sabato 15 aprile 2017

Trump "ebreo"? No, semplicemete sionista


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Vista la sua politica estera, fortemente filo israeliana, alcuni analisti affermano che trump donald sia di origine ebraica...  Il dubbio sorge a seguito degli ultimi eventi guerrafondai, soprattutto in ambito medio-orientale, che rispecchiano i desiderata della politica  israeliana ... 

"Trump obbedisce a Netanyahu (che recentemente ha rotto con Putin) ed ha deciso di giocarsi il tutto per tutto e venire allo scoperto, mostrando la sua vera faccia, da ebreo". Questo, ad esempio, il parere di F.T., basato su alcune illazioni pubblicate su siti "complottisti". 


Ma  tale opinione è  contraddetta da F.G. che afferma: "Allora dovrebbero essere ebrei tutti i presidenti Usa che dal 1948 hanno impostato la politica estera in combutta con, o al servizio di, Israele e dell’internazionale ebraica. Quella di Trump, Trumpf, tedesco o transilvano ebreo, appartiene alla categoria delle fantasie di chi non ha capito  cosa sia la lotta di classe..."

Beh, da un punto di vista "religioso" tutti coloro che hanno aderito al cristianesimo od all'islamismo si può dire che facciano parte della tradizione giudea, in quanto queste due religioni sono varianti del "credo" originario. Mentre dal punto di vista etnico solo i nati da madre ebrea possono insignirsi del titolo di "eletto". Questo nella norma tradizionale giudaica. 


Per quanto riguarda trump donald di sicuro egli ha una figlia sposata con un ashkenazita sionista, che funge per altro da suo consigliere,  la quale afferma di essersi "convertita", cosa non accettata nella tradizione ebraica ortodossa. Purtroppo tutti gli ashkenaziti sono sionisti pur non essendo di origine semita (bensì turcomanna), essi si definiscono "eletti" come gli ebrei originari ma questa assunzione non è riconosciuta nell'ebraismo tradizionale. 

La conversione en masse dei kazari fu in conseguenza  di un "errore" commesso da alcuni rabbini "ben remunerati" che sancirono il  passaggio dallo zoroastrismo all'ebraismo di quel popolo, una conversione dovuta a ragioni squisitamente geopolitiche e non religiose. Purtroppo ora i kazari - ashkenaziti sono la maggioranza assoluta nel contesto del popolo ebraico, pur non avendone un reale diritto. Forse si può dire che  trump ha simpatie e mire sioniste ma certamente non è un ebreo.

Paolo D'arpini




giovedì 13 aprile 2017

Donald Duck (all'anagrafe Trump) non ne azzecca una... e la Cina se la ride!


Mentre il 12 aprile 2017 il comandante dell’USS Ross, Russell Caldwell, che aveva supervisionato l’attacco missilistico dell’US Navy contro la base aerea siriana di al-Shayrat, dopo solo 18 mesi di comando della nave veniva “promosso” a supervisionare la stesura di manuali sulla guerra di superficie a San Diego, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dichiarava che la sua amministrazione non designa più la Cina come manipolatore di valuta, e si lamentava che il dollaro USA sia troppo forte, rimangiandosi le dichiarazioni in campagna elettorale, quando accusò la Cina di manipolare la propria valuta per aumentare le esportazioni, “Credo che il nostro dollaro sia diventato troppo forte, e in parte questo è colpa mia perché la gente ha fiducia in me, ma è un male… alla fine“, aveva detto Trump; miracolo dovuto al lancio dell’agenzia di stampa dello Stato cinese Xinhua, che definiva l’attacco alla Siria l’azione di un politico debole che aveva bisogno di mostrare i muscoli. In sostanza, Xinhua aveva detto che Trump ordinò l’attacco per superare l’accusa di essere “filo-russo”. Xinhua menzionò gli attacchi missilistici statunitensi sulla Libia nel 1986 e l’Iraq nel 1998, e rimproverò gli Stati Uniti per non aver raggiunto i propri “obiettivi politici” in quei casi, “E’ la tipica tattica degli Stati Uniti inviare un forte messaggio politico attaccando altri Paesi utilizzando aerei militari avanzati e missili da crociera”. “Gli analisti cinesi, il cui consiglio è a volte ricercato dal governo su questioni di politica estera, erano sprezzanti sull’attacco, vedendovi un Paese potente attaccare una nazione che non poteva reagire”. 
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L’analista cinese Shen Dingli affermava, “Se gli Stati Uniti s’infognano in Siria, come può Trump rendere ancora grande l’America? Di conseguenza, la Cina potrà avere un’ascesa pacifica. Anche se diciamo di opporci al bombardamento, nel profondo del cuore ne siamo felici”. Tra l’altro, anche lo stupido tentativo dell’amministrazione Trump di creare una frattura tra Mosca e Beijing non tiene nemmeno conto dei dati della realtà economica mondiale: “Per la prima volta in assoluto, le esportazioni di macchinari della Cina in Russia hanno superato quelle della Germania, secondo i dati del 2016 dell’Associazione dell’industria metalmeccanica tedesca (VDMA). La Cina inviò macchinari del valore di 4,9 miliardi di euro (5,2 miliardi di dollari) in Russia lo scorso anno, a fronte di ordini dalla Germania per un totale di 4,4 miliardi di euro. L’inversione di tendenza era prevista date le sanzioni economiche dell’UE nei confronti della Russia per il presunto ruolo nel conflitto ucraino e l’adesione della Crimea. “I fornitori cinesi sono chiaramente in vantaggio in questo momento”, aveva detto un comunicato della VDMA. “Non sono alle prese di alcuna sanzione e, quando necessario, provvedono proprie offerte di finanziamento per le consegne”.”

Negli ultimi 16 anni, mentre gli USA minacciavano Iran, Siria e Russia, la Cina ha continuato a rafforzasi alleandosi con la Russia e l’Iran. E l’amministrazione Trump, trascinando gli Stati Uniti nella guerra in Siria non farà altro che rafforzare questa dinamica. “Non c’è da stupirsi se dei cinesi siano “entusiasti” a tale prospettiva”. Inoltre, l’ultimo vertice USA-Cina è stato un fallimento, dato che i cinesi non hanno fatto concessioni agli USA, né sul piano geopolitico, né su quello commerciale. Infatti la Cina non solo non apre ulteriormente i propri mercati alle aziende statunitensi, ma gli imprenditori statunitensi, che si aspettavano anche che i cinesi annunciassero investimenti negli Stati Uniti, creando posti di lavoro e compensando lo squilibrio commerciale degli USA con la Cina, rimanevano a bocca asciutta. Xi Jinping non ha proposto nulla di ciò. E’ stata una debacle per Trump “giunto alla Casa Bianca spacciandosi da grande affarista. La sua idea sarebbe stata ‘ammorbidire’ l’avversario con minacce e spacconate, per strappargli concessioni, mentre puntava all”affare’ più vantaggioso per gli Stati Uniti. Tale approccio può funzionare nel mondo del commercio. Ma come i cinesi gli hanno dimostrato, e come i russi glielo dimostreranno, il mondo della diplomazia internazionale non funziona così”.
E difatti, la Casa Bianca di Trump insisteva su tale approccio pubblicando tre pagine e mezza di accuse contro i governi di Siria e Russia. Si tratta di mere pagine senza intestazione o note, senza data, classificazione o declassificazione, senza indicazione dell’agenzia responsabile e senza firme. Non si capisce chi l’abbia scritte. Se i media occidentali lo definiscono rapporto declassificato sull’attacco con armi chimiche, in realtà non è nulla del genere. Inizia con “Gli Stati Uniti ritengono che il governo siriano abbia effettuato un attacco chimico…” Gli Stati Uniti non sono “certi”, non “sanno”, non hanno “prove”, ma “ritengono” soltanto. Il documento afferma che “abbiamo intelligence elettronica e geospaziale”, per poi aggiungere che “non possiamo rilasciare pubblicamente tutta l’intelligence disponibile su tale attacco per la necessità di proteggere fonti e metodi”. Il testo comprende sette paragrafi di un presunto “Sommario delle valutazioni della comunità d’intelligence degli Stati Uniti”, seguiti da altri otto paragrafi che tentano di confutare le affermazioni russe e siriane. Solo fuffa politica. Infatti, per tracciare una “valutazione dei servizi segreti”, un National Intelligence Assessment per cui tutte le diciassette agenzie d’intelligence statunitensi devono essere ascoltate, sono necessarie tre settimane di tempo, e una valutazione completa richiede almeno due mesi. Tale documento è ufficiali e viene emesso dal direttore della National Intelligence. La valutazione diffusa dalla Casa Bianca invece non è nulla del genere, semmai è l’appunto di qualcuno del Consiglio di Sicurezza Nazionale. E tale appunto afferma “Riteniamo che Damasco abbia lanciato questo attacco chimico in risposta ad un’offensiva dell’opposizione nella provincia di Hama che minacciava un’infrastruttura chiave“. 
Ma tale offensiva era fallita due settimane prima, e l’Esercito arabo siriano aveva liberato le aree occupate da al-Qaida, le infrastrutture non furono mai minacciate ed oltre 2000 terroristi furono eliminati in quelle operazioni. L’attacco su Hama, pianificato e diretto dal capo di al-Qaida in Siria (Jabhat al-Nusra) al-Juliani, era già fallito giorni prima dell’incidente chimico di Qan Shayqun, città tra l’altro lontana dal fronte. Il documento della Casa Bianca infatti si basa su “segnalazioni open source” che “indicano” qualcosa. Ciò significa che la Casa Bianca basa le proprie accuse su foto e video diffusi dalla propaganda collegata ad al-Qaida, i cui agenti sono gli unici che possono agire a Qan Shayqun, occupata dal liwa al-Aqsa, gruppo terroristico collegato ad al-Qaida e Stato islamico. In tali video appare il cosiddetto “Dr. Shajul Islam”, medico radiato nel Regno Unito ed incriminato per il sequestro di due giornalisti occidentali in Siria, tra cui James Foley, decapitato dallo Stato islamico. Tale “valutazione d’intelligence” definisce ufficialmente al-Qaida “opposizione siriana”. Va ricordato che il generale neocon David Petraeus invocò un’alleanza tra Stati Uniti e al-Qaida nel 2015, e il consigliere della sicurezza nazionale di Trump, generale McMaster, è un protetto di Petraeus, di cui era il braccio destro in Iraq. Il passo successivo di tale strategia sarebbe l’alleanza dichiarata degli Stati Uniti con lo Stato islamico. 
L’editorialista del New York Times Thomas Friedman già lo sostiene: “Potremmo semplicemente far marcia indietro nella lotta allo SIIL in Siria e farne solo un problema per Iran, Russia, Hezbollah e Assad. Dopo tutto, loro sono sovraestesi in Siria, non noi. Farli combattere una guerra su due fronti, i ribelli moderati da un lato e SIIL dall’altro. Se sconfiggiamo lo SIIL in Siria ora, ridurremo solo la pressione su Assad, Iran, Russia ed Hezbollah, e gli consentiremo di dedicare tutte le risorse a schiacciare gli ultimi ribelli moderati ad Idlib, per non condividere il potere con loro. In Siria, Trump dovrebbe lasciare che lo SIIL sia una preoccupazione per Assad, Iran, Hezbollah e Russia, e l’incoraggi come si fece con i mujahidin che colpirono la Russia in Afghanistan”. I “ribelli moderati a Idlib” non esistono, ci sono solo al-Qaida e Ahrar al-Sham, che s’ispirano ai taliban.

Il professore emerito del MIT Theodor Postol, ex-consigliere scientifico dell’US Navy ed esperto di missili, analizzando le “prove” della Casa Bianca, affermava in una lettera, “Caro Larry, rispondo alla tua richiesta su ciò che ho capito della dichiarazione della Casa Bianca che sostiene la scoperta dell’intelligence sull’attacco con gas nervino del 4 aprile 2017 a Qan Shayqun, in Siria. La mia comprensione dalla nota è che sia una sintesi d’intelligence della Casa Bianca resa pubblica l’11 aprile 2017. Ho rivisto il documento con attenzione, e credo che si possa dimostrare, senza ombra di dubbio, che non fornisce la benché minima prova che il governo degli Stati Uniti abbia prove concrete che il governo della Siria sia responsabile dell’attacco chimico a Qan Shayqun, Siria, tra le 6 e le 7 del mattino del 4 aprile 2017. In realtà, elemento principale di prova citato nei punti del documento è che l’attacco fu eseguito da individui a terra, non da un aereo, la mattina del 4 aprile. Tale conclusione si basa su un presupposto della Casa Bianca quando cita il punto di lancio del Sarin e le relative fotografie. La mia valutazione è che il sito molto probabilmente sia stato manomesso o fabbricato, in modo che alcuna conclusione seria possa trarsi dalle fotografie citate dalla Casa Bianca. 
Tuttavia, se si assume, come fa la Casa Bianca, che il sito di rilascio del Sarin sia questa posizione e che non sia stata manomessa, la conclusione più plausibile è che il Sarin fuoriuscì da un dispositivo di dispersione improvvisato fabbricato con un segmento di razzo da 122 millimetri riempito con sarin e chiuso su entrambi i lati. Gli unici fatti indiscutibili riportati nel rapporto della Casa Bianca è l’affermazione che l’attacco chimico con agente nervino si è verificato a Qan Shayqn, Siria, quella mattina. Anche se la dichiarazione ripete ciò in molti passaggi della relazione, il rapporto non contiene assolutamente alcuna prova che questo attacco sia dovuto a munizione aviolanciata. In realtà, il rapporto non contiene assolutamente alcuna prova che possa indicare chi sia l’autore di tale atrocità. Il rapporto ripete invece le osservazioni degli effetti fisici subiti dalle vittime che, con pochi dubbi, indicano avvelenamento da gas nervino. L’unica fonte del documento che cita una prova del fatto che l’attacco sia opera del governo siriano è il cratere che si afferma di aver individuato su una strada a nord di Qan Shayqun. Ho individuato tale cratere utilizzando Google Earth e non c’è assolutamente alcuna prova che sia opera di una munizione progettata per disperdere Sarin dopo esser stata sganciata da un aereo… I dati citati dalla Casa Bianca sono più coerenti con la possibilità che la munizione sia stata usata a terra piuttosto che da un aereo. Questa conclusione presuppone che il cratere non sia stato manomesso prima di essere fotografato. Tuttavia, facendo riferimento alla munizione per il cratere, la Casa Bianca indica che esso sia la fonte errata usata per concludere che la munizione sia stata sganciata da un aereo siriano”.
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Il documento della Casa Bianca, quindi, sosteneva che l’intelligence degli Stati Uniti avesse le prove dell’uso di gas Sarin da parte dell’Aeronautica militare siriana. Ma inizialmente gli analisti statunitensi affermarono di non poter tracciare la presenza eventuale di aerei da guerra sulla sito del sospetto attacco chimico, ma poi, secondo una fonte interna, affermarono che un drone avrebbe sganciato la bomba. Gli analisti cercarono d’identificare tale drone, arrivando a credere che provenisse dalla Giordania, da una base delle forze speciali saudita-israeliana che supporta i terroristi in Siria. Secondo una fonte dell’intelligence statunitense, tale azione aveva lo scopo di creare un incidente che facesse cambiare rotta all’amministrazione Trump, che a fine marzo annunciava di non voler più rimuovere il Presidente Bashar al-Assad. Il 6 aprile, prima dell’attacco missilistico, oltre venti ex-ufficiali dell’intelligence militare degli USA stilarono una nota secondo cui il gas fu emesso a seguito del bombardamento di un deposito di armi chimiche di al-Qaida, nella provincia di Idlib. Gli ex-ufficiali dei servizi segreti degli Stati Uniti inviarono una nota al presidente Trump esortandolo ad intraprendere un’attenta indagine dell’incidente, prima di esacerbare le relazioni tra USA e Russia. Secondo la nota “i nostri contatti nell’esercito degli Stati Uniti in zona” misero in discussione la tesi ufficiale dell’attacco con armi chimiche. “Invece, un aereo siriano ha bombardato un deposito di munizioni di al-Qaida in Siria, che si è rivelato pieno di sostanze chimiche nocive, e un forte vento soffiò la nube chimica su un villaggio vicino, dove molti morirono di conseguenza”.
Intanto, nella bianca Casa delle ombre, parlando con Michael Goodwin del New York Post, Trump sembrava disposto a licenziare Steve Bannon da consigliere del presidente. Goodwin dice di aver chiesto a Trump se avesse ancora fiducia in Bannon, che viene indicato collegato al genero di Trump Jared Kushner. E Trump rispose, “Mi piace Steve, ma bisogna ricordare che non partecipò alla mia campagna che molto tardi. Avevo già battuto tutti i senatori e tutti i governatori, e non lo conoscevo. Io sono il mio stratega, e non volevo cambiare strategia perché affrontavo la squinternata Hillary”. Bannon e Kellyanne Conway diressero la campagna elettorale di Trump, che poi assunse Bannon come suo principale consigliere politico alla Casa Bianca, al fianco di Reince Priebus. “Steve è un bravo ragazzo, ma gli ho detto di raddrizzarsi o lo farò io”, concluse Trump.

Alla trasmissione ‘Sessanta minuti’ della TV Rossija-1, il leader del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennadij Zjuganov, affermava che Trump era ormai in balia della mafia che dirige gli USA da ben prima dell’ascesa al potere, con tutto il suo fervore anti-russo. Zjuganov osservò anche che Trump sembrava leggere da un gobbo con voce tremolante ed emozionata. AlSunday Evening Show, invece il Generale Evgenij Buzhinskij affermava, riguardo all’attacco missilistico su al-Shayrat, “Ci sono diverse linee di comunicazione tra di noi. C’è quella tra i Capi di Stato Maggiore, molto veloce. Non fu usata. Invece usarono la linea istituita dal Memorandum d’intesa per il deconflitto, nel 2015, a livello regionale, tra gli statunitensi in Giordania e i russi in Siria. L’avvertimento sull’attacco imminente fu inviato al comando statunitense in Giordania in piena notte e l’ufficiale addetto non ebbe fretta di trasmetterlo alla controparte russa in Siria. L’ufficiale di servizio l’inviò a Mosca, al Ministero della Difesa, che non rispose né lo passò subito ai siriani. Risultato: le due ore furono bastarono appena ai russi prendere le misure cautelari necessarie. Il ministero russo era furioso”. Infine, Yakov Kedmi, israeliano ex-cittadino sovietico, recatosi in Israele alla fine degli anni ’70 e persona non grata in Russia fino al 2014, dichiarava alla stessa trasmissione che “parlando dell’attacco alla base siriana, gli statunitensi non identificarono alcun bunker o ubicazione delle armi chimiche. Sembra che lo stiano ancora cercando. Ciò dimostra che si tratta di un falso. Quanto al governo israeliano, dice qualunque stupidità gli statunitensi dicano. Questa è la situazione del nostro Paese. Amen”.

Il 10 aprile 2017, 22 capi dei gruppi terroristici di Ahrar al-Sham venivano eliminati durante una loro riunione da un raid aereo russo nella provincia di Idlib, a Jisr al-Shughur. L’attacco fu la prima risposta agli attacchi missilistici statunitensi su al-Shayrat, oltre agli aerei da guerra siriani che, decollati dalla stessa base aerea, distruggevano un enorme deposito di armi e munizioni di Jabhat al-Nusra ad al-Qasaniyah, presso Jisr al-Shughur, a sud di Idlib.
Alessandro Lattanzio, 13 aprile 2017

martedì 11 aprile 2017

Transizione necessaria - La continua crescita della produzione energetica porta alla distruzione del pianeta


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In Olanda‬ iniziano a produrre energia realizzando barriere anti-rumore fotovoltaiche‬ lungo ‎autostrade‬ e ‎ferrovie‬. Secondo un dato fornito dalle prime stime, 1 km di queste barriere è in grado di generare energia sufficiente a coprire il fabbisogno di elettricità di 50 famiglie. In Italia‬ la rete autostradale è di circa 6.757 km (di cui solo un singolo km – sulla A22 – viene sfruttato in maniera eco-sostenibile), mentre quella ferroviaria di 24.299 km. In tutto 31.056 km, sufficienti a coprire il fabbisogno di più di 1milione e mezzo di famiglie, dando lavoro a centinaia di operai per la realizzazione dell’installazione, la manutenzione degli impianti e la gestione energetica.‬..

Tra l’altro nessuno parla della fonte più pulita in assoluto che ci sia, quella a cui non è associata nessuna nocività né presente né futura, che è l’energia non consumata…

In realtà non abbiamo affatto bisogno in Italia di tutta questa energia, perciò, oltretutto, ad ogni centrale da fonti rinnovabili che si installa, vorrei veder chiudere una centrale a combustibili fossili. Inoltre ho assistito a come c’è stata una corsa all’istallazione dei pannelli solari e terra, che deturpano le campagne, o di pale eoliche nei posti più belli d’Italia, dove spesso non tira nemmeno vento…

La strada da intraprendere è quella di smetterla di pensare che occorra crescere, crescere, crescere …. Tutta questa “fame” di energia è assolutamente ingiustificata, in realtà siamo affetti da “bulimia” energetica, cresciamo in tutto meno che nel buon senso: usiamo la nostra testa per imparare a fare a meno di tanta energia: già adesso
se ne può risparmiare tantissima, è questa per me la strada per avviarci alla transizione ….

Svegliamoci, diamo vita al cambiamento!


Paolo D'Arpini

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sabato 8 aprile 2017

L'immigrazione che non ci dicono....


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A volte, per affrontare temi complessi, non sono necessari grandi studi; la sintesi, se analitica e ben documentata, è più che sufficiente. Anzi è quanto mai auspicabile. L’argomento a cui mi riferisco è quello dell’immigrazione, che, purtroppo, è contaminato da una propaganda martellante, quasi sempre emotiva e illusoria.

Pensateci. Per mesi gli immigrati erano descritti come  tutti profughi di guerra che scappavano dalla Siria, benché le immagini dei barconi mostrassero una netta predominanza di neri. Non erano arabi ma africani. Ed erano, anzi, sono, profughi economici.

Per mesi ci hanno raccontato di drammatiche fughe sui barconi e oggi veniamo a sapere che ad aiutare gli immigrati sono le navi di Ong che vanno a “salvare” i barconi degli immigrati a pochi chilometri dalla costa libica, rendendosi così di fatto complici dei trafficanti di uomini, di quegli schiavisti che lucrano sulla pelle della povera gente, esigendo il pagamento di cifre altissime per affrontare il viaggio verso un Eldorado che non c’è. 

Quegli scafisti hanno capito il giochino, diventano ricchi, mentre le Ong (a proposito: chi le finanzia?) soddisfano il loro insaziabile bisogno di bontà, che in realtà è assai sospetto. Mentre il governo italiano lascia scandalosamente fare.

Tre studiosi, tanto competenti quanto estranei al mainstream, come Giuseppe Valditara, Gianandrea Gaiani e Gian Carlo Bongiardo, hanno pubblicato qualche settimana fa un libro di appena 80 pagine che affronta di petto la questione, come si evince dal titolo: “Immigrazione. Tutto quello che dovremmo sapere” (Aracne editore). Un libro che va letto nel suo spirito più autentico, che non è quello di chi si propone irrealisticamente di fermare ogni forma di immigrazione, ma di chi è consapevole che lo sbarco ormai massiccio di irregolari in Europa è fonte di una doppia ingiustizia, nei confronti di chi arriva – destinato a confrontarsi con una realtà ben diversa da quella immaginata e fatta di stenti, di privazioni e, nei casi più drammatici, di sfruttamento da parte della malavita – e nei confronti delle popolazioni locali che non hanno le risorse per assimilare degnamente masse di immigrati e che, nelle fasce sociali più disagiate, vedono nello straniero un concorrente disposto ad accettare paghe da fame.

Le conseguenze le conosciamo: non è solo la mancata integrazione etnica, culturale e religiosa ma è il sorgere di una “guerra” fra poveri, è la creazione di ghetti, è il degrado del tessuto sociale, che poi diventa terreno fertile per l’estremismo religioso islamico, nonché di ogni forma di razzismo.

Blangiardo, Gaiani, Valditara hanno il merito di spiegare cosa distingue l’immigrazione positiva da quella negativa, di denunciare come in certe realtà metropolitane tedesche e italiane, le autorità ricorrano all’omertà per impedire che notizie di crimini particolarmente odiosi, come quelli sessuali, commessi da immigrati non vengano pubblicate dai media. I tre autori spiegano come alcune idee, diventate dei veri propri mantra, secondo cui gli immigrati aiutano a risolvere il “problema delle culle vuote” o a “garantire le pensioni del futuro” o che “servano a far crescere il Pil nazionale” siano illusori o infondati. Statistiche alla mano.

Come quelle, ampiamente sconosciute, secondo cui l’asilo viene concesso solo al 5% di coloro che lo richiedono. Il che significa che il 95% degli immigrati non fugge da una guerra o da un regime totalitario, bensì semplicemente per ragioni economiche.

E’ un saggio che non è solo di denuncia, ma che propone anche misure concrete, ad esempio quella di usare la leva finanziaria nei confronti dei Paesi che di fatto non fanno nulla per fermare la partenza dei barconi o di stabilire nuove linee guida affinché l’immigrazione diventi davvero virtuosa e qualitativa. Dunque ben diversa da quella che sta portando nei Paesi europei un melting pot, ovvero un amalgama eterogeneo di etnie e religioni, tanto impetuoso quanto profondamente destabilizzante e, in sé, tutt’altro che umanitario.

 Marcello Foa

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venerdì 7 aprile 2017

Per contrastare l'iperliberismo globalista un po' di protezionismo non guasta


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I settori produttivi europei sono ormai ipnotizzati dalle parole d’ordine iperliberiste, e stentano a tornare alla realtà economica “normale”: quella di una agricoltura e di un’industria che producano in primo luogo per il mercato interno, e che alle esportazioni destinino solamente il surplus.

Naturalmente, una tale realtà “normale” presuppone che i consumatori interni fruiscano di condizioni di vita adeguate, di redditi tali da consentire l’acquisto di merci e servizi prodotti dalle imprese nazionali. Secondo il modello euro-globalista, invece, le nostre popolazioni devono essere affamate, stremate, invase, strangolate da Stati a loro volta asfissiati da debiti pubblici che ne paralizzino l’azione. E le imprese, di conseguenza, oltre a delocalizzare i loro opifici nei paesi del terzo mondo, devono andare alla ricerca di mercati esteri, su cui vendere i prodotti che i consumatori interni non sono in grado di acquistare.

Quindi,  bene fa Trump a proteggere l’economia americana contro i prodotti europei, male fanno i nostri governanti a non proteggere l’economia europea contro i prodotti americani, cinesi, magrebbini, indiani e di tutti gli altri paesi del mondo.

Invece di ululare alla luna, il giuggioleggiante conte Gentiloni farebbe meglio a difendere sul serio le nostre imprese e i nostri prodotti. A difenderli innanzitutto contro chi realmente ci penalizza. Cioè contro questa Unione cosiddetta Europea che ci chiede nuove privatizzazioni, vale a dire nuovi espropri della nostra ricchezza nazionale; contro questa Unione cosiddetta Europea che punisce la nostra produzione agroalimentare d’eccellenza, attraverso una normativa che lascia ampie scappatoie agli imitatori-falsari che gabellano per italiani prodotti che italiani non sono.

Sarebbe auspicabile che i Belli Addormentati al governo si svegliassero una buona volta. Il mondo sta cambiando, sta forse tornando alla normalità dopo l’ubriacatura mondialista. La stessa Unione Europea potrebbe avere i giorni contati. E noi europei siamo rimasti gli ultimi fessi a difendere la “libertà dei commerci”. Insieme a tutte le altre “libertà” che stanno uccidendo i nostri popoli: dalla libertà per chiunque di venirsi a stabilire qui da noi, alla libertà dei delinquenti di entrare a casa nostra senza che le persone per bene possano neanche difendersi.


«Libertà, quanti delitti in tuo nome!» gemeva madame Roland mentre, negli anni del Terrore, veniva condotta alla ghigliottina. È una frase che si potrebbe ripetere anche oggi, di fronte al patibolo dei popoli europei. 

Michele Rallo - ralmiche@gmail.com

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giovedì 6 aprile 2017

Dead Zone. L'allevamento industriale distrugge il pianeta


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Il 70% della biodiversità terrestre globale minacciata è a rischio di estinzione a causa della produzione intensiva di cibo. A lanciare l’allarme è Philip Lymbery, direttore internazionale di Ciwf, che ha pubblicato anche in Italia il libro ‘Dead Zone’ (la zona morta) che presenterà a Bologna il prossimo 24 aprile. 
Ogni capitolo di Dead Zone è dedicato ad una specie iconica: dal giaguaro in Brasile, all’elefante di Sumatra, dal pinguino africano all’allodola in Italia, al bisonte nelle pianure centrali degli Usa. La storia di ogni specie si interseca inevitabilmente con gli impatti di un’allevamento intensivo che le sue preoccupanti implicazioni: per nutrire le decine di miliardi di animali allevati ogni anno nel mondo (sono quasi 800 milioni in Italia), è necessario coltivare intensivamente i cereali. Per fare questo e per fare posto a nuovi allevamenti, secondo l’autore disboschiamo ogni anno una superficie equivalente a quasi la metà dell’Italia. La perdita di habitat che ne consegue è una delle cause principali di estinzione di alcune specie iconiche, come il giaguaro in Brasile. Lo stesso destino tocca all’Elefante di Sumatra, che oggi si contende il territorio con gli abitanti dell’isola per lasciare spazio alle piantagioni delle palme da olio, il cui nocciolo viene utilizzato come mangime per le vacche e i suini, e di cui l’Ue è fra i primi importatori.
Il 70% della biodiversità terrestre globale minacciata è a rischio di estinzione a causa della produzione intensiva di cibo. A lanciare l’allarme è Philip Lymbery, direttore internazionale di Ciwf, che ha pubblicato anche in Italia il libro ‘Dead Zone’ che presenterà a Bologna il prossimo 24 aprile. 
Ogni capitolo di Dead Zone è dedicato ad una specie iconica: dal giaguaro in Brasile, all’elefante di Sumatra, dal pinguino africano all’allodola in Italia, al bisonte nelle pianure centrali degli Usa. La storia di ogni specie si interseca inevitabilmente con gli impatti di un’allevamento intensivo che le sue preoccupanti implicazioni: per nutrire le decine di miliardi di animali allevati ogni anno nel mondo (sono quasi 800 milioni in Italia), è necessario coltivare intensivamente i cereali. Per fare questo e per fare posto a nuovi allevamenti, secondo l’autore disboschiamo ogni anno una superficie equivalente a quasi la metà dell’Italia. La perdita di habitat che ne consegue è una delle cause principali di estinzione di alcune specie iconiche, come il giaguaro in Brasile. Lo stesso destino tocca all’Elefante di Sumatra, che oggi si contende il territorio con gli abitanti dell’isola per lasciare spazio alle piantagioni delle palme da olio, il cui nocciolo viene utilizzato come mangime per le vacche e i suini, e di cui l’Ue è fra i primi importatori”.
Animali ed ambiente nel Cuore - F.I.A.D.A.A - https://www.nelcuore.org/
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Philip Lymbery sarà in Italia a presentare Dead Zone il 24 aprile 2017 al Festival GustoNudo di Bologna insieme alla giornalista Giulia Innocenzi, autrice del libro Tritacarne e conduttrice del programma Animali come Noi.

mercoledì 5 aprile 2017

Siria. Cortine fumogene a Idlib – USA, NATO, sion e UE sono alla canna del gas…


Che la Siria possa restare libera dalle mire egemoniche occidentali e sioniste non va giù a lorsignori. Ed ecco che sventola alta la solita “false flag” per inficiare l’imminente vittoria di Assad ed avere una scusa per aggredire la Siria e con essa la Russia… e forse anche la Cina… insomma per scatenare la solita guerra di convenienza ed instaurare la pax aeterna del NWO. Gli esperti della guerra siriana scrivevano alcuni giorni fa che “non quella su Aleppo, né quella imminente su Raqqah risolve le sorti della guerra: sarà l’offensiva su Idlib, città del nord della Siria, ad essere decisiva…” 

Ed ecco che, per tamponare la possibile e sgradita vittoria di Assad, la mattina del 4 aprile 2017 improvvisamente ed inaspettatamente e contro ogni logica “a Idlib sono state uccise almeno 58 persone, forse usando il gas sarin: l’attacco potrebbe essere stato compiuto da Assad o dalla Russia.” riporta la solita fonte ben informata… Le prove? Il solito filmato diramato da chi ha convenienza a diramarlo.
Dopo lo “spargimento di gas” di cui ovviamente è accusato Assad (ma non aveva riconsegnato tutti i gas letali già 4 anni fa?), le notizie giungono confuse e contraddittorie dai media, in un rimpallo di accuse e responsabilità. La prima a condannare il fattaccio è stata la Mogherini, ma non credo che il governo Gentiloni voglia inviare subito i suoi giustizieri, paladini della democrazia targata NATO. Tra l’altro anche le notizie che giungono dagli USA sono contraddittorie: “…è stato Assad… ma la colpa è di Obama” E fino a ieri pomeriggio negli ambiti Trumpiani si diceva che “cacciare Assad non è oggi la priorità”. Mentre W.A. Scrive “Prima che inizi un’aggressione alla Siria, qualche dubbio sull’attacco di Idlib resta”.
Riporto infatti alcuni di questi legittimi dubbi: “oggi che l’esercito siriano sta vincendo, riparte la trattativa di Ginevra, e l’amministrazione Usa – per bocca del Segretario di Stato Tillerson – diceva che non è più una priorità l’allontanamento di Assad, ricompaiono gli “attacchi col gas” come nel 2013 e si scatena il coro delle cornacchie prezzolate, dalla Mogherini, ai vari ministri della UE, alla torma dei giornalisti venduti. Bisogna stare in campana, ma non credo che se la sentano di scatenare interventi diretti, a meno che con ci pensino i soliti Israeliani.” (V.B.) – “La precedente crisi dell’agosto 2013 fu troppo eloquente e impedisce ogni credibilità’ alla denuncia di oggi. Il problema e’ se questa denuncia possa provocare un intervento militare diretto dell’occidente. Credo che una mobilitazione preventiva sarebbe opportuna.” (M.P.) – “A quelli del giornale radio di Radio 3 delle 18.45 non gli è sembrato vero di poter dire che l’Esercito Siriano (di Assad) ha tirato i gas. Non ci crederei neanche di fronte a prove inoppugnabili ! Ne hanno raccontate troppe di balle per essere credibili, e poi, si sa, devono far contenti i loro referenti politici.” (F.B.)
Aggiungo, dopo 6 anni di bufale e fake news, massimamente divulgate da un fantomatico Osservatorio siriano che è composto da un solo uomo residente in England, dobbiamo ancora credere alle bugie di USA, NATO, sion e UE?
Paolo D’Arpini




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Commento integrazione  di Ireo Bono: “Non credo che Assad sia responsabile del bombardamento con Sarin in provincia di Idlib perché non ci sono testimoni attendibili imparziali, le notizie vengono principalmente dall’Osservatorio siriano sui diritti umani con sede a Londra vicino a ribelli e al-Noustra, dalla BBC inglese e al-Jazeera del Qatar i cui Paesi hanno interessi in loco e perché già in precedenza Seymour Hersh aveva sventato il tentativo dell’Amministrazione Obama di attribuire ad Assad il lancio di gas tossici, inoltre non c’è sicurezza sulla documentazione delle fotografie, per esempio in una foto mandata in onda dal servizio Rai di Bianchi-Gazebo alle 20 di ieri si mostrava una pupilla miotica colpita dalla luce e si diceva, indicandolo come segno di avvelenamento, che la pupilla non reagiva, ma allora avrebbe dovuto essere midriatica. Ed è anche giusto pensare a chi giova questa accusa. L’attentato con 14 morti in Russia è già dimenticato e la Russia passa da vittima a carnefice, Assad che sta vincendo la guerra e sarebbe un pazzo ad usare il gas tossico, viene posto sul banco degli accusati insieme a Putin con una possibile minaccia di crimini contro l’umanità che aprirebbero la strada ad altri provvedimenti della cosiddetta ‘Comunità internazionale’ riportando nel caos la situazione siriana ed aumentando la contrapposizione di Europa e Stati Uniti contro Russia, Assad, Iran e Hezbollah.
Sembra che Stati Uniti, Europa, Arabia saudita e aggiungerei anche Israele vogliano ad ogni costo la caduta di Assad e l’indebolimento della Russia e dell’Iran. (Ireo Bono).”


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Commento di Lara:  “I media dicono che Assad ha usato il gas sarin e poi ci fanno vedere il documentario in cui i caschi bianchi della CIA toccano i cadaveri senza guanti e protezioni?! ...”


Altro commento di M.C.: “Non so cosa sia successo veramente ad Idlib, io non c'ero. Ce l'hanno tanto con Assad dicendo che è un feroce dittatore poi però vediamo a Damasco manifestazioni oceaniche a suo favore. Forse solo qualche siriano ce l'ha con Assad come avvenne in libia ad esempio dove nessun libico a parte i cirenaici 3% della popolazione odiava il colonnello ma è stata fatta una rivoluzione facendoci credere che fosse un despota sanguinario. So che Assad non è un dittatore questo lo posso dire perché sono stato per anni in qui luoghi ed ho ancora tanti amici laggiù quindi non credete alle supercazzole che sparano in tv è tutto costruito e studiato per spostare l'attenzione dal vero motivo di tali tragedie...”


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Articoli collegati: 


http://italian.irib.ir/analisi/interviste/item/209915-pino-cabras-all-irib-l-attuale-situazione-in-siria )quello più di cuore e tormentato di Fiorangela Altamura, molto appassionata e che segue da vicinissimo medio oriente e sud america





Ansa, l'esperto del CNR

-Il rappresentante ufficiale del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov ha detto che l'aviazione siriana il giorno  4 aprile ha attaccato magazzini di munizioni in Khan Shaykhun dove i militanti erano impegnati nella produzione di munizioni con agenti chimici. - Secondo il controllo radr del controllo oggettivo dello spazio aereo, ieri nel periodo 11:30-12:30 ora locale, l'aviazione siriana ha colpito vicino al bordo orientale del villaggio Khan Shaykhun  un grande terroristi deposito di munizioni e magazzino di materiale militare.

-ARTICOLO CHE CONSIDERA LA SITUAZIONE SUL FRONTE MILITARE