lunedì 16 marzo 2020

Ecologia ed etica.... - La giusta misura!



Ho conservato per anni un vecchio dipinto nel Tempio della Spiritualità della Natura, prima di abbandonare Calcata al suo destino e trasferirmi a Treia. Era  solo una banale copia, rappresentava un alchimista (od un semplicista) che mostra la giusta dose di sostanza da porre nell’intruglio medicinale ad un giovane apprendista. Il gesto  eloquente, la mano alzata con il palmo rivolto in avanti, significante “basta così”. Né troppo né poco!

Le cose cambiano e non serve portarsele appresso, la memoria  è utile se ci aiuta a non ripetere gli errori del passato, contemporaneamente è una zavorra se ci impedisce di compiere nuove esplorazioni e ricerche.

Anni ed anni di meditazione per scoprire la giusta misura? Macché essa è nella semplicità della risposta immediata che siamo in grado di dare al momento opportuno, rispondendo del tutto spontaneamente e semplicemente all’esigenza contingente, nel presente…

Non sappiamo i motivi per cui le cose avvengono come avvengono e dal punto di vista etico ed umano possiamo anche non essere d’accordo con ciò che siamo costretti a vedere ed a compiere nella società.  Così dobbiamo sentirci liberi da ogni schema, non temendo di cadere in  contraddizioni e incongruenze.

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Ricordo quando Nisargadatta Maharaj raccontava le conseguenze del suo lavoro di venditore di bidi, le sigarettine indiane, che causano il cancro anche più delle altre, e pure lui  le ha fumate per anni e tra l’altro è morto per un cancro alla gola… ma tutto ciò non ha cambiato il suo “vero stato”.

Ricordiamo sempre che possiamo solo compiere ciò che è per noi possibile. Non ciò che riteniamo dovrebbe essere. E poi come dovremmo porci di fronte ai dettami della legge di causa effetto? Come dovremmo considerare  la favola della reincarnazione…?  Libero arbitrio, predestinazione, scelte, miglioramenti voluti o causali?... 

A volte anch'io  racconto delle storie, che stanno nella mente duale, che rientrano nel funzionamento empirico nel mondo, esprimendo  un modo razionale di percepire la vita. Ma  nel mio intimo so che son tutte  favolette, so che la verità non ha bisogno di giustificazione alcuna, né di spiegazioni. Uso dei sotterfugi per poter guardare le persone negli occhi e scorgere la loro anima, toccare il loro cuore e sentirmi una parte di loro. Questo è ciò che è possibile per me  e vorrei che così fosse anche per chiunque altro!

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Assomiglia ad una commedia? C'è una nota di finzione in questo atteggiamento? Beh, occorre pur adattarsi al sogno.. finché si sogna.. A che serve districarsi dalle considerazione sul bene e sul male con giustificazioni che infine rientrano nell'illusione duale? Tanto vale adattarsi e compiere quei gesti che sono in armonia con la nostra natura umana, che ci consentono di poter condividere al meglio le nostre emozioni ed i nostri pensieri con il prossimo... Sia pur che ciò non è necessario per “essere quello che realmente siamo”.

Ma perché limitarsi, perché non  amare il proprio sogno (come diceva saggiamente D'Annunzio)? In verità l’armonia interno/esterno non è basata su ciò che entra dalla bocca (come diceva Gesù) ma da ciò che ne sorte, ovvero come riusciamo a centrarci al nostro interno, ritrasmettendo parole ed   amore all’esterno.

Ramana Maharshi a una signora che le chiedeva come potersi migliorare nei comportamenti alimentari consigliò la via del "tendere verso",  finché la cosa non avvenisse da sola, senza  compulsione.

Paolo D'Arpini


domenica 15 marzo 2020

USA versus Cina - "Chi la fa l'aspetti..."



Indipendentemente dal fatto che il virus Covid-19 sia un’arma biologica creata dagli Stati Uniti (come ipotizzano analisti credibili), Washington ha fatto tutto il possibile per armare il virus contro la Cina. L’amministrazione Trump ha affermato di vedere il virus come modo per mantenere i posti di lavoro fuori dalla Cina, dimostrando come Washington sperava che il virus impedisse alla Cina il cammino verso l'egemonia economica mondiale. La demagogia dei media occidentali sul governo cinese che presumibilmente non sapesse gestire la crisi riflette le dichiarazioni malvagie di neocon come il senatore Tom Cotton, che promosse l’idea che il governo cinese abbia creato il virus.
L’obiettivo di tali imperialisti è indebolire la posizione della Cina sulla scena mondiale mentre si ribellavano i cinesi contro il Partito Comunista, sperando sull’effetto di un vantaggio per le società e il potere globale degli Stati Uniti. Ma i risultati sono stati opposti. 
La Cina ha combattuto il virus molto meglio di quanto gli Stati Uniti potranno fare se diventasse altrettanto grave in America. La Cina ha costruito due ospedali in una settimana e il modello del successo cinese dell’assistenza sanitaria pubblica ha ovviamente reso predefinita per i cinesi la possibilità di ricevere cure. Il virus ora declina decisamente in Cina, nonostante l’assurdo tentativo dei media nordamericani di presentare ciò come indicativo di qualcosa di sinistro. La speranza era che il percorso della Cina verso la ripresa dagli shock economici del virus fosse lungo e difficile, permettendo agli Stati Uniti di far deragliare l’ascesa della Cina. Ma l’economia socialista pianificata della Cina ha saputo assorbire eccezionalmente bene il crollo del 2008, quindi non sorprende che inizi a riprendersi. Molti altri Paesi hanno seguito l’esempio della Cina nel rispondere al virus, ma a differenza di essa, i Paesi capitalisti non sono destinati a gestire facilmente quarantene diffuse e cali di produttività. La recessione cinese sta già finendo, ma per la maggior parte degli altri posti la recessione economica è appena iniziata.
A causa della intrinseca vulnerabilità delle economie capitaliste alla recessione e dell’inadeguatezza dei sistemi sanitari nel mondo neoliberista, il virus ha causato caos economico mentre si diffonde. Australia e Sudafrica sembrano già in recessione,e quarantene e comportamenti dei consumatori in preda al panico continuano a far precipitare i mercati globali e la crescita economica di dodici anni degli USA si è fermata. 
Contrariamente a quanto il Partito comunista cinese ha saputo fare in risposta al danno economico causato dal virus, la Federal Reserve non sa arrestare la recessione e ha già fatto crollare i mercati semplicemente tagliando i tassi d’interesse. Solo in un impero capitalista in fase avanzata di declino come il nostro, la leadership sarebbe così incapace di affrontare una crisi. Il presidente Trump ha costantemente cercato di minimizzare virus e tracollo finanziario, facendo dichiarazioni come “testiamo tutti quelli che dobbiamo testare, trovando pochissimi problemi” e “la borsa inizia a sembrarmi molto buona!” Ciò riflette il tentativo della sua amministrazione a gennaio di rappresentare il virus come un bene per il lavoro nordamericano; non volendo ammettere che si verifica una crisi, perché essa svela le profonde inadeguatezze del sistema sanitario neoliberista nordamericano e del sistema finanziario monopolistico. 
L’ideologia della classe dirigente capitalista viene visibilmente screditata. Ora che gravità del virus e recessione appaiono innegabili, Trump e gli altri membri della classe dirigente cercano un capro espiatorio e delle distrazioni. Questa settimana Trump accusava i media di “fake news” per la crescente serie di battute d’arresto sul mercato e i propagandisti imperialisti usano sempre più il virus come arma per demonizzare la Cina. Di recente, il noto agente della propaganda di guerra inglese The Guardian pubblicava un editoriale del demagogo anti-PCC Ai Weiwei, che scrisse che “la Cina è malata, ma va molto più in profondità del coronavirus” e che “Il sistema comunista, con il suo uno stretto controllo delle informazioni e la responsabilità degli ufficiali solo nei confronti dei superiori burocratici, non nei confronti delle persone, hanno minato la fiducia sociale per decenni”. La caratterizzazione della Cina da parte di Weiwei rivela il desiderio dei Paesi occidentali di proiettare le proprie crisi attuali su spauracchi come la RPC. Mentre la stragrande maggioranza dei cinesi sostiene il proprio governo coll’aumento negli ultimi decenni negli standard di vita del Paese, le potenze capitaliste occidentali subivano il crollo della fiducia pubblica sulle istituzioni in decenni di privatizzazione, austerità, calo dei salari e tassazione regressiva.
Con la recessione del Coronavirus, verrà messa a nudo la fondamentale ingiustizia del modo in cui gli USA funzionano. Il governo continuerà a trascurare poveri e classe operaia la cui mancanza di un’adeguata assistenza sanitaria li rende più vulnerabili alle malattie. I ricchi saranno salvati dal danno finanziario come l’ultima volta. Senzatetto, disoccupazione, fame e debito insormontabile delle famiglie affliggeranno più persone non abbienti, mentre i servizi sociali saranno ulteriormente ridotti. Le contraddizioni del capitalismo diventeranno così pronunciate negli Stati Uniti che molti saranno disposti a scendere in piazza, come il popolo cileno nel pieno del crollo del proprio Paese nell’iper-disuguaglianza. 
Questa perdita di legittimità del modello di governo interno degli Stati Uniti (così come degli altri principali Paesi imperialisti) sarà correlata con l’accelerazione del declino dell’imperialismo USA/NATO. Quando si avrà il prossimo incidente economico, la Cina non salverà l’economia nordamericana come fece l’ultima volta. La mossa più pratica della Cina sarà allocare risorse per resistere ai peggiori effetti dello schianto, dandosi un grande nuovo vantaggio sugli Stati Uniti economicamente senza speranza. Ciò sposterà ulteriormente la leva economica globale a favore della Belt Road Initiative, il progetto cinese per la condivisione delle risorse con le nazioni che furono colonizzate e sfruttate dall’occidente. 
Più cambia l’equilibrio del potere e più la crisi economica mette in pericolo la stabilità del capitalismo nordamericano, più i centri del potere degli Stati Uniti guideranno la guerra per la sopravvivenza. La propaganda contro la Cina già s’intensifica, con entità per il cambio di regime come il Congresso mondiale uiguro che lavorano sempre più per manipolare l’opinione pubblica nordamericana nell’odiare la RPC. La classe politica e mediatica nordamericana ha recentemente diffamato il socialismo cubano, attaccato i politici di sinistra come agenti russi e rinnovato il McCarthyismo. Le grandi banche chiedono maggiore deregolamentazione in risposta alle crisi, mostrando disperazione nel mantenere il boom dei profitti delle imprese degli ultimi anni. Il conflitto di classe s’intensifica, sia come borghesia contro proletariato che come imperialismo contro antimperialismo. Possiamo vincere questo conflitto facendo avanzare gli ideali marxisti-leninisti che hanno reso la RPC così vincente.
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Traduzione di Alessandro Lattanzio

sabato 14 marzo 2020

Iraq - Raid aerei statunitensi contro l'aeroporto di Karbala


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Circa una dozzina di raid aerei americani hanno colpito, tra il 12 ed il 13 marzo u.s., quattro province nel nord dell’Iraq lungo il confine siriano. Dei colpi sarebbero giunti anche a Deir ez-Zor (Abou Kamal) in territorio siriano.
I raid sono stati compiuti tanto da parte di droni quanto da parte di veri e propri caccia F-16.

Primo bilancio degli scontri balistici USA-Iraq : 5 morti e 7 feriti

Si tratterebbe di una risposta contro il lancio di quindici missili Katioucha contro la base aerea anglo-americana di Tajji, nei pressi di Kirkouk. In tale operazione sarebbero morti – secondo l’Agenzia di Stampa iraniana PressTV [1] – due militari, uno inglese e l’altro americano, ed un “contractor” americano.
In particolare – secondo quanto riporta il giornale francese “Le Figaro” – il Pentagono definisce la rappresaglia [2] come « risposta diretta alla minaccia rappresentata dai gruppi armati sciiti filo-iraniani che continuano ad attaccare le basi che ospitano le forze della coalizione ». Dal proprio canto, il Capo della diplomazia britannica Dominic Raab sostiene la legittimità dell’intervento [3] in quanto « risposta rapida, decisiva e proporzionata ».
Da parte propria, gli iracheni accuserebbero [4] due morti, sette feriti e pesanti danni all’aeroporto in costruzione di Karbala.

L’Iraq accusa gli USA di aver simulato l’attacco alla propria base

L’organizzazione Hachd al-Chaabi, indicata dal Pentagono di essere autrice dell’attacco che però non è stato rivendicato da alcuno replica alle accuse : «siamo in guerra contro gli occupanti americani ma non agiamo in maniera dissimulata».
Al contrario si tratterebbe – scrive ancora l’iraniana PressTV [5] – di un’operazione sotto “falsa bandiera” quale primo atto di una guerra aperta contro la resistenza irachena. In proposito il Movimento iracheno al-Nujaba invita la popolazione ad «una Resistenza contro i crimini commessi dagli Stati Uniti» [6].
L’emittente irachena Al-Mayadeen [7] scrive che «l’aggressione conduce a un’escalation e al deterioramento della situazione della sicurezza nel Paese ed espone TUTTI a maggiori rischi».

La Russia disponibile a sostenere l’Irak con i propri missili S-400

Da tempo, l’Iraq reclama la propria sovranità e il ritiro delle truppe d’occupazione americane e straniere in genere. Iran, Cina e Russia appoggiano queste richieste tanto che quest’ultima avrebbe pure dato la propria disponibilità a fornire missili S-400 [8] per difendere lo spazio aereo iracheno.
In questa situazione, non sorprendono le allusioni di ieri dell’Ayatollah Khamenei [9] circa un possibile attacco biologico contro l’Iran vestito da “Coronavirus”.

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giovedì 12 marzo 2020

Siria. Appello delle donne contro la guerra e lo stupro...



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L'Unione Generale delle Donne Siriane (GUSW), ha lanciato un appello ai popoli liberi del mondo e alla più alta istituzione mondiale, l’ONU, invitando a fare una risoluta pressione sugli Stati che sostengono con denaro e armi i gruppi terroristici armati in Siria e fermare questo sostegno.
Parallelamente l'Unione, membro della Federazione Democratica Internazionale delle Donne (WIDF), ha invitato le organizzazioni internazionali e delle donne a sostenere la resistenza all’aggressione, delle donne siriane e il diritto del popolo siriano a vivere con dignità e libertà, esortando le donne ad opporsi agli aggressori del popolo e dello stato siriano.

Sui fronti di battaglia, nella società, nelle famiglie: ferme e risolute nella difesa della propria patria libera, sovrana, indipendente.

Da nove anni, ogni giorno, le donne siriane seppelliscono figli, fratelli e mariti, vittime di una cinica aggressione che ha avuto e ha tutt’oggi negli USA, nella NATO e in Israele i burattinai, e nella Turchia, nell’Arabia Saudita i complici. Tutti celati dietro al terrorismo dell’ISIS e dei cosiddetti “ribelli moderati”, nella realtà la fanteria di terra per abbattere la Siria laica, multietnica e multi religiosa. Penultimo tassello (l’altro è l’Iran) dell’Asse della Resistenza in Medio oriente e storico alleato della lotta dei palestinesi.

Nel paese la situazione alimentare, sanitaria e lavorativa è drammatica, nonostante gli sforzi del governo di unità nazionale, e dei paesi alleati o solidali (… i 3/4 dell’umanità). Come in tutti i conflitti sono le donne a cercare con ogni mezzo di continuare a provvedere alle famiglie, a confortare bambini e sopravvissuti, a credere e lottare comunque, ad alimentare la speranza nella vita. Loro che la vita ce la donano. Quanto succede in Siria, così come in ogni guerra, non è altro che la conferma di quanto siano incredibilmente forti e imprescindibili.

In questo otto marzo, festeggiato in tutto il mondo come giornata internazionale della donna, vorrei riservarlo a loro, senza dimenticare ogni donna in piedi o schiacciata nella lotta per la propria emancipazione, per la difesa della propria terra o per la liberazione del proprio paese. Dalle donne yemenite, a quelle libiche, afgane, del Donbass, alle donne venezuelane e così via. Tutte incluse in un grande abbraccio di solidarietà e in un impegno costante di sostegno concreto.

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Forse per spiegare questa valorosa resistenza e forza delle donne siriane di oggi, occorrerebbe ricordare agli aggressori e ai loro mercenari, che queste donne hanno radici millenari nella lotta contro lo straniero. In Siria, la lunga storia delle donne e del loro ruolo assolutamente paritario con l’uomo, risale alla guerriera Zenobia [240 - 274 d.C.], la regina ribelle del Regno di Palmira, la donna che fece tremare l’Impero romano, che guidò la mitica rivolta del suo popolo contro gli invasori romani.

Sempre in continuità con le radici secolari a cui la Siria fa appello per la sua resistenza, ne è esempio il Battaglione femminile costituito nell’area di Qamishli, guidato da Jazya al-Taeemi, si è chiamato le "Khansawat della Siria", prendendo il nome di al-Khansaa, una famosa eroina araba, che storicamente è conosciuta per il suo coraggio e le sue battaglie.

Nel corso dei millenni, la Siria ha sempre considerato e realizzato i diritti delle donne, come costituenti pieni e fecondi della sua civiltà e società. E oggi i distrazionisti professionali vorrebbero riportare indietro la storia o addirittura trascinare la condizione delle donne siriane in quella, allucinante e medievale dell’Arabia saudita o dei paesi del Golfo.
Cerchiamo di mettere alcuni elementi storici in chiaro e confrontiamoli con gli Stati Uniti, questi presunti “paladini, avanguardie di libertà e diritti umani nel mondo”.
La Repubblica araba siriana concesse il suffragio femminile nel 1953, appena 7 anni dopo essersi liberata dall'occupazione colonialista francese. Gli USA si liberarono dalla tirannia inglese nel 1776, ma diedero alle donne il diritto di voto, 144 anni dopo, nel 1920.

Gli Stati Uniti non hanno mai avuto una vicepresidente donna. In Siria il vicepresidente della Repubblica Araba Siriana dal 2006, è Najah al AttarSuo padre era un partigiano che ha combattuto contro gli occupanti francesi per la liberazione del paese.

La vice presidenza siriana è nominata dal presidente e ha responsabilità simili a quelle degli Stati Uniti. Se il presidente siriano dovesse diventare inabile, il suo vice presidente assume la presidenza.
Najah al Attar

La dott.ssa Bouthaina Shaaban è tra le figure più importanti come consulente del presidente della Siria. Docente di poesia all'Università di Damasco, oltre a un dottorato in letteratura inglese.
Dr. Bouthaina Shaaban
Confrontando le popolazioni degli Stati Uniti e la RAS (318,9 milioni gli USA; 23 milioni la RAS) e le donne in posizioni di comando, gli Stati Uniti sembrano essere abitanti delle caverne tribali in confronto alla Siria.

Impressionante e più ancora rovinante è il confronto con il più fedele alleato statunitense nell’area, quell’Arabia Saudita, che ha concesso alle donne di votare ( a una minima parte), nel dicembre 2015. Sono 130.000 le donne saudite che hanno potuto registrarsi al voto, rispetto a 1.350.000 uomini sauditi. Naturalmente, le donne che votano, devono chiedere il permesso ai loro accompagnatori maschi e devono essere accompagnate ai seggi elettorali. Questo vorrebbero trasferirlo in Siria.
Prima dell’aggressione il cosiddetto femminicidio e altri crimini contro le donne, di fatto non esistevano nella Repubblica Araba Siriana. Lo stupro è un considerato un crimine capitale nella RAS. Da quando, Stati Uniti, NATO, Sauditi, Paesi del Golfo e i loro mercenari terroristi hanno lanciato questa banditesca congiura internazionale contro questo piccolo paese, i crimini contro le donne siriane hanno raggiunto proporzioni criminali di guerra.

Basta notare quante donne siriane hanno importanti ruoli guida nel governo siriano di Unità nazionale. Il ruolo delle donne nella magistratura, nelle scuole, nella sanità, nell’esercito, nella resistenza contro l’aggressione. Donne laiche, religiose delle dodici fedi nel paese, tradizionaliste o modernizzate, socialiste, comuniste, TUTTE patriote. Memorizziamo i loro volti. Memorizziamo i loro nomi e confrontiamo tutti i diritti da esse acquisiti, la cultura della tutela delle donne in Siria, il loro ruolo vitale, con la realtà dei paesi aggressori e quanto è presente di tutto questo nei loro, nostri governi.


 Enrico Vigna, SOS Siria/CIVG 

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mercoledì 11 marzo 2020

La grande esercitazione. Un traccia degli ultimi eventi...


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"Tornate alle vostre superbe ruine, /All’opere imbelli dell’arse officine, /Ai solchi bagnati di servo sudor. / Il forte si mesce col vinto nemico, / Col novo signore rimane l’antico; / L’un popolo e l’altro sul collo vi sta. / Dividono i servi, dividon gli armenti; / Si posano insieme sui campi cruenti / D’un volgo disperso che nome non ha.." 
Alessandro Manzoni, Adelchi, Atto III).
(Per “l’un popolo e l’altro” possiamo intendere correttamente Oligarchie globalizzatrici e loro euro- e italo-domestici)


La  grande esercitazione.  Un traccia degli ultimi eventi:

-       GUERRA A CINA, EURASIA, VIA DELLA SETA, la globalizzazione in area di rigore
-        
-       Trovata, finalmente, l’arma di distruzione di massa! Non era in Iraq. COME USARE UNA SEMPLICE INFLUENZA CONTRO CINA, IRAN, NOI
-        
-       La più violenta invasione della privacy dal tempo del battesimo
-        
-       Di emergenza in emergenza la globalizzazione va al calcio di rigore (assegnato dall’arbitro venduto)
-        
-       Un paese di utili idioti e amici del giaguaro. Ora anche di buffoni che, quando c’è l’intenzione, sono anche cialtroni. E gli europei? Calmi e razionali. Siamo isterici, o ci portano ad esserlo?
-        
-       Una nazione di reclusi: Ce n’est que un debut
-       PROVE GENERALI DI STATO DI POLIZIA
-       e di guerra all’Eurasia
-        
-       STATO D’ASSEDIO! Dai “Pieni Poteri” al mojito sbertucciati da Conte, ai Pieni Poteri adottati da Conte e consacrati da tutti. E la Lega, che risente profumo di "Pieni Poteri", ne chiede di più rigorosi. Tipo, che so, Palestina?

-       Emergenze ad usum delphini: Aids, strategia della tensione, aviaria, febbre porcina, mucca pazza, covid-19,  droga, terrorismo, migranti e guerre per i diritti umani. 
O SEI COMPLOTTISTA, O SEI CIECO  E FREGATO

-      Fuggire in Russia si può?

Fulvio Grimaldi  - fulvio.grimaldi@gmail.com

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domenica 8 marzo 2020

Siria. Idlib: la complessa situazione sul campo


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Penso che i Russi procedano passo dopo passo con prudenza per evitare una guerra totale, o addirittura un intervento della NATO, per cui lo stesso esercito siriano non è attrezzato e che porrebbe gravi problemi. Insomma il bicchiere è mezzo pieno, o mezzo vuoto, a secondo dei punti di vista.

Dall'inizio dell'offensiva russo-siriana verso Idlib  sono stati liberati 1600 km quadrati di provincia ed è stata messa in sicurezza l'autostrada M5 Damasco-Aleppo. In più la Russia ha fatto capire a Erdogan che non era il caso che approfittasse della posizione geografica della Turchia per inviare un corpo di occupazione, cosa che sarebbe perfettamente possibile visto che la Turchia ha il secondo esercito più potente della Nato in termini convenzionali. E come ha convinto fratel (musulmano) Erdogan? Facendogli secco con l'aviazione un intero battaglione. Poi tutti si sono messi d'accordo per dire che era stata l'aviazione siriana, ma secondo me  era stata quella russa. Un avvertimento politico che ha tramortito e scioccato Erdogan.

E non solo lui, evidentemente, visto che la UE ha fatto finta di nulla e persino gli Usa non hanno risposto alle richieste d'aiuto/minacce del  sultano di Ankara.


Infine Erdogan con molta probabilità ha fatto molti passi più lunghi della sua fama. Oltre che in Siria anche in Libia dove il suo interventismo non è ben visto nemmeno in certi ambienti del governo di Tripoli.

Per non contare il fatto che le sue recenti mosse a Idlib (mosse fallite) gli hanno alienato il sostegno di Russia e Iran che sono le due potenze che gli hanno salvato il culo durante il tentato colpo di stato.


Cosa che mi fa pensare a due alternative. 
1) Erdogan è mentalmente insano. Ma questo può valere per una persona, non per tutto un gruppo dirigente.  
2: La Turchia dopo aver evocato e sostenuto il mostro jihadista non sa più cosa fare per non ritrovarselo in casa incazzati (pur scontando il fatto che i caporioni jihadisti sono null'altro che dipendenti dei servizi segreti).


Idlib, anche per ragioni storiche, è stata usata sinora come una discarica di jihadisti, ma ora che Damasco ha deciso che è giunto il momento giusto per riprendersela, i nodi vengono al pettine.
(E.B.)

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Commento integrazione di F.G.:
"Su Idlib sarei più problematico. Non mi sembra che si siano fatti grandi passi avanti per l’irrinunciabile totale liberazione della provincia, del suo capoluogo e della cacciata dei terroristi. Credo che ancora una volta Erdogan l’abbia sfangata a restare in Siria, non solo ad Afrin e lungo la striscia assolutamente illegittima dei 35km x 100, di cui nessuno parla più. La Russia continua a cedere troppo, a far incancrenire la situazione con queste eterne tregue e questi rinvii, per non compromettere quel po’ di spago che Erdogan gli dà, mantenendo tutto il resto della corda nel campo Usa-Nato. In una  lunga intervista ad Assad si capisce  che lui ha una visione diversa. E’ intollerabile che si continui a cincischiare tra milizie radicali e milizie moderate e a non mettere in discussione la presenza di qualsiasi occupante, tutti terroristi..."

sabato 7 marzo 2020

No al MES. No alla svendita politica ed economica dell'Italia


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In piena crisi sanitaria e con l'economia praticamente morta ci si prepara a definire le regole del trattato capestro MES, il cosiddetto “Meccanismo Europeo di Stabilità”, su cui c’è già un accordo politico da diversi mesi, dice l’Ansa: "Tutto pronto sul Mes: nonostante le rassicurazioni di Conte e Gualtieri, il trattato sarà approvato dall’Eurogruppo". Infatti nella prossima riunione, il 16 marzo 2020, l’Eurogruppo è chiamato a dare l’approvazione finale del testo su cui c’è già un accordo politico da diversi mesi. 

Nelle scorse settimane, è proseguito il lavoro tecnico che deve chiudere tutte le questioni legali ancora aperte. Se i ministri daranno l’ok, saranno poi i rappresentanti dei Governi a firmare il nuovo Trattato in una riunione successiva, e poi potrà partire il processo di ratifica dei Parlamento nazionali che dovrebbe prendere circa un anno. Sono in gioco, assieme alla democrazia e all’indipendenza nazionale, l’economia del Paese, la stessa possibilità di uscire dalla crisi.

Il MES è uno degli strumenti con i quali l’Unione Europea impone l’austerità e schiaccia gli Stati pur di tenere in piedi il sistema liberista che fa perno sul mercato unico e l’euro. I cittadini, attraverso i loro rappresentanti in Parlamento, possono ancora opporsi alla ratifica di un trattato pensato per imporre all’Italia nuovi e micidiali vincoli che metteranno a rischio i risparmi delle famiglie, le banche e le aziende di cui ci si vuole impadronire a basso prezzo. Per evitare tutto ciò ciò si sta pensando ad una grande manifestazione nazionale che verrà organizzata a ridosso della votazione alle Camere per ribadire un secco NO MES! 

Prime adesioni all'iniziativa: Luciano Barra Caracciolo, Giulietto Chiesa, Antonio Rinaldi, Nino Galloni, Marco Guzzi, Claudio Messora e altri...  (Info: claudio.byoblu@gmail.com


Paolo D'Arpini

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Video collegato: 
https://www.youtube.com/watch?v=QvSX2l3fsVM&t=87s


Post scriptum 
Ricordate il 2012, quando aspettavamo tutti la "fine del mondo"? E sulla soluzione finale da me prospettata vi sottopongo un mio articolo, proprio del 2012, recuperato da Osservatorio Sicilia https://it.scribd.com/document/97592128/L-Italia-della-crisi-l-Europa-e-l-euro-Paolo-D-Arpini -: "L'Italia della crisi... l'Europa e l'Euro. Della serie "Muoia Sansone con tutti i filistei..."