (cosa frequente in momenti come questi) o non li abbia trasmesso affatto, per lasciare vuote una o piú delle 21 “caselle”, con il risultato di falsare completamente il risultato complessivo. Senza contare i casi-limite, come quello della Calabria, dove il commissario governativo alla sanitá ha candidamente confessato di non sapere che fra i suoi cómpiti rientrava anche quello di occuparsi del Covid.

Tornando a bomba, come funziona il meccanismo della strampalata graduatoria? Regione per regione, i 21 numeretti (rappresentativi di 21diversi scenari) vengono rapportati tra loro con complessi calcoli matematici, fino a ricavare un algoritmo, cioé una risultante numerica che dovrebbe – uso il condizionale – esprimere una corretta valutazione complessiva [e naturalmente chiedo scusa per il linguaggio tecnicamente inadeguato].

Obiezione: ammesso che le operazioni che producono l’algoritmo siano corrette (e i casi di algoritmi “non stabili”, cioé sballati, sono infiniti), l’algoritmo utilizzato dagli “esperti” di Giuseppi mi sembra “non stabile” nelle sue premesse. É del tutto evidente che una cosa sono le valutazioni d’ordine medico (la diffusione del virus, l’indice di contagiositá, l’indice di mortalitá, eccetera), ed una cosa totalmente diversa sono i dati di carattere amministrativo (presídi ospedalieri, numero di addetti, posti-letto, terapie intensive, eccetera). Mettendo tutto nello stesso calderone non puó che ricavarsi una colossale confusione, quando non anche – come nel caso di cui ci stiamo occupando – risultati finali totalmente sbagliati.

Se la regione X – poniamo il caso – ha pochissimi positivi, la disponibilitá di pochi posti-letto e di pochi posti in terapia intensiva non avrá molta importanza. Viceversa, se la regione Y ha molti posti-letto ma anche un numero altissimo di ricoverati, la sua situazione potrebbe addirittura diventare drammatica.

In altre parole, i due piani sono totalmente diversi. Va da sé che soltanto un’alta diffusione dei contagi puó giustificare la limitazione delle libertá personali dei singoli cittadini o, a maggior ragione, la rottamazione di interi comparti di attivitá economiche.

L’altro piano – quello delle strutture sanitarie – va affrontato in termini diversi: non chiudendo bar e ristoranti, ma aprendo o riaprendo ospedali, moltiplicando i posti-letto, assumendo in pianta stabile medici e infermieri. Si puó fare: Bertolaso a Milano ha creato dal nulla un mega-ospedale Covid in pochi giorni. Ma Bertolaso é riuscito a trovare i soldi, e i nostri governanti dicono di non riuscire a fare altrettanto. Eppure non sarebbe difficilissimo: basterebbe risparmiare sui monopattini, sui banchi a rotelle, sui bonus-vacanza, su mance e mancette varie.

Ancóra qualche altra considerazione, buttata giú cosí, con il comune buonsenso “del buon padre di famiglia”. Che senso ha chiudere intere regioni in “zone rosse”, quando la aree effettivamente a rischio sono solamente quelle di alcune grandi cittá? Perché chiudere – per esempio – tutta la Lombardia, con danni incalcolabili all’intera economia nazionale, quando si potrebbe istituire solo una minore zona rossa per Milano e relativo hinterland, magari intervenendo lá con maggiori mezzi e maggiore incisivitá? E lo stesso discorso si potrebbe fare per Napoli, per Roma, per Torino.

Altra considerazione, sempre “fuori sacco”: che senso ha – come si chiede anche un virologo di chiarissima fama – questa campagna massiccia di tamponi, quasi che si dia la caccia ad asintomatici e paucisintomatici, che sono il 95% dei “positivi” e che – dicono gli esperti – non sono praticamente in grado di contagiare nessuno? Perché, invece, non ci si dedica ai soggetti a rischio, agli anziani soli, che magari non sono in grado di affrontare una coda di 12 ore ai drive-in?

Si ha quasi l’impressione che si voglia terrorizzare la popolazione con numeri altisonanti, quasi a voler giustificare misure economiche che stanno distruggendo la nostra economia. Ma la mia é solamente un’impressione.

Michele Rallo  - ralmiche@gmail.com 



giovedì 12 novembre 2020

M5S. Stati Generali o dichiarazione di morte?



Segnalo in calce il  documento programmatico di Alessandro Di Battista in vista degli Stati Generali del Movimento 5 Stelle,  convocati per il 15 di Novembre 2020.  Il Movimento  continua a intestarsi un nome che valeva per una realtà politica del tutto diversa, se non opposta.


Penso che questo programma per il futuro del movimento, seppure privo di una visione complessiva di una società che si voleva del tutto diversa, possa interessare per individuare quali sono le direttrici delle sue ormai molteplici componenti. E’ sicuramente un segnale di netta opposizione a quanto si è andato configurando/degenerando ai vertici di un movimento che rimane ormai se stesso solo in settori della base e in alcuni rappresentanti europarlamentari.

 

Comunque, in questo paese, rispetto alla coalizione politica quasi onnicomprensiva, dall’estrema destra della “sinistra”, attraverso una democrazia cristiana imbarbarita (PD), con in funzione di supporto il M5S, fino alla destra-destra, ma con qualche sprazzo populista, cioè di sinistra, siamo a uno stato di omologazione che neanche il più tragico Pasolini si sarebbe immaginato.

 

L’unica forza, per ora minuscola, in formazione e con qualche posizione non risolta, ma attiva, di netta, coraggiosa e cosciente opposizione, è quella della fuoruscita dai 5 Stelle dalle idee chiare su chi combattere: Sara Cunial, con Davide Barillari e altri. Di Paragone e del suo giustificatissimo Italexit non si sente un granchè e dispiace non esservi dialogo con il movimento di Sara.

 

Quanto a Di Battista, nel quale per  lunga pezza ho nutrito fiducia, una fiducia però ampiamente messa in discussione dal suo incredibile apprezzamento per come questo Governo e, in particolare, l’emissario di Bill Gates, di Padre Pio e del Nuovo Ordine Mondiale, Giuseppe Conte, ha gestito l’operazione disumana/anti-umana del Coronavirus, posso solo augurare a tutti coloro che ci hanno creduto e che dagli opportunisti, rinnegati, comici, sono stati menati per il naso, che il suo intervento non sia troppo poco troppo tardi. 


La condivisione di Dibba dell’operato di questo sciagurato regime in materia di virus e della conseguente apocalisse sociale, culturale, biologica, lo rende meno attendibile.  


Fulvio Grimaldi







Documento di Alessandro Di Battista:   https://www.lintellettualedissidente.it/controcultura/italia/stati-ultra-generali/

mercoledì 11 novembre 2020

Covid? No: neoliberismo applicato...

 


Da "REPORT" -  Programma 'moderato', nessun complotto, nessun negazionismo, ma..

Tutto da vedere, sino alla fine.

Due dati comparati su tutti
(Italia 60mln - Germania 85mln abitanti ca.):

Primavera 2020 - Decessi CON Covid-19
- Italia 35.000 ovvero 600 per milione abitanti
- Germania 9.000 ovvero 100 per milione.
Italia-Germania 6 a 1
 
Posti terapia intensiva 1 marzo 2020
- Italia 5.000 ovvero 85 per milione abitanti
- Germania 28.000 ovvero 330 per milione (+ 12.000 in 1 settimana se necessario)
Germania-Italia 4 a 1 (5 a 1 se necessario)

MAPPA CENTRO EUROPA - TERAPIE INTENSIVE PER ABITANTE:


Altri dati e informazioni utili nei vari servizi: https://www.youtube.com/watch?v=-UndHsCsslE